Le preoccupazioni, giuste, dei pendolari bresciani

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di Claudio Bragaglio* – Parole grosse sulla stampa – rabbia e rivolta dei pendolari – per una situazione che sta esplodendo per le scelte di Trenitalia sulla linea Brescia–Milano ed oltre. Una delle due linee strategiche più importanti del Paese. Parole pesanti, ma motivate dai fatti. La repentina e anticipata sostituzione delle Frecce Bianche con le Frecce Rosse rispetto ai programmi preventivati (cambio orario invernale 2016-17), con rilevanti aumenti di costo e cambio delle modalità d’uso, ha determinato uno sconquasso. Fino a ieri i “pendolari del disagio” erano soprattutto colletti blu e studenti su linee ritenute secondarie. Oggi sono “colletti arcobaleno” e sulla tratta principale. L’assenza poi d’informazione moltiplica tensioni. Con cartelli alle stazioni che riportano ancora orari e treni, ma fatti però già sparire come per magia da Trenitalia, come da un David Copperfield.

Come Agenzia del TPL di Brescia, pur non avendo dirette competenze, se non per aspetti riguardanti la ricaduta sul trasporto locale, giorni fa abbiamo con la Provincia incontrato il “Comitato dei pendolari” e pubblicamente condiviso le loro forti preoccupazioni sulla soppressione quasi totale (36 treni su 44), entro il 2016, delle Frecce Bianche. Avanzando peraltro proposte per la velocizzazione dei treni Regio Express ed auspicando un Tavolo regionale per il riordino del sistema.

Ma Trenitalia, mi pare, non intenda far fronte alla ricaduta negativa delle sue scelte. E neppure accogliere proposte che son venute anche dalla Regione Lombardia. Manifestando così una logica di chiusura. Non si tratta soltanto di veder privilegiate alcune utenze a scapito di altre. Infatti, per la particolare tipologia del servizio delle Frecce Rosse si produce una cosa ben più grave. Quella d’una concreta soppressione di valide alternative egualmente percorribili. Anzi forse con qualcosa di più e di peggio. Con possibili alternative di servizio ferroviario che Trenitalia, per proprio ed esclusivo interesse di azienda, pare voglia contrastare.

È un po’ quello che – per metafora, in campo penale – si configurerebbe come una “interruzione di servizio pubblico”. Col paradosso d’una responsabilità in capo non già a pendolari che occupano stazioni, ma ad una azienda “pubblica” che sopprime una parte essenziale d’un proprio servizio. Ovvero proprio quei treni che possano essere presi con criteri e facilità con cui si prende un metrò, e non già un aereo, a prezzi più abbordabili e senza l’obbligo della prenotazione del posto. Il risultato è il monopolio delle Frecce Rosse (spesso peraltro semivuote) che fa sparire alternative, diversificate ed equivalenti, per gli utenti. Rimangono infatti solo i treni regionali che hanno un tempo di percorrenza maggiore e nelle ore di punta sono sovraccarichi, senza posti a sedere.

Oltretutto un abbonamento annuale per la Freccia Bianca (sulla tratta Brescia-Milano) è di 1.350 euro, pagato anticipatamente per avere un servizio che nel frattempo vien fatto sparire. Con Trenitalia che cambia unilateralmente le condizioni per il titolo di viaggio. Tenuto conto anche del fatto che la Regione sborsa a Trenitalia circa 600 euro per ogni abbonamento, ma per un servizio che non c’è più. Ed immagino che la Corte dei Conti avrebbe qualcosa da ridire – sia per Regione che per Trenitalia – per circa un milione di euro spesi senza aver più garantito il servizio contrattato.

Un esempio. Per la sostituzione della Freccia Bianca delle 8.39 (oltre a quello delle 9.39) con la Freccia Rossa, molti saranno costretti a prendere il treno delle 8.09 o delle 8.25, treni sui quali già oggi difficilmente chi sale a Brescia trova posto a sedere. E sarà quindi sempre più difficile garantire un servizio ai molti lavoratori e studenti, che prima si distribuivano su più treni.

