Riforma Gelmini, Pecorelli: il riassetto della governance di ateneo è solo il primo passo

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Dal dettato legislativo alla prova dei fatti: quali le opportunità e quali le criticità della legge 240/2010? Nell’ambito della riflessione attorno al processo di rinnovamento del sistema universitario italiano, il XIII Convegno annuale CoDAU (Convegno dei Direttori generali delle Amministrazioni Universitarie), dal titolo "Dalla Legge 240 alla "nuova" Università", ha ospitato il contributo del prof. Sergio Pecorelli, Rettore dell’Università degli Studi di Brescia Health&Wealth, intervenuto questa mattina, a Desenzano, alla tavola rotonda: “I modelli organizzativi degli atenei a cinque anni dalla riforma”.

I lavori hanno preso il via ieri sera con una prima riflessione sul tema "La riforma Gelmini. Dal dettato legislativo alla prova dei fatti", a cui ha partecipato Mariastella Gelmini, autore della riforma, Stefano Paleari, presidente CRUI, Conferenza dei Rettori delle Università italiane, con il coordinamento di Cristiano Nicoletti, Presidente CoDAU e Direttore Generale dell’Università per Stranieri di Perugia.

“La portata rivoluzionaria della legge 240/2010 – ha spiegato questa mattina il prof. Pecorelli – ha riguardato, in particolar modo, il profondo riassetto della governance di ateneo, a partire dall’introduzione, per la prima volta, di una competenza manageriale fra gli organi dell’Università, nel tentativo di importare, nel sistema universitario, le modalità di funzionamento proprie del settore privato. Mi riferisco, in particolare, all’istituzione della figura del Direttore generale che, indubbiamente, ha scardinato prassi e ruoli di potere da tempo consolidati. Non sempre, però, si è compreso che la titolarità del potere di gestione amministrativa nelle mani del Direttore generale poteva e doveva rappresentare l’occasione, per l’accademia, di riappropriarsi del suo ruolo più specifico che è quello, cioè, di fare didattica e ricerca”.

“La legge, poi – ha precisato il Rettore – nel ridefinire ruoli e competenze del Consiglio di amministrazione e del Senato accademico, ha attribuito al primo le funzioni di definizione degli input strategici e di governo delle risorse economiche e al secondo, invece, lo spazio di scelte relative all’attività accademica. Di fatto, però, l’applicazione al sistema universitario del “principio generale di separazione fra le funzioni di indirizzo e di gestione”, recepito dalla nostra Università all’art. 23 dello Statuto, ha incontrato non poche resistenze e opposizioni. Vero è, infatti, che i direttori di dipartimento, spesso, hanno faticato ad accettare il fatto di venir sollevati dei poteri relativi alla sfera amministrativo-gestionale, interpretando come uno svantaggio quello che poteva e doveva rappresentare, anche e soprattutto, un vantaggio. L’accademico, insomma, deve tornare ad essere uno studioso, un ricercatore e un formatore”.

“Da sola, però, la figura del Direttore generale – ha proseguito il Rettore – non può essere sufficiente perché la riforma produca gli effetti sperati: anche gli organi di controllo, penso al Collegio dei Revisori dei Conti, devono ripensare il proprio ruolo, centrandolo il più possibile su logiche di controllo manageriale. Per quanto riguarda, invece, l’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca, il merito della riforma è stato senz’altro quella di aver introdotto, per la prima volta, un’attività di valutazione rispetto alla didattica e alla ricerca. Va detto, inoltre, che, per la nostra Università, la positiva valutazione sull’attività scientifica da parte dell’Anvur ha immediatamente influito sulla quota premiale legata alla ricerca, aumentandone così l’incidenza sul valore complessivo del sistema nazionale”.

Rispetto alle potenzialità offerte dalla riforma, il Rettore ha sottolineato la possibilità che il Consiglio di amministrazione ha avuto di aprirsi a personalità esterne all’ateneo, nell’intento di superare la storica incapacità del mondo accademico di relazionarsi con la società civile, con il mondo imprenditoriale e delle istituzioni. “Il nostro ateneo – ha specificato il prof. Pecorelli – è l’unico, in Italia, a non aver previsto accademici nel Consiglio di amministrazione. L’Università non deve continuare a parlare su stessa; al contrario, è da risorse esterne di altro profilo che attinge la propria linfa vitale. Anche per questo, forse, sarebbe stato auspicabile prevedere, in Consiglio di amministrazione, in affiancamento al Rettore, anche la figura di un Presidente, come a sgravare il Rettore stesso del peso che lo investe”.

A conclusione del convegno, il prof. Pecorelli, chiamando in causa gli articoli 9 e 33 della Costituzione, ha sottolineato: “L’Università dovrebbe poter godere di quella autonomia decisionale che, invece, una pubblica amministrazione, intesa in senso stretto, fatica ad ad avere. Insomma, la libertà di insegnamento e di ricerca non deve rimanere intrappolata in meccanismi farraginosi che non permettono al sistema universitario di rispondere, in tempi brevi, al rapido evolversi della società che, invece, richiede figure professionali sempre nuove, il cui sapere deve poter essere il più possibile trasversale”.

“Se mi è concesso muovere una nota di critica alla legge 240/2010 – ha osservato il Rettore – è proprio la mancanza, nella riforma, di una visione universalistica dell’Università: non basta migliorare il sistema universitario dal punto di vista dell’efficacia, dell’efficienza e della rapidità del turn-over. Occorre intervenire anche sulla formazione. E l’unica grande occasione che ci resta per preparare i nostri giovani al futuro che li attende è puntare sulla trasversalità dei saperi”.

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  1. Il sistema universitario – dice Pecorelli- richiede figure professionali sempre nuove il cui sapere deve essere il più possibile trasversale”. Adesso finalmente ho capito perché è stata assunta come segretaria del Rettore (lui) per l’internazionalizzaz ione la Signora Elisa Gregorini (assistente parlamentare della Gelmini quando la stessa era Ministro dell’Istruzione) già consulente dell’AIFA dove il Presidente è sempre lo stesso Pecorelli. L’accademico torni ad essere studioso, ricercatore, formatore: questo sarebbe piaciuto a molti continuasse a fare il bravo Prof.Pecorelli.

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