False cure contro la Sla a Brescia: i pazienti pagavano fino a 13mila euro

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E’ un medico chirurgo plastico di Brescia uno dei cinque arrestati nell’inchiesta della Procura di Brescia su una cura a base di cellule staminali mai sperimentata e ritenuta dai giudici “inefficecace e pericolosa”. Tra loro altri due bresciani estranei al mondo della medicina, un milanese di Rho e il medico triestino Marino Andolina, già noto per il metodo Stamina che tanto ha fatto discutere negli anni scorsi.

Sarebbe proprio al di fuori dell’ospedale Civile di Brescia, dove le famiglie dei malati combattevano la loro lotta per Stamina che Andolina avrebbe “reclutato” i suoi pazienti ai quali avrebbe proposto di sottoporsi ad una cura innovativa con cellule staminali ricavate dal tessuto adiposo. Tessuto adiposo “fornito” dagli interventi di liposuzione effettuati dal chirurgo plastico. A quel punto ai pazienti malati di sla e sma, anche bambini di sei anni, venivano chiesti fino a 13mila euro per la somministrazione delle cellule staminali “innovative”. Il tutto effettuato in uno studio medico, ma a volta anche in camere d’albergo e in appartamento.

A trattare le cellule un laboratorio svizzero gestito da una persona che non è nemmeno un medico, ma “fratello di un veterinario”. I cinque arrestati avrebbero sfruttato la disperazione e l’assenza di prospettive dei malati per intascare il denaro. Ora si trovano ai domiciliari con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa.

Qualche giorno fa Marino Andolina sulla sua pagina Facebook aveva scritto un messaggio in seguito alla condanna di due imputati del caso Stamina: “È finita davvero in Italia non c’è più speranza. Qualche terapia con staminali risorgerà quando le multinazionali saranno in grado di farci pagare le fiale migliaia di euro; per allora i miei bambini saranno tutti morti e con loro la mia fiducia nella giustizia italiana”.

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