Bonometti: la ripresa è un’occasione da cogliere

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“Ciò che conta veramente è mettere le aziende nelle migliori condizioni per lavorare e competere, senza ostacolarle”. A ribadire la sfida è il presidente di Aib Marco Bonometti che, in un’intervista, racconta quanto fatto sotto la sua presidenza e le prospettive (incoraggianti) dell’economia bresciana. A patto che si sappia cogliere l’occasione.

 

Istat ha diffuso i dati sull’export alla fine del 2014, positivi. Che commento fa?

I dati sull’export ci dicono che l’industria manifatturiera bresciana c’è ed è ancora forte. Innanzitutto di soddisfazione: nel 2014 è stato superato il valore massimo storico di esportazioni raggiunto dall’industria bresciana nel 2008 (che era di 14,101 miliardi, con prezzi delle materie prime più alti di oggi), arrivando a dicembre dello scorso anno a 14,191 miliardi di euro. Credo sia un grande motivo di orgoglio per Brescia. Aggiungo che i dati sull’andamento delle esportazioni alla fine del 2014, aumentate in un anno poco meno del 4%, confermano l’importanza che l’internazionalizzazione ha avuto per il manifatturiero in questo difficile ciclo economico, premia  la capacità delle imprese bresciane di venire apprezzate per qualità, tecnologia e competitività dei prodotti, nonostante si confrontino con un sistema Paese spesso inefficiente e che attende ancora numerose riforme. I dati dell’Istat evidenziano  inoltre il valore del lavoro che AIB ha posto a favore dei suoi associati che vogliono andare a vendere o produrre all’estero. La crescita dell’export, che nel quarto trimestre è stata del 5,8%, darà un contributo importante ai bilanci delle imprese che esportano, soprattutto dopo che nel 2014  il mercato interno ha continuato a presentarsi affaticato, con una debolezza che ora pare ridursi, ma che ancora non ha dato segni di ripresa consolidata. Nell’export ci sono state performance importanti: le vendite in Turchia (+13,5%), Stati Uniti  (+8.9%) e Paesi Bassi (+7,2%) hanno registrato crescite consistenti; la Spagna (+12,9%) mostra segni di ripresa dell’import dall’Italia forti mentre l’export nell’Ue a 28 paesi è cresciuto del 3,3%. La Germania continua comunque a rimanere il nostro primo mercato straniero”.

 

Il prezzo del petrolio crolla, il dollaro si rivaluta sull’euro favorendo l’export e dalla Bce arriva una pioggia di miliardi sulle economie nazionali. Quale di questi elementi, secondo lei, avrà ricadute più forti sul territorio bresciano?

“Sono tutti elementi che possono far bene alla nostra economia, ma credo che per l’Italia nulla come un piano di riforme convinto, deciso e ininterrotto possa contribuire al rilancio dell’economia cui va affiancata una semplificazione della burocrazia che frena lo sviluppo. A ciò aggiungerei la riduzione dell’Irap e la decontribuzione per i nuovi assunti. In una provincia manifatturiera fortemente orientata all’export è chiaro che l’euro debole aiuta molto, specie nei settori della meccanica, moda, automotive e agroalimentare, così come può rappresentare un bel vantaggio il petrolio ai prezzi cui quota in queste settimane, prezzo che riduce il peso della bolletta energetica per le nostre imprese energivore, come acciaierie e fonderie, fermo restando che il carico fiscale sulla bolletta continua ad essere molto pesante.

Detto questo, ciò che conta veramente è mettere le aziende nelle migliori condizioni per lavorare e competere, senza ostacolarle con provvedimenti fuori ogni logica come l’Imu sui macchinari, nient’altro che una tassa sui mezzi di produzione, che va ad aumentare ulteriormente la pressione fiscale già molto elevata. Del resto le imprese bresciane, anche nei momenti peggiori della crisi, hanno fatto la loro parte continuando a investire e a credere nel territorio ed i dati sull’occupazione nell’industria – in sostanziale tenuta – lo confermano”. 

 

Oggi è ancora difficile accedere al credito per le imprese?  Aib ha fatto un accordo con le banche che – di fatto – rende le grandi imprese garanti delle piccole aiutando queste ultime ad accedere ai finanziamenti. Ma le piccole aziende, secondo lei, trarranno qualche vantaggio anche dal quantitative easing europeo?

