Girelli (Pd): Maroni al Family Day ma taglia il sostegno alle famiglie

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"Non basta accendere le luci del Pirellone e portare il Gonfalone al Family day: le politiche per le famiglie in Lombardia hanno subito da Maroni tagli molto pesanti e ora chiediamo di revocarli. Anzi, di fare molto di più." A dirlo è il consigliere regionale del Pd Gian Antonio Girelli, firmatario di una mozione che il Gruppo democratico ha presentato questa mattina in Consiglio regionale.

Ecco i tagli che il Pd ha messo in fila: il Fondo regionale a favore della famiglia e dei suoi componenti fragili, istituito con nel 2013, prevedeva una dotazione annua ottimale di 330 milioni di euro, ridotta per il 2016 a soli 50 milioni di euro; i fondi a sostegno della maternità sono passati dai 9 milioni del 2012 a 860mila euro del 2016; il Fondo Sociale regionale, destinato ai servizi per minori, anziani e disabili gestiti dai Comuni è passato da 70 milioni del 2015 a 54 milioni del 2016; il fondo per il sostegno alle famiglie che assumono una badante, finanziato con 700mila euro del 2015 nel 2016 è stato azzerato. Inoltre, le risorse destinate a sostenere il diritto allo studio hanno visto una progressiva diminuzione negli anni; infine, il cosiddetto "reddito di autonomia lombardo" si è ridotto a un provvedimento una tantum destinato a una ridottissima platea di destinatari di interventi sociali spot. Tutto questo nonostante il Governo nazionale abbia aumentato per il 2016 la quota parte della Lombardia del Fondo Nazionale Politiche Sociali, ripristinato il Fondo per la Non Autosufficienza e aumentato la quota parte della Lombardia del Fondo Sanitario Nazionale.

"Le politiche per la famiglia della giunta Maroni sono contenute in pochi numeri, tutti in forte diminuzione, ma forse questo al Family day non è stato detto – attacca Girelli -. La Regione può recuperare nel suo bilancio centinaia di milioni di euro tagliando gli stanziamenti del 2016 previsti per la comunicazione istituzionale, per la tessera sanitaria regionale lombarda in via di sostituzione con la tessera nazionale e per l’inutile e costoso referendum consultivo regionale per l’autonomia. Con queste risorse può e deve ripristinare per il 2016 le misure di sostegno alle famiglie lombarde almeno a quanto stanziato nel 2015. Ma non basta, occorre rivedere le misure per la maternità ed estenderle oltre i primi mesi di vita, anche aiutando le donne che lavorano a conciliare i tempi di cura dei figli con il lavoro. Pensiamo alla riduzione dell’addizionale regionale Irpef per chi ha figli minori, introdurre dei voucher di 100 ore per le baby-sitter e un fondo per prolungare il periodo di astensione lavorativo. Poi occorre ridurre davvero le rette delle case di riposo. Tutte queste misure devono essere estese alle famiglie monogenitoriali e, una volta disciplinate per legge, alle unioni civili".

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