Aci, blitz e caos nel cda di oggi. Giallo sul presidente: è Vittorini o Camozzi?

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(a.t.) L’Automobil club di Brescia torna nel caos. Ed è giallo su chi sia il presidente attuale dell’ente di via Enzo Ferrari, dopo quanto accaduto oggi. Nel corso del Consiglio di amministrazione che si è tenuto questa mattina, infatti, è successo letteralmente di tutto. Tanto che al momento non è dato sapere se il presidente in carica sia ancora Attilio Camozzi o invece Piergiorgio Vittorini (della lista di ). Con la conseguenza che l’ipotesi di un nuovo commissariamento da parte di Roma non è più da escludere.  

Secondo quanto risulta a Bsnews.it, la seduta si è aperta con la discussione di alcuni punti all’ordine del giorno, tra cui non c’era la questione della composizione del consiglio dopo l’ultima sentenza di tribunale. Ma quando, ha lasciato il tavolo per "motivazioni personali" la situazione è degenerata. La lista di minoranza – sostengono gli esponenti del fronte Camozzi, all’opposto di quelli di Bonomi – avrebbe infatti "forzato" il subentro di Roberto Gaburri (riammesso dal Consiglio di Stato in sostituzione proprio di Ferrari, ribaltando così i rapporti di forza tra maggioranza e minoranza) e quindi porre al voto la nomina del nuovo presidente (Piergiorgio Vittorini) e del suo vice (Onofri). Immediato il parapiglia, con accuse reciproche e minacce di corsi e ricorsi.

I due fronti sostengono tesi opposte: per gli uomini di Bonomi, Vittorini è legittimamente il nuovo presidente (perché il subentro aveva effetto immediato), per gli altri Camozzi resta in carica perché l’azione compiuta dai rivali non ha alcun valore legale (perché il subentro non aveva effetto immediato e l’elezione non era all’ordine del giorno). Una sola la certezza: l’ennesima figuraccia per l’ente è di proporzioni gigantesche.

 

 

 

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  1. Camozzi nun c'è pensà. Lassa corre. Prima o poi arriva l'oste cor conto e ie costerà caro.

    P.s.
    (Ci sono signori e "ricchi". Lei, caro Cav. Camozzi é un signore ed ha la stima della Brescianità, soprattutto dopo questi gravi fatti dettati dall'arroganza di chi crede che il conto non arrivi mai)

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