Permessi di soggiorno facili: perquisito e nei guai commercialista di Brescia

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Prosegue l’attività investigativa scaturita dagli elementi emersi nel corso dell’indagine sui permessi facili. Come si ricorderà, la notizia che numerosi “aspiranti” lavoratori extracomunitari avevano liquidato a “fittizi” datori di lavoro delle somme ragguardevoli per ottenere il titolo di soggiorno, aveva portato l’Autorità giudiziaria a disporre delle verifiche a campione, che hanno quasi sempre fatto emergere la regolarizzazione dello straniero pur in presenza di gravi anomalie.

Le persone indagate sono state 139, tra cui personale del SUI e numerosi liberi professionisti. L’inchiesta è poi proseguita cercando di individuare le vere e proprie “centrali” di produzione della documentazione risultata falsa, ripercorrendo al contrario la filiera criminosa.

Quindi, dopo l’arresto di un commercialista che opera nella bassa bresciana, nei giorni scorsi è stato perquisito lo studio di un altro commercialista, questa volta a Brescia. Sono stati sequestrati sette computer (quattro fissi e tre mobili) e numerosa documentazione (circa una decina di scatoloni).

Da un primo sommario esame, l’esito della perquisizione ha dato riscontro all’ipotesi investigativa, vale a dire favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il commercialista in questione (B.P.) è risultato essere il referente di alcuni gruppi etnici, in particolare di cittadini pachistani e magrebini. Si ritiene che siano stati circa 500 gli stranieri seguiti dal commercialista in questione.

Oltre agli illeciti strettamente connessi alla predisposizione di documentazione reddituale o sanitaria contraffatta per ottenere il rilascio del titolo di soggiorno, quello che sta incidentalmente venendo a galla è un fenomeno ancora più grave che potrebbe minare il funzionamento del nostro sistema previdenziale e che consiste nella endemica falsa fatturazione tra soggetti compiacenti, finalizzata alla compensazione delle imposte e dei contributi previdenziali.

Al punto che il sentore è quello di trovarsi di fronte ad un gigantesco gioco del monopoli, dove anziché le proprietà ci si scambiano documenti fiscali per attività fittizie. Il meccanismo è abbastanza semplice ed è stato anche oggetto di allarme da parte della Corte dei Conti. Si utilizzano crediti di imposta inesistenti per effettuare versamenti di imposta e di contributi previdenziali: normalmente sono aziende reali che fatturano ad aziende fittizie, per creare credito d’imposta.

UN ESEMPIO – La ditta x fattura 100.000,00 all’azienda y: su questa somma si applica il 22% di IVA, quindi risulta un’uscita pari a 122.000,00 euro, che consente di abbattere il reddito. Inoltre, l’IVA fittizia consente di far valere nei confronti dello Stato la compensazione, che però si basa su crediti inesistenti. Altre volte, ad emettere false fatturazioni sono soggetti inesistenti, che possono assumere le dimensioni di vere e proprie "cartiere" (soggetti che producono solo "carte", documenti), ma che possono vedere coinvolti una tantum gli stessi stranieri coinvolti nella pratica di regolarizzazione.

L’utilizzo della falsa fatturazione nelle pratiche di regolarizzazione degli stranieri ha poi determinato delle iscrizioni all’INPS che sono solo apparentemente regolari, in quanto i contributi che risultano versati non sono reali.

Tale meccanismo fraudolento consente al soggetto titolare della matricola INPS di beneficiare di tutta una serie di erogazioni sotto forma di indennità (ad esempio di malattia, di maternità o di disoccupazione) e di altri trattamenti previdenziali, ma senza averne titolo (come quando si froda l’assicurazione inscenando un sinistro stradale).

Le fatture rilasciate da soggetti inesistenti e per prestazioni fittizie sono numerose e riguardano importi per complessivi milioni di euro.

Del gruppo di lavoro, diretto dal Sostituto procuratore, Ambrogio Cassiani, fanno parte ispettori dell’INPS e dell’Ispettorato del Lavoro, il cui apporto è indispensabile in materie contrassegnate da complessità normativa e dalla frammentazione dei dati.

Solo per dare un’idea dell’assurdità della situazione, nel corso di un seminario che si è tenuto a Milano lo scorso 6 maggio, cui la polizia provinciale di Brescia ha portato la sua esperienza (unico caso nel panorama nazionale), è emerso che esistono 18 banche dati, che non comunicano tra loro, nel senso che ogni ente o istituzione è chiusa in se stessa, costringendo gli organi investigativi a continue peregrinazioni per ottenere un qualche risultato.

 

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  1. Xche non pubblicare i nomi di questi commercialisti e di tutti coloro che fanno un danno gravissimo all'inps ed a noi italiani ?? Che schifo !In questi casi vanno denunciati e sputtanati x sempre !! E farli pagare !!!

  2. Per chi tradisce in questo modo i valori della professione e le leggi del Paese sarebbe opportuno il ritiro dell’abilitazione professionale! A lavorare (veramente!)

  3. Ecco una dimostrazione di chi, nella realtà, trae beneficio dalle complicazioni che leggi e burocrazia impongono a chi vuole essere in regola. La clandestinità diventa un business per trafficanti e trafficoni Italiani e stranieri. E di questo genere di vessazioni sono vittime non solo gli stranieri, che hanno comunque più rogne dei cittadini italiani, ma ad esempio i contribuenti, visto che è di fatto impossibile pagare le tasse senza rivolgersi ad un commercialista o ad un CAF. Burocrazia, norme complesse, quantità assurde di documenti e chi ci guadagna? Italiani e stranieri siamo tutti sulla stessa barca e, purtroppo, molti abboccano alla propaganda e si buttano nella guerra tra simili, invece di ribellarsi a chi ci rovina la vita…

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