Se si è arrivati ad inappuntabili “travet” e colletti bianchi che, da viaggiatori “clandestini” sulla Freccia Rossa, si son rifiutati di dare i loro documenti ai controllori, per nulla intimoriti dalla Polizia ferroviaria, vuol dire che si è già oltre la soglia d’una protesta. Una soglia che merita l’attenzione anche dei Parlamentari lombardi, oltre che bresciani. Il solo Tavolo regionale, per quanto positivamente bipartisan, a quanto pare non basta più. A questo punto si tratta di capire quanto di queste inaccettabili scelte è una mission autonomamente assunta da Trenitalia e quanto invece imposta da Ferrovie delle Stato. Quindi in base ad un indirizzo assunto da tempo, ma oggi giocoforza da sottoporre al vaglio anche del nuovo Amministratore Delegato, l’ing. Renato Mazzoncini.

* Vicepresidente agenzia Tpl Brescia

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  1. Già: che qualcuno, oltre ai pendolari finalmente se ne accorga? finora avevo letto le reazioni solo di Fabio Rolfi. Il quale, peraltro, a parole si impegna molto. Aspetto di vedere i risultati… infatti Fabio sottolinea che “la sostituzione delle Frecce sta avvenendo con modalità truffaldine e indegne di una compagnia di trasporto seria” e che c’è il rischio di tornare indietro di 15 anni nel trasporto ferroviario” e preannuncia un’interrogazione all’assessore ai Trasporti Sorte per chiedere quali misure intenda adottare. ASPETTO CON ANSIA risposta e azioni concrete. In tempi brevi, prego.

  2. Marisa mi pare che l’impegno sia bipartisan in Regione. Cmq leggo dichiarazioni rassicuranti degli assessori Sorte e Parolini sulle aperture di Trenitalia. Mi auguro di sbagliare, ma ho un’opinione diversa sulle effettive intenzioni di Trenitalia. Per ora prendono solo tempo. Per quel che è già successo ( p.e. sulla tratta di Torino) la vedo ancora molto complicata, proprio perché Frecce Rosse è un tipo di servizio non fatto per pendolari. Si dice che la Regione potrebbe integrare la differenza. Preciso: “ulteriormente integrare”, rispetto ai 600 euro che già mediamente esborsa a Trenitalia. Ma sulle Frecce Rosse il cancello dissuasivo per un pendolare rimane, p.e. la prenotazione obbligatoria. In sostanza non abbasserei la guardia, né sul fronte dell’impegno politico e degli utenti, né per una ridiscussione dei piani di Trenitalia/Ferrovie dello Stato. Se non si affronta quest’ultimo punto le roboanti parole sui giornali, oltre che gratuite, temo pure siano parole al vento.

  3. E certo che non si deve abbassare la guardia! Peccato che si debba tenere alzata la guardia su tutto negli ultimi tempi. E anche se si tiene la guardia alzata (e chi se non i pendolari non può fare obbligatoriamente a meno di farlo?) NON SI OTTIENE NULLA, proprio perché le forze politiche che dovrebbero occuparsi di queste faccende NON CI SONO: e, appunto, quando si fanno in qualche modo sentire con le “roboanti prese di posizione” non ottengono altro che risposte prendi-tempo. Nella sostanza i lavoratori restano, come sempre, carne da macello che si deve “arrangiare”: prenotando, pagando la differenza ecc. Quando invece il trasporto (che osate pure chiamare ancora pubblico) è un servizio che in un paese civile deve andare incontro alle esigenze dei cittadini che, guarda un po’, già lo finanziano pagando tasse contributi e gabelle varie. E che poi se lo devono pure ripagare moltiplicato per mille!

