Beast Sensor: tre ingegneri bresciani misurano gli atleti di Prandelli

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Non ci sono solo Prandelli, Pirlo e Balotelli a tenere alto l’orgoglio bresciano nella missione in Brasile. A questi vanno aggiunti Ernst Vittorio Haendler, Lucio Pinzoni e Tommaso Finadri. Nomi mai sentiti? Sconosciuti al grande pubblico, sono tre nomi però molto importanti negli ambienti sportivi italiani, e presto potrebbero farsi conoscere anche oltre confine. I tre ragazzi di Desenzano, 27 anni i primi due, 31 il terzo, sono ingegneri aerospaziali laureati presso il Politecnico di Milano che hanno messo a punto un sofisticato sistema di tracciatura delle performance atletiche legate a diverse attività sportive. 

La Federcalcio insieme a PoliHub, l’incubatore del Politecnico gestito dalla Fondazione Politecnico di Milano, ha creduto nella loro idea e ha scommesso su una startup capace di rivoluzionare l’allenamento in ambito sportivo partendo dall’interpretazione scientifica dei dati. La startup si chiama Beast Technologies, funziona con un sensore che raccoglie i dati dell’allenamento e li invia in tempo reale a tablet e smartphone via bluetooth. Il Beast Sensor è un sensore mutuato dal dispositivo di puntamento dei missili. Gli azzurri di Prandelli durante i test mondiali hanno indossato un sensore ciascuno, numerato da 1 a 23, su un corpetto, per misurare istantaneamente il proprio grado di forza e consentire poi al mister di analizzare i dati al computer e fare le sue valutazioni sullo stato di forma dei giocatori, aiutato in questo dalla presenza di Ernst Vittorio Haendler che è volato in Brasile al seguito dello staff tecnico azzurro.

Ma, come dicevamo, l’idea è piaciuta a molti commissari tecnici italiani tant’è che anche le federazioni italiane Pallavolo e Pallacanestro starebbero pensando di servirsene. La società, con sede legale in via Cairoli a Brescia e sede operativa a Milano, è pronta a spiccare il volo. Una buona prestazione dell’Italia ai mondiali sarebbe il trampolino di lancio perfetto.
(a.c.) 

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