Armi: buoni i dati dell’export, ma incognite sui clienti finali

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255 milioni di euro. A tanto ammonta il valore complessivo dell’export bresciano nei soli primi tre trimestri del 2014. Il dato, assieme a molti altri, è stati diramato durante un incontro, dal titolo "Produzione, esportazione e riconversione: chi controlla il commercio di armi?" organizzato alla Camera del Lavoro di Brescia in occasione del 10° Anniversario dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere, incontro al quale sono stati chiamati a parlare Carlo Tombola, coordinatore scientifico dell’Osservatorio, Giorgio Beretta, analista della Rete Italiana per il disarmo, e Damiano Galletti, segretario cittadino della Cgil.  

A fare gli onori di casa il segretario Damiano Galletti, che accanto ai dati economici senza dubbio eccezionali circa la situazione del settore nella nostra provincia (nel 2013 nella sola Valle Trompia si è registrato il record di numero di armi leggere prodotte, un milione; complessivamente tra 2003 e 2012 l’Italia a livello mondiale è stato il maggior esportatore di armi) ha voluto evidenziare i rischi della vendita delle armi a paese potenzialmente a rischio. Se infatti ben il 75% dei pezzi è venduto tra Stati Uniti (35% del totale) ed Unione Europea, il restante 25% è spedito in paesi quali Algeria, Egitto, Bahrein, Messico, Russia, Emirati Arabi Uniti, Singapore e Turchia, dove la situazione politico-sociale è a rischio e dove le armi potrebbero essere utilizzate non solo come strumenti di difesa personale o in dotazione alle forze dell’ordine bensì come armi di offesa. L’obiettivo dichiarato dagli ospiti dell’incontro è quello di rendere più trasparenti i destinatari finali delle armi, per evitare che siano gli stessi contro i quali in futuro potremmo doverci difendere.
(Red.)

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