Caffaro e dimissioni di Moreni, più che le polemiche serve uno scatto

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di Oriella Savoldi – Le dimissioni da Commissario del Sin-Caffaro Roberto Moreni annunciate nei giorni scorsi stanno alimentando una discussione su poteri e burocrazia da una parte e polemiche tra forze politiche dall’altra. Come Cgil, in rappresentanza delle tante lavoratrici e lavoratori presenti nel sito e nella convinzione che il Sin-Caffaro sia questione centrale per la città, pensiamo sia doveroso l’interesse e l’impegno di tutti e vogliamo rimettere al centro domande che ancora non hanno risposta da parte di istituzioni, enti ed imprese.

All’ASL bresciana, ora ATS, incaricata dalla convenzione sottoscritta con il Ministero di effettuare uno studio caso-controllo su 150 casi di patologie cancerogene per certificare la correlazione fra le stesse e l’inquinamento ambientale, considerato anche il ritardo rispetto ai termini di scadenza, chiediamo di rendere noto le evidenze emerse, precisando numeri e criteri della selezione.

E sempre all’ASL bresciana chiediamo di chiarire cosa freni l’avvio del monitoraggio epidemiologico più che mai necessario per un quadro veritiero della dimensione del rischio sanitario che incombe sulla popolazione bresciana. Tanto più considerando la tendenza rilevata dai dati dell’Istituto Superiore di Sanità sull’aumento delle patologie cancerogene a Brescia più che nelle altre città industriali italiane.

Alle istituzioni firmatarie dell’accordo di programma 2009 – Ministero dell’ambiente in primis, Regione Lombardia, Provincia, Comuni di Brescia, Castegnato e Passirano – chiediamo perché non perseguano la realizzazione di un Piano complessivo di messa in sicurezza e bonifica del Sin-Caffaro, passaggio indispensabile all’individuazione degli interventi prioritari e all’attivazione del Piano finanziario necessario ad affrontarli, comprese le misure di accompagnamento a quelli in obbligo ai privati.

Da tempo la Cgil sostiene questa necessità e ad essa ha condizionato la condivisione della nomina di un commissario. In assenza di un Piano complessivo e di risorse finanziarie al commissario in carica, chiunque egli sia, resta infatti ben poco da gestire e da coordinare. È in tale contesto che troviamo quantomeno fuorviante la discussione su una diversa distribuzione dei poteri o la chiamata in causa di impedimenti burocratici, non perché assenti ma perché mai del tutto insuperabili come dimostrato dell’accelerazione impressa alle procedure in capo al Ministero da parte dell’attuale dirigente responsabile. A meno che, e questo sarebbe grave, non si pensi che sia la Conferenza dei Servizi, aperta a tutti i portatori di interesse per il vaglio di decisioni e progetti di intervento, un impedimento burocratico.

Alla Provincia chiediamo di dire cosa sta facendo per individuare, come prescritto in più Conferenze dei Servizi, i responsabili degli inquinanti accertati dall’Arpa in diverse aree.

Alle tante imprese bresciane interne al Sin-Caffaro e alle loro associazioni di rappresentanza – oltre che rammentare l’obbligo alla valutazione dei rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori nell’ambito degli incontri previsti dalle norme in materia, nonché di confronti con le rappresentanze sindacali all’insegna di moderne e più avanzate relazioni industriali – chiediamo se la messa in sicurezza e la bonifica di un’area così importante per la nostra provincia non meriti uno sforzo esemplare. Perché sì, sia permesso l’inciso, non di solo Albero della Vita si mangia e si respira.

Analogo rispetto degli obblighi e sforzo di confronto lo chiediamo a maggior ragione agli enti e imprese pubbliche, non ultimo agli Spedali Civili, considerati anche i livelli degli inquinanti accertati nel suolo e nelle acque.

Al commissario, considerate le intenzioni di interventi cautelativi annunciati nell’ultima Conferenza dei Servizi in sostituzione dei privati in obbligo di bonifica, chiediamo che contestualmente ai progetti siano precisate anche le misure di rivalsa per il rientro del denaro pubblico allo scopo destinato.

In conclusione, pur riconoscendo nella situazione fin qui osservata lo sforzo fatto dall’attuale amministrazione bresciana per la bonifica delle aree pubbliche comunali, riteniamo che ben di più si possa e si debba fare per far fare un balzo in avanti sostanziale nella messa in sicurezza e bonifica del Sin Caffaro. Con relativi benefici per tutti – lavoratori, cittadini, imprese – a livello sociale, occupazionale, sanitario, economico e ambientale.

* segreteria Camera del Lavoro di Brescia

 

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UN COMMENTO

  1. Afferma la Segretaria della Camera del Lavoro: “chiediamo che contestualmente ai progetti siano precisate anche le misure di rivalsa per il rientro del denaro pubblico allo scopo destinato.” Scusi, con chi si dovrebbe rivalere secondo Lei e con quale previsione di tempi notoriamente biblici ? La conosce la vicenda della proprietà Caffaro e l’attuale situazione dopo i vari “spacchettamenti” ? Ultima domanda: lo sa o non lo sa che l’allora Sindaco On.le Prof.Paolo Corsini, su consiglio del suo Vice Avv.Onofri, di fronte alla previsione di un’azione giudiziaria nei confronti della proprietà Caffaro, dichiarò che il Comune non si sarebbe nemmeno costituito parte civile vista la probabilità uguale a zero, secondo loro, di esito favorevole in sede giudiziaria ? Signora Savoldi, servirebbe sì uno scatto: nel futuro, per azzerare la storia politica di questa città negli ultimi venticinque anni. Ma le persone, o i loro eredi politici, sono purtroppo sempre gli stessi. E i risultati si vedono.

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