Lavoro, Galletti (Cgil): ripartiamo da un nuovo statuto dei lavoratori

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Un nuovo Statuto delle lavoratrici e dei lavoratori che si configuri come una Carta dei diritti universali e di riscrittura del Diritto del Lavoro. L’obiettivo dichiarato della Cgil è ricomporre il mondo del lavoro, rafforzare la contrattazione collettiva, costruire un nucleo di diritti universali estesi a tutte e lavoratrici e i lavoratori. È questo quanto è stato approvato all’unanimità o quasi nell’ultimo direttivo nazionale della Cgil e che animerà dibattito e azione dell’organizzazione nei prossimi anni.

“È un progetto ambizioso, che toglie il nostro sindacato dalla difensiva e pone un orizzonte strategico per rimettere al centro il lavoro e i diritti, cancellando tutta la legislazione che in questi anni ne ha permesso la svalorizzazione e soprattutto introducendo diritti innovativi, in grado di rispondere alle esigenze di modernizzazione dello sviluppo ma contemperando tutele e garanzie per i lavoratori – scrive il segretario della Cgil di brescia, Galletti -. Gli ultimi vent’anni, e in particolare quelli della crisi ancora in corso, sono stati caratterizzati da un continuo svilimento del lavoro. Giovani contro vecchi, pensionati contro lavoratori, precari contro garantiti, italiani contro stranieri sono stati la narrazione negativa che ha diviso il lavoro. I risultati sono stati drammatici: impoverimento complessivo della popolazione, svuotamento dei diritti fuori e dentro i luoghi di lavoro, aumento della precarietà, crescente debolezza dell’economia italiana incapace di agganciare la ripresa. A Brescia, negli anni di crisi, la disoccupazione è quasi triplicata, passando dal 3,5% a oltre il 9 per cento (oltre il 28% tra i 15-24enni). Cinquantamila persone sono senza lavoro e, non bastasse, anche tra chi lavora una su quattro ha redditi così modesti da essere considerata povera”.

E continua: “Il sindacato è stato costretto alla difensiva e ha impedito solo in parte questa deriva. È in tale contesto che la Nuova carta universale dei diritti rappresenta un cambio di passo fondamentale. Non sarà semplice, dovremo essere in grado di riuscire a parlare a tutti i lavoratori e le lavoratrici delle vecchie e nuove professioni. Dibattito e azione non potranno limitarsi ai luoghi di lavoro ma dovranno abbracciare la società nel suo insieme, coinvolgere giovani e studenti. Capire che modello di sviluppo vogliamo, che ruolo debba avere il lavoro, in che modo questo debba essere valorizzato, sono questioni che riguardano tutti. Lo sguardo deve essere lungo, servono crescita crescita innovativa e sostenibile capaci di farci uscire dalla logica degli zero virgola del Pil in più o in meno. Servono – come la stessa Conferenza sul Clima che si è conclusa a Parigi ha, pur con diversi limiti, suggerito – un cambiamento radicale nei sistemi produttivi, dei servizi e dei consumi. E, se questa è la strada, lavoratori e lavoratrici devono essere valorizzati, non sviliti e ridotti a merce. Una scommessa per tutti: per il sindacato e per le stesse imprese disposte a investire in un modello che consideri il lavoro un punto di forza e non un costo aziendale.

Dal 18 gennaio, per due mesi, faremo una consultazione straordinaria degli iscritti per dare forza alla Carta dei diritti universali del Lavoro, alla proposta di legge di iniziativa popolare e, se sarà necessario, ai referendum specifici che la accompagneranno. Ce la faremo? In questi anni spesso siamo stati costretti ad arretrare. Spostare l’asticella, affermare che la strada deve essere altra, è già un buon punto di partenza. Convinti, ne siamo certi, che in questa battaglia sociale e culturale non saremo soli”.

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  1. Quando finalmente avrete finito di tutelare profughi, clandestini, extracomunitari, occuparvi dei cartelli di Pontoglio, di fare concorrenza alla Caritas sull’accoglienza dei profughi e clandestini, finalmente arriveremo noi con i diritti dei lavoratori. Ma sarà fra breve o dovremo aspettare alle calende greche. Ormai ci hanno tolto tutto e voi non avete mosso un dito perchè occupati con i problemi di cui sopra, e adesso? Aspettiamo?

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