Caro Rolfi, riportiamo la Valcamonica nell’Ats bresciana

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di Claudio Bragaglio – In vari interventi, il consigliere regionale Fabio Rolfi s’è misurato con i problemi della futura provincia di Brescia. Ma in modo, direi, dissociato. Per metà, da leghista duro e puro, con propaganda, polemiche e fendenti all’aria, con quel suo spadone leghista. Per metà, invece con argomenti ragionati, per cui valga l’impegno per un confronto serio. Quand’anche in polemica con un PD nazionale, ancora troppo incerto sul futuro degli Enti di Area Vasta.

Da parte mia non m’attarderei sui limiti della legge Delrio, come fa Rolfi. Anzi mi ritrovo a difenderla, visto che tira un’aria persino peggiorativa. Ma – ed è il primo punto che gli pongo – qual è l’obbiettivo del presidente Maroni? Sparlare strumentalmente del Governo nazionale o proporre un progetto autonomista, resistendo alle proprie tentazioni d’un neocentralismo regionale?

Intanto constato che la Lega, oltrepassando il confine lombardo, seppur titubante ha messo il naso appena oltre il Ticino, diventando filo-elvetica. Con quei suoi “Cantoni”, al posto delle Province di conio napoleonico. In verità, i Cantoni c’entran nulla con la Lombardia, ma fa sentire la Lega meno sola con Grigioni e Vallesi. Vedremo se lì si ferma o le vien voglia anche d’un po’ d’Europa.

La suddivisione proposta da Maroni per i futuri Enti di Area Vasta presenta aspetti positivi per l’aggregazione di alcune ex province. Come peraltro sostiene anche il recente Documento delle Associazioni di Comuni e delle Province Lombarde, del 26 aprile. Ma questo stesso documento, per realtà come Brescia, muove una critica sostenendo che i confini provinciali debbano essere mantenuti e che per la “Provincia montana” ci debba essere una “parziale riduzione”. Leggasi: la Valcamonica non con Sondrio, ma con Brescia.

Nella sua nuova veste di presidente della Commissione Sanità, Fabio Rolfi potrebbe svolgere un ruolo che finora mi pare abbia voluto evitare. Quindi fare in modo che l’ATS sanitaria della Valcamonica venga re-incardinata su Brescia. Capisco i suoi silenzi e pure lo stato di confusione della Lega in Valcamonica. Ma il nodo va affrontato con coraggio e chiarezza. Da subito. Visto che per Maroni le Agenzie ATS preludono ai futuri Cantoni (o “nuove Province”, che dir si voglia). 

I Sindaci della Valcamonica hanno sottoscritto un documento rivendicando per la Valcamonica un ruolo di “Ente di Area vasta”. Comprensibile una tale aspirazione, ma essa si pone in rotta di collisione con il processo legislativo in corso.

Tutti sanno dell’impossibilità d’un tale obbiettivo (com’è stato peraltro per la “Provincia camuna”). Ma per taluni è sufficiente riscuotere il proprio tagliando elettorale. Nulla più.

L’unica attenuante che mi sentirei di riconoscere è dovuta al pasticcio delle tre Province montane (Sondrio, Belluno, Verbano-Val d’Ossola), privilegiate a scapito degli altri territori montani. Un gran pasticcio, al punto che sull’arco alpino – altro che semplificazione! – ci troviamo il peggior spezzatino: tre speciali Province Montane, tre Regioni a statuto speciale, due Province che fanno una Regione, nonché tre Regioni a statuto ordinario. Un rompicapo, peggio del cubo di Rubik.

Vi sono nodi – come quello sanitario – che non possono essere rinviati a dopo il Referendum costituzionale. Penso anche al Programma di Bacino per il trasporto pubblico provinciale, già in fase di approntamento. Ben sapendo che la Provincia di Brescia non può sostenere i costi se rimane il criterio dei Cantoni ricalcati sulle attuali ATS. Quindi con la Valcamonica in Valtellina.

Scelta scriteriata e avulsa dalla realtà. Si pensi solo che ogni giorno per scuola-lavoro gli spostamenti andata-ritorno della Valcamonica verso Brescia sono più di 8 mila (60% auto e 40% treno-bus), mentre verso la Valtellina son meno di 400 unità.

Quindi l’obbiettivo è la Valcamonica nell’ATS (sanità) e nel TPL (trasporti) di Brescia.

Ma il tema è più generale e riguarda l’integrazione dei diversi territori nella rete di servizi, di mobilità, di sviluppo economico e turistico della Lombardia orientale. Questa la sfida da assumere, con la Valcamonica che è parte decisiva di questo progetto di governo territoriale e di sviluppo.

Ecco perché un tale disegno richiede, da subito, la ricollocazione della Valcamonica nell’ATS bresciana. Da subito. Ed è importante sapere se su questa questione per la presidenza della Commissione sanità – nel passaggio da Rizzi a Rolfi – c’è continuità o cambiamento.

* Vicepresidente agenzia Tpl Brescia

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  1. Ci si spertica in complicate spiegazioni. Ma la verità sta nel fatto che siste anche la “banalità della politica”. Infatti dò una spiegazione, che perfino m’imbarazza. Per ragioni di pura clientela (con nomi dei proponenti e per finanziamenti statali privilegiati) sono state introdotte nella legge Delrio le “province montane”, poste sul confine (?!),come province speciali. Una scelta che discrimina tra loro le varie aree montane, tra chi è dentro e chi fuori. Maroni s’inventa la “provincia montana” dell’intero Nord della Lombardia (dalla Valsabbia a Como). Il Cantone montano. L’operazione dei tre cantoni (Milano metropolitana, Padano e Montano) fallisce e i Cantoni diventano otto. Ma per giustificare l’esistenza di una piccola provincia (speciale e montana) come la Valtellina (180 mila ab.) aggregano a Sondrio due aree (parte di Lecco e la Valcamonica), per fare massa e giustificarne l’esistenza. Da qui è partita l’aggregazione della Valcamonica alla struttura sanitaria (ATS) di Sondrio. E la stupidaggine dello spostamento di tutta la futura riorganizzazione dei servizi (statali e provinciali) verso la Valtellina. Si dirà: incredibile! Incredibile, ma possibile, una tale assurdità, visto che nero su bianco son cose scritte in Documenti della Giunta regionale.

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