Green Hill, abusi e stragi programmate da un manuale: 6mila i beagle uccisi

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"Era peggio di un lager. Dimostreremo che gli animali erano sottoposti all’eliminazione programmata" ha dichiarato Gianluca Felicetti, Presidente della LAV all’avvio del processo contro i gestori dell’allevamento "Green Hill" di Montichiari, la struttura dove venivano allevati Beagle destinati alla vivisezione, chiusa nel luglio del 2012 dalla Procura di Brescia dopo che  un clamoroso blitz di animalisti. Un selfie di un dipendente che ride vicino ad una carcassa di un cucciolo dalla quale esce materia cerebrale: con questa immagine shock è iniziato il processo. Il pm Ambrogio Cassini ha esposto chiaramente la sua tesi: la soppressione dei beagle malati, e quindi inadatti alla sperimentazione, era sistematica, così come lo erano i maltrattamenti. Sofferenze oltre l’umano e uccisioni senza pietà sarebbero stati all’ordine del giorno e in base alle indagini sarebbero 6mila i cani morti nell’allevamento. Accuse alle quali ha risposto la difesa di Bosio e Frattini che ha sottolineato come invece le regole siano sempre state seguite e come invece abbia avuto conseguenze peggiori la fase di affidamento dei beagle, fase che avrebbe avuto danni collaterali e avrebbe provocato "un tasso di decessi superiore a quello fisiologico registrato durante l’attività di Green Hill". Affermazioni alle quali ha pesantemente reagito la Lav che, respingendo le accuse, ha sottolineato come "Tutti gli animali" siano "stati microchippati e iscritti all’anagrafe canina e i decessi, peraltro legati spesso a patologie contratte durante la detenzione, sono state censite e i certificati di morte trasmessi alla procura".

La prossima udienza si svolgerà il 12 novembre e tra le prove documentali ammesse saranno fondamentali le schede sull’eutanasia dei cani, le foto scattate durante il sequestro del 18 luglio e quelle prelevate sui pc aziendali. Strategiche per provare la tesi del rapporto tra la multinazionale Marshall e Green Hill sarebbe lo scambio di email tra i dirigenti. I contenuti di questi messaggi sarebbero scottanti, dallo sfruttare il raid degli animalisti per accelerare l’uccisione di cani colpiti dalla rogna, fingendo che siano stati presi dagli attivisti, ma anche i rimproveri della Marshall ai vertici di Green Hill di usare della segatura scadente che provocava la morte per soffocamento dei cuccioli. Altra prova schiacciante sarebbe un manuale scritto da Bernard Gotti, manager della Farms Group che rifornisce cavie ai laboratori di gran arte del globo, che conteneva "consigli utili per compiere gli abusi dribblando la legge". 

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UN COMMENTO

  1. per fortuna ora non gli potrà più fare male nessuno, almeno in Italia! Se devo rischiare di morire perché non si faccia più sperimentazione sugli animali, ok, ci sto.

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