Medici di Brescia bocciano l’intesa Stato-Regioni su sanità

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"Non si possono scaricare sui medici – e sugli stessi cittadini – le diseconomie del Sistema sanitario, gravandoli con penalizzazioni economiche in caso di presunta inappropriatezza nella prescrizione di visite ed esami". Questa è la netta la posizione del Coordinamento Regionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (CROMCeO) della Lombardia – di cui fa parte anche l’Ordine di Brescia – riguardo ai contenuti della bozza d’intesa Stato-Regioni e Province autonome sulla razionalizzazione della spesa sanitaria.

 

Riunitasi a Milano lo scorso 18 aprile la CROMCeO esprime contrarietà a quanto previsto nella bozza del documento Stato Regioni e Province autonome, e chiede a gran voce che venga aperto un confronto istituzionale con la categoria medica per meglio delineare percorsi anche formativi di appropriatezza, che tengano conto anche della qualità del servizio, nell’interesse del cittadino.

Né la bozza d’intesa iniziale né la successiva versione “emendata” di questi ultimi giorni soddisfano gli Ordini lombardi. La bozza iniziale stabiliva infatti, in caso di inappropriatezza prescrittiva – vale a dire visite mediche, esami diagnostici e ricoveri ritenuti non necessari – la riduzione del trattamento economico accessorio o degli incentivi per i medici, e tra gli emendamenti irrinunciabili prevedeva “la responsabilità patrimoniale del prescrittore”. L’ultima versione della bozza stabilisce che le prestazioni fuori dalle condizioni di erogabilità e appropriatezza saranno a totale carico degli stessi cittadini assistiti, ma non solo: in caso di prescrizioni inappropriate l’azienda ospedaliera e l’Asl dovranno adottare i provvedimenti di competenza anche andando a incidere sullo stipendio del medico (riduzione del trattamento economico accessorio o della quota variabile). Anche nella nuova versione della bozza, quindi, il medico si troverebbe a pagare di tasca propria per aver prescritto esami considerati inutili.

«Questa bozza d’intesa nasce senza l’indispensabile confronto con la comunità medica. Il tema dell’appropriatezza nell’atto medico è fondamentale, ma l’appropriatezza deve derivare dalla conoscenza scientifica, come detta il nostro codice deontologico, e non dal conto economico – afferma la vicepresidente dell’Ordine dei Medici di Brescia, dottoressa Luisa Antonini, che rappresenta i medici bresciani in seno alla CROMCeO lombarda – Se un assistito si sottopone a esami o visite è perché il medico ritiene che sia la sua situazione clinica a richiederlo: non si può penalizzare il cittadino che si affida alla scelta del proprio curante».

La proposta d’intesa è giudicata inaccettabile dalla CROMCeO, che la ritiene «solo punitiva nei confronti sia della categoria medica, che verrebbe privata dei principi di libertà, indipendenza, autonomia e responsabilità come previsto dall’art. 4 del Codice di Deontologia Medica, che del cittadino, in quanto affronta un tema così delicato e importante come l’appropriatezza solamente in una logica finanziaria».

Secondo gli Ordini dei Medici lombardi, inoltre, la promozione dell’appropriatezza non deve essere affrontata per decreto. Questi temi sono stati condensati in un documento che ieri la CROMCeO ha inviato agli Assessorati alla Sanità e alla Famiglia e Sociale della Regione Lombardia affinché prendano, in tempi brevi, una posizione sulla questione. Gli Ordini dei Medici lombardi si dichiarano sempre aperti a ogni possibile ipotesi di confronto costruttivo e di promozione meritocratica dei contenuti professionali, anche fondata sulla valutazione di setting prescrittivi, indicatori di processo e di risultato, nell’ambito di una revisione tra pari.

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