“Sull’accordo con il mondo del credito parlano i numeri:  l’erogato a favore delle imprese è stato di 198,5 milioni, l’85% dei quali a favore delle piccole e medie imprese, la finanza deliberata ammonta di 306,7milioni. Risultati importanti, soprattutto a  favore delle imprese  con un fatturato inferiore a dieci milioni di euro”. Con gli accordi per il credito di filiera, promossi da Aib nell’ambito del Tavolo istituito con le principali banche del territorio, abbiamo inoltre contribuito in maniera significativa a sbloccare una fase di stallo che durava da anni e ora posso affermare che la situazione non è più quella di qualche anno fa ed in questo contesto anche le misure della Banca Centrale Europea potranno favorire, magari in maniera indiretta, pure le imprese più piccole. Voglio ricordare che le iniziative del Tavolo del Credito istituito in AIB, e che ha avuto nel delegato al credito Giacomo Gnutti un convinto promotore, hanno riguardato molti altri aspetti importanti per migliorare e rendere più trasparente il rapporto banca-impresa; penso per esempio ai tanti corsi organizzati sul territorio per diffondere e aumentare la cultura finanziaria dei nostri imprenditori e per arrotondare gli spigoli  del passato del rapporto tra banca e impresa”.

 

La riforma del sistema delle Camere di Commercio voluta da Renzi avrà effetti positivi sul sistema, favorendo il taglio di sprechi, o ridurrà gli investimenti sul territorio?

“E’ innanzitutto un segnale concreto per indicare quale è la strada del cambiamento. Verranno tagliati in maniera significativa gli sprechi e si concentreranno risorse solo sugli obiettivi strategici dell’ente e sui servizi davvero essenziali per il mondo produttivo. A Brescia, grazie all’impegno di Aib, il nuovo presidente, la Giunta e il Consiglio camerale hanno rinunciato ai compensi, liberando risorse per le attività a sostegno dell’impresa. Era un atto dovuto.”  

 

Quanto è importante oggi investire in infrastrutture? Tav, polo logistico, aeroporto, banda larga. Su quale di queste opere secondo lei bisogna puntare con maggior decisione per sostenere la ripresa?

“Dalle infrastrutture dipende in larga parte la competitività di un territorio e delle sue imprese. Le opere ricordate sono tutte altamente strategiche per Brescia. La Tav è irrinunciabile, perché sulle linee ad alta velocità viaggiano persone, merci, idee, culture, tecnologia: in una parola sola si muove lo sviluppo. Ben vengano, quindi, i suggerimenti per migliorare il tracciato e mitigare l’impatto ambientale. A questo proposito, ricordo che Aib è stata tra i primi a muoversi sulla questione della riduzione delle cave di prestito, il cui numero infatti è passato da sette a una. Sull’aeroporto continuiamo a lavorare con serietà per trovare una soluzione che consenta il rilancio dello scalo. Certo, la partita non è facile e non si gioca solo a Brescia. Sulla banda larga, infine, sono urgenti interventi in diversi territori della provincia, soprattutto in alcuni tratti delle nostre valli, per colmare il gap con l’area urbana del capoluogo dove invece la situazione è buona”.

 

Sull’Albero della Vita, uno dei simboli di Expo, Brescia ha dimostrato di poter fare sistema. E’ un’eccezione, ma la Leonessa può davvero fare sistema per agire compatta?

“Direi che, almeno per quanto riguarda gli ultimi anni, i successi “di sistema” centrati  in vista di Expo rappresentano una positiva eccezione, presa a modello anche da altre città. Speriamo serva d’esempio per altre importanti sfide che il territorio nei prossimi anni dovrà affrontare. Su Expo voglio rimarcare il ruolo di stimolo e la regia di Aib nel coordinare le tutte le iniziative, grazie all’impegno personale profuso dal nostro delegato Giancarlo Turati e dal suo staff”.

 

Lei è anche uno dei protagonisti del salvataggio del Brescia Calcio. Quanto conta per una città come Brescia mantenere un club calcistico in un campionato di vertice? E’ solo una questione simbolica e di immagine?

“Ho sempre inteso il mio ruolo come quello di un facilitatore, unicamente interessato a trovare una soluzione in una situazione che era davvero molto complicata per il bene della città. Con la disponibilità di tutti abbiamo scongiurato il fallimento della società, cercando al contempo interlocutori con un progetto serio e sostenibile, che passasse anche dal rilancio dello stadio, oggi inadeguato. Ora che la società è stata messa al sicuro la squadra deve metter al sicuro sé stessa”.

 

 

 

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