Vendere ortomercato e azioni di Centro Padane per fare cassa. Opposizione contraria

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Alienare beni del Comune per non dover tagliare servizi ai cittadini o aumentare la tassazione. E’ questa la strada tracciata ieri dall’amministrazione Del Bono durante la seduta della commissione Bilancio dove si è iniziato a discutere di una prima variazione al bilancio di previsione.

La Loggia ha fatto sapere di voler vendere l’ortomercato ad un prezzo non inferiore ai 6,9 milioni di euro ma anche di volersi disfare delle azioni di Centro Padane, per le quali si stima un incasso di 5 milioni di euro.

Critico il primo giudizio dell’ex sindaco di Brescia, Adriano Paroli che ha messo in guardia la Loggia: “Quando si cedono beni non ci sono più”. In particolari Paroli è fortemente contrario alla vendita dell’Ortomercato che ritiene abbia “una posizione strategica” e una volta acquistato dai privati potrebbe essere rivenduto “a molto di più”.

Piuttosto, suggeriscono all’unisono il capogruppo della Lega Nord Nicola Gallizioli e il leader di Piattaforma Civica Francesco Onofri, “meglio vendere altre azioni di A2A”. Il ragionamento però non piace all’assessore al Bilancio Panteghini che interviene per spiegare che quelle azioni lo scorso anno hanno assicurato 29 milioni di dividenti e ridurre il tesoretto sarebbe un errore. La discussione resta aperta.

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  1. Pienamente d’accordo con Paroli. Se non riusciamo a starci dentro con 3milioni in più di divendi di A2A come faremo quando le cose andranno peggio? non vendete l’ortomercato, anzi non svendete l’ortomercato.

  2. L’assessore non ha nulla da dire sulla svendita (0,85 euro per azione) effettuata pochi mesi or sono? Ora si sarebbe portato a casa oltre il 30% in più. Certo è che la metropolitana ci ha messo col c.lo per terra. Ringraziamo le menti sopraffine che l’hanno voluta, a dispetto dei bresciani.

  3. Dove sono i fautori e i sostenitori della metropolitana? Ma non avete ancora capito che l’utenza è quella che prima prendeva i bus? Adesso, oltre al servizio autobus in perdita abbiamo anche la metro in perdita, come già ampiamente annunciato. Ma il potere, in quella che si chiama demokrazia, fa quello che vuole incurante del parere della gente che alla fine è sempre e solo costretta a pagare…

  4. Guardate che i Bresciani, “laggente”, non era affatto contraria alla metro, tant’è che in ben due referendum (1998 e 2001) il gregge belante non si prese nemmeno la briga di andare a votare, dando il via libera alla sciagurata opera. Allo stesso modo i pecoroni se ne infischiano della svendita del patrimonio pubblico e gli affaristi si rimpinzano indisturbati.

  5. Ricordo che il referendum del 1998 (2001 non mi risulta) è stato boicottato dalla giunta Corsini: seggi ridotti e limitato orario, code infinite di gente, proteste a destra e a sinistra, anch’io telefonai all’Erp e mandai una lettera indignata al Sindaco. Faceva comodo così per i paperoni di centro sinistra che volevano quest’opera faraonica che, come si diceva allora, ci avrebbe indebitato a vita. E infatti è proprio così. Una delle tante opere inutili fatte dai sinistri che poi la gente paga. Certo, se tutti i cittadini fossero stati più solerti, anche gli amministratori non avrebbero fatto queste cappellate. Ma, sapete, la gente era solerte e intelligente solo nelle leggende, come il Risorgimento, il quattro novembre, la resistenza. Nelle occasioni in cui ho potuto partecipare, chissà perchè, no!

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