  4. la situazione è davvero paradossale: Frecce Rosse semi vuoti, su cui non puoi salire e Frecce Bianche che, nelle ore di punta non hanno posti a sedere. Questo avviene al mattino, quando, con la sostituzione del freccia rossa delle 8.39 il Freccia Bianca delle 8.09, in cui già oggi è difficile trovare posto, diventa praticamente inaccessibile e alla sera, quando per il rientro da milano sono stati sostituite sia la Freccia Bianca delle 16.35, sia quella delle 17.35, con la conseguenza che sul treno delle 17.05 è quasi impossibile sedersi, così come su quello delle 18.05. Ma il problema è più grave, visto che nel giro di pochi mesi non ci sarà più nessuna Freccia Bianca e soprattutto che non ci saranno alternative, se non i treni regionali, già oggi sovraccarichi! Leggo sul sito di Trenitalia, controllata al 100% da Ferrovie dello stato Spa, che la sua “mission” sarebbe quella di “garantire al paese un’offerta di servizi di qualità in grado di soddisfare in ambito nazionale ed europeo le esigenze di mobilità del viaggiatore…”. Come si pensa di garantire la mobilità a chi per esigenze di lavoro e di studio deve recarsi con continuità a Milano? Sarebbe interessante conoscere la risposta a questo interrogativo non solo di Trenitalia, ma anche della Regione e del suo Presidente.

  5. Già: ridiscussione dei piani di Trenitalia/Ferrovie dello Stato. Già questo è il punto di partenza dell’assurdo: che si debba discutere di piani di trasporto nazionali PUBBLICI con un’azienda privata. Caos assoluto: Inghilterra docet. Quando il servizio nazionale è stato definitivamente privatizzato – John Major, anni post Thatcher… perché perfino lei (che però aveva avviato il declino) l’aveva tenuto ‘al riparo” da logiche di esclusivo profitto – il sistema è “scoppiato”: incidenti devastanti (ricordiamo, prego, la fine degli anni ‘90) perché non venivano più coordinate in modo adeguato le manutenzioni di binari e strutture, salti di orario, incremento costo dei biglietti, disinteresse per i passeggeri… Un sistema che era un orologio ben funzionante che poteva essere portato ad esempio in Europa ed ovunque , che è stato letteralmente distrutto… (rottamato?). A vantaggio di chi e a scapito di chi?…. Ma che domande retoriche, eh.

  6. Leggo su Bresciaogggi in data odierna un articolo, ripreso dal gruppo “Sbianca la Freccia” di Facebook, su una discussione avvenuta sul Freccia Rossa delle 8.39 tra un utente – “Signor U” – ed il controllore, un articolo illuminante per le argomentazioni portate dal Sig. U nel controbattere alle contestazioni del controllore sulla validità del suo abbonamento. Che di Alta Velocità non si possa parlare se n’è accorto chiunque sia salito sul Freccia Rossa, hanno gli stessi tempi di percorrenza del Freccia Bianca: 46 minuti e registrano gli stessi ritardi… Che sia inaccettabile che Trenitalia sopprima un servizio per il quale ha richiesto il pagamento anticipato, senza avvertire l’utente pagante; ovviamente sui cartelli con gli orari dei treni affissi alle stazioni di Milano e di Brescia continuano a comparire i Freccia Bianca ora soppressi. Martedì una scena analoga è avvenuta anche sul Freccia Rossa delle 17.35 da Milano, solo che i viaggiatori che sono saliti e hanno discusso con il controllore erano almeno una dozzina: avevano l’abbonamento al Freccia Bianca, alla richiesta del controllore si sono rifiutati di mostrare i documenti e sono scesi a Brescia, dove c’era la polizia Ferroviaria allertata dal controllore che li aspettava, ma senza alcuna conseguenza… I controllori non hanno colpe per questa situazione, ma resistere in alcuni casi è l’unica risposta a scelte sconsiderate di un’azienda che avrebbe la responsabilità di garantire un servizio pubblico.

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