Ubi, nel nuovo piano industriale 2.750 esuberi e 280 sportelli chiusi

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Ben 2.750 licenziamenti (1.529 del 2015 a 1.250 nel 2019), se pur mitigati da 1.110 nuovi arrivi, e 280 sportelli chiusi. Sono questi i numeri del nuovo piano industriale di Ubi, che prevede di semplificare l’assetto del gruppo dando vita alla Banca Unica, con l’incorporazione di tutti i sette istituti controllati attraverso il concambio con proprie azioni. L’operazione dovrebbe concludersi entro la prima parte del 2017. Il venir meno dell’uso societario dei marchi, che rimarranno sulla rete, comporterà svalutazioni lorde per 60 milioni di euro.

Nel dettaglio – secondo quanto riportato dall’edizione di Brescia del Corriere della Sera – “la fusione con Banca Popolare di Bergamo e con Banco di Brescia non comporterà effetti sul capitale, perché le due società sono interamente controllate. Effetti minimi, per quanto riguarda l’emissione di nuove azioni, per la fusione con Banca Popolare di Ancona, controllata al 99,59%, con Banca Carime (99,99%) e Banca di Valle Camonica (98.70%). La gran parte delle azioni andranno in concambio agli azionisti di Banca Regionale Europea, di cui Ubi ha il 74,79%, e di Banca Popolare Commercio e Industria (83,76%). Ubi ha inoltre riacquistato le azioni privilegiate Banca Regionale Europea detenute dalla Fondazione CariCuneo, per 120 milioni di euro. A seguito della fusione la Fondazione CariCuneo avrà il 5,90% di Ubi, la Fondazione Banca del Monte Lombardia il 5,20%.

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  1. il risultato dell ‘ingordigia assoluta della banca , come le altre , quando alla fine degli anni 90 e nel 2000 apriva e comprava sportelli ovunque , con sovrapposizioni di filiali sistematicamente vuote per la nascente crisi che oggi è una grave realtà . il titolo ubi dai 17 € di qualche anno fà , crollato ai 3 € . e le banche sono salve ugualmente , non certo i ” risparmiatori ” che anzi si vedono costretti ad elemosinare un apertura di credito molto spesso negata . colosso dalle zampe di argilla , legato a filo doppio con quel MPS candidata a ripetere banca etruria . felice di non possedere più una sola azione .

  2. Avete dato un occhio ai numeri: hai 2.750 persone che chiami esuberi, ma contestualmente ne assumi 1.100. E’ una semplice sostituzione di costo al ribasso: non c’è alcuna analisi organizzativa a monte. In più si chiudono sportelli a raffica sempre e solo per tagliare costi fissi dirottando, per capirci, la clientela prima di due o tre Filiali su una sola. Ne conseguno: qualità del servizio sempre più scadente, competizione solo sui costi, consulenza e personalizzazione dei rapporti ridotta al minimo, strategie sui ricavi non pervenute. Ch sia già Anubi Banca ? Non sarà che aspettano il taghettatore nell’oltretomba delle banche ?

  3. si chiama razionalizzazione taglio costi taglio personale. Si chiama invece “furto legalizzato dallo Stato” la continua ed incessante modifica unilaterale delle condizioni delle commissioni applicate da alcuni istituti. Tutto per mantener super manager e bolle speculative per finanziamenti ad aziende “amiche” bollite! Ogni riferimento e’ puramente casuale e frutto della mia immaginazione. beep

  4. certo , tagliano i vecchi contratti e ” assumono ” i giovani galoppini , gli fan credere che sono direttori di filiale e così a costo quasi zero li caricano di budget impossibili al giorno d’oggi . intanto amici degli amici si scambiano poltrone e scranni e nel frattempo in ubi banca non ci va quasi più nessuno…ogni 15 giorni cambia il ” direttore ” , ogni volta resti uno sconosciuto anche se magari il pedigree l’ avevi fin dalla banca san paolo con una tua storia etc etc…ora sei nessuno, qualità prossima allo zero , le poste sono più efficenti e dico tutto. attenzione al territorio ? quale, se ogni volta che entri in una filiale ti chiedono …scusi lei è correntista , visto la girandola di personale ! banca carissima, servizio scarso , trovare qualcuno che risponda al telefono in sede è un miracolo , spesso ” cade la linea ” e ti domandi ma che razza di banca è questa ?

  5. Bisognerebbe rivolgersi a tutti coloro che, tra i soci storici e di peso, ascoltarono le “sirene” delle fusioni viste sia come ineludibili sia come fonte di grandi performance, grandi crescite, grande remunerazione per gli azionisti. Un flop dopo l’altro, con gli ultimi dieci anni spesi in interventi esclusivamente di cost cutting, peraltro sempre meno dissimulati, vivacchiando senza strategie sui ricavi. Espulso rapidamente il middle management che teneva in piedi la baracca con conscenze e competenze consolidate, ci si ritrova con al vertice dei giovanotti spaesati appartenenti a network autoreferenziali. E sotto, nelle gerarchie, dei ragazzini in balia delle attività burocratiche ed amministrative, con una rete commerciale ormai fatiscente, impreparata, orientata ai compiti e non al mercato, che arranca su obiettivi sempre più irraggiungibili. E il servizio al territorio ? L’ultimo dei problemi. E si vedono i risultati, conseguiti in maniera infinitesimale con l’attività delle reti commerciali. Sarà sempre più dura.

  6. E ripensare al ruolo delle banche? Questa poi in particolare è sempre stata, come la dc e il clero, votata ad avere clienti per “volontà divina”. Quindi non si è mai preoccupata di andarli a cercare. Ha sempre avuto dipendenti arroganti, messi lì dal santo in paradiso di turno, di famiglia bene e cattolica. Quindi, come accade sempre quando i posti vengono occupati per “conoscenze”, i risultati sono quelli di sempre: supponenza, incapacità e convinzione che appunto i clienti vengono dal cielo. Abbiamo visto che fine ha fatto la balena bianca a forza di sentirsi eletta per volontà divina, il clero sappiamo che ormai è una classe che si autoreferenzia e finchè lo stato italiano lo mantiene la fa ancora bella (economