Assemblea Federmeccanica, Bonometti: il salario sia adeguato alla redditività dell’impresa

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“Brescia è al primo posto nella classifica delle province con il maggior numero di imprese metalmeccaniche ed è per questo che deve essere in prima linea nel cambiamento”. Così il leader di Aib, Marco Bonometti ha introdotto il tema del “rinnovo contrattuale” discusso durante la seduta del consiglio di Federmeccanica, in programma martedì mattina nella sede dell’Associazione Industriale Bresciana di via Cefalonia, alla presenza del numero uno di Federmeccanica, Fabio Storchi.

Brescia, città che conta 8.668 imprese metalmeccaniche, il 58,4% del manifatturiero, con un totale di 100.411 addetti e un fatturato pari a 23,1 miliardi, sembra quanto mai accreditata a potersi inserire nella discussione sul prossimo rinnovo contrattuale. Rinnovo che Bonometti vorrebbe nella direzione dell’adeguamento salariale rispetto alla redditività e alla produttività aziendale: “Non è che gli imprenditori non vogliono dare i soldi ai loro dipendenti, ma li vogliono dare sulla base delle loro produttività”, ha chiarito senza mezza parole il presidente di Aib. Posizione condivisa anche al collega Storchi che ha ribadito: “Bisogna smettere di considerare il salario come una variabile indipendente”.

Bonometti dà anche qualche numero per sostenere la propria tesi. “Dal 2007 al 2014 abbiamo assistito alla progressiva crescita degli incrementi salariali fino al 23,6% mentre le imprese hanno visto diminuire i propri profitti del 18,6% – e ha concluso – . Per non perdere competitività è necessario che invertiamo il trend in atto, altrimenti non usciremo mai da questa spirale perversa”.

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UN COMMENTO

  1. Mi pare equo ipotizzare che il salario dei dipendenti sia variabile in funzione dei risultati dell’azienda. Ovvio che contestualmente i dipendenti debbano avere un controllo reale e potere decisionale sulla conduzione generale dell’impresa, almeno proporzionale a detta variabilità.

  2. Salario adeguato rispetto alla produttività e alla redditività ? Già sulla produttività bisogna intendersi bene, ma soprattutto sulla redditività va precisato che ci si deve rifrire al margine operativo lordo, cioè alla gestione caratteristica, essendo la redditività netta “gestibile” (in funzione soprattutto dell’imposizione fiscale) con operazioni straordinarie, accantonamenti, diverse aliquote di ammortamento ed operazioni finanziarie varie. Molta prudenza, quindi…

  3. Dal momento che chiedi il controllo reale sull’azienda da parte dei dipendenti, significa che vuoi anche intervenire nella gestione della stessa e quindi rimane azienda ma di tipo cooperativo però.

  4. Mi sembra che Bonometti voglia dire sostanzialmente che se l’azienda diminuisce di redditività anche i salari devono seguire la stessa tendenza, al ribasso. Sui concetti di produttività e redditività poi, come dici, bisogna intendersi bene perchè la parte datoriale dà una definizione, quella lavorativa ne dà un’altra che spesso sono in antitesi per ovvi motivi di conflitto d’interesse. Per me è tutta una manovra per cercare calare le paghe ai lavoratori nell’ottica, ormai dominante della diminuzione delle tutele e dell’aumento della precarietà di renziana memoria e nuova politica economica della sinistra (o destra? Ormai non distinguo più la differenza).

  5. Le strategie delle imprese di oggi, ma anche i business plan ed i piani industriali in generale, considerano sempre più la forza lavoro solo come il principale centro di costo su cui agire. Da lì si parte se si deve “tagliare”, da lì si fanno calcoli a ritroso spesso senza nemmeno ulteriori analisi organizzative. Ad esempio, voglio tagliare i costi di 2 milioni di euro ? Semplice: un operaio mi costa 40 mila euro l’anno (tra stipendi, contributi, ecc.) e io dichiaro di avere 50 operai in esubero come mano d’opera, altrimenti devo chiudere l’azienda. Dunque, salari e stipendi sono solo un costo che oggi deve essere sempre meno fisso (e regolamentato…) e sempre più variabile: questo bastava, in sintesi, che ci dicesse Bonometti come imprenditore.

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