Centri per l’impiego con sempre meno personale e più funzioni: è rischio-collasso

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Una volta erano semplici uffici di collocamento poi, quindici anni fa, si sono trasformati in moderni ed efficienti "centri per l’impiego". Ora vivono un periodo di difficoltà, non certo per la mancanza di utenti bensì per un eccesso di funzioni e contemporaneamente, sembra paradossale, la mancanza di personale. 

Il grido d’allarme dei lavoratori degli otto centri per l’impiego di città, in via Cipro, e provincia, nei comuni di Breno, Desenzano del Garda, Iseo-Palazzolo, Leno, Orzinuovi, Salò e Sarezzo (qui i recapiti e gli orari di apertura), è lanciato sulle colonne del quotidiano Bresciaoggi in edicola stamane. A rendere le cose sempre più difficili sono i numeri degli accessi giornalieri nelle strutture, come ad esempio i 120 utenti che mediamente si rivolgono allo sportello cittadino. Non di rado fuori dall’ufficio si può trovare una coda lunghissima, già prima dell’orario di apertura, con tempi d’attesa di diverse ore. Tutto è dovuto al grande numero delle persone in cerca di lavoro, ovviamente, ma le funzioni dei centri per l’impiego non si limitano ad assistere i disoccupati nella ricerca, anzi: se una volta infatti questa era l’attività principale, ora sono diverse le funzioni svolte, che vanno dalla certificazione per l’esenzione del ticket sanitario per i disoccupati, alla presentazione della richiesta del sussidio, passando per la richiesta del sostegno per l’affitto al blocco del mutuo o alla richiesta per poter ricevere i pacchi alimentari. Senza parlare dei servizi per gli immigrati. Tutto questo con sempre meno personale: dai 140 dipendenti complessivi del 2000 si è passati agli attuali 80. 

La richiesta di aiuto dei dipendenti è già stata recapitata neopresidente della Provincia Pier Luigi Mottinelli, le cui parole sono riportate sul quotidiano Bresciano: «Sarà uno dei primissimi temi che affronterò già questa settimana. I Centri per l’Impiego sono strutture nevralgiche tanto più in una situazione pesantemente segnata dalla crisi economica come quella che stiamo vivendo».
(a.c.)

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