Profughi, bloccato il progetto di una tendopoli d’accoglienza a Pontevico

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Un assolato pomeriggio di luglio ha proiettato con decisione Pontevico al centro dell’attenzione generale. Si è infatti diffusa la notizia secondo la quale il giardino dell’ex caserma della Polizia Provinciale di via Brescia, area di proprietà della Provincia di Brescia, era stata destinata ad ospitare una cinquantina di richiedenti asilo. Un progetto maturato in base ad un accordo tra la Provincia di Brescia e la Prefettura al quale non aveva preso parte in alcun modo la locale Amministrazione Comunale.

Un disegno che aveva suscitato immediatamente forti perplessità e notevoli timori in tutta la comunità pontevichese, che ha visto coinvolto in questa operazione un immobile che si trova al fianco della cosiddetta moschea che già crea non poche preoccupazioni a livello di circolazione stradale (si trova proprio sulla strada provinciale), di ordine pubblico e di sicurezza. Se a tutto questo si aggiungono le condizioni assai precarie nelle quali si trova attualmente l’ex Caserma della Polizia Provinciale, è facile capire il malumore provocato da un simile progetto.

Una reazione della quale si è fatto portavoce con determinazione e fermezza il sindaco Roberto Bozzoni, che ha parlato a nome di tutti pontevichesi, segnalando con tenacia le incongruenze legate ad una simile iniziativa: “E’ stata una vicenda paradossale – ha spiegato il primo cittadino di Pontevico – nella quale abbiamo temuto di dover subire passivamente una simile decisione senza che fosse presa in considerazione l’opinione della nostra comunità, che rischiava così di vedersi aggiungere una nuova fonte di preoccupazione in una zona che già doveva fare i conti con una precisa criticità ben conosciuta come quella della moschea. Le precarie condizioni nelle quali si trova l’edificio, oltre tutto, rendevano più che probabile l’ipotesi della creazione di una vera e propria tendopoli nel giardino esterno, con conseguenze che possono essere facilmente immaginate e che diventano ancora più pericolose se solo si considera la vicinanza con l’attigua moschea. Sono state ore davvero frenetiche – ricorda lo stesso Roberto Bozzoni – contrassegnate anche dall’amarezza di constatare che la Provincia di Brescia non solo intendeva investire le proprie risorse in un intervento di questo genere, ma che, nello stesso tempo, mentre alle nostre comunità sono appena stati tolti punti di riferimento importanti come la Polizia Provinciale proprio per la mancanza di fondi di questi anni di crisi, dall’altra parte vengono trovati ugualmente i soldi per rimettere in sicurezza un edificio che al momento si trova in uno stato di abbandono. Recriminazioni che si sono legate pure al numero dei richiedenti asilo che erano stati inizialmente a Pontevico, visto che una cinquantina di profughi rappresenta senza dubbio una quota molto elevata per una comunità come la nostra”.

Obiezioni che il sindaco Bozzoni ha fatto sentire con grande forza in quelle ore così delicate, che si sono però trasformate in una sorta di “brutto spavento” quando in serata il Consiglio di Amministrazione della Cooperativa “Il Gabbiano” ha annunciato la sua intenzione di non sostenere una simile iniziativa: “E’ così venuto meno il presupposto necessario per portare avanti il progetto – ha ricordato Roberto Bozzoni – e questo ha trasmesso piena soddisfazione alla nostra Amministrazione, che ha visto premiata la sua linea, ma più in generale a tutta la comunità di Pontevico, che non ha dovuto trasformarsi in una sorta di capro espiatorio destinato, suo malgrado, a far fronte a problemi che altrove non si riescono a risolvere. Non è possibile affrontare la questione dei richiedenti asilo in questo modo, passando al di sopra delle comunità e trovando soluzioni a dir poco precarie. Sono ben altre le strade che si devono percorrere se non si vuole correre il rischio di aggravare semplicemente il problema. Il tutto, naturalmente, non può e non deve mai prescindere dall’opinione, dalle esigenze e dalle istanze delle nostre comunità, che non devono mai diventare una specie di valvola di sfogo di gravi problematiche che hanno altrove le loro radici”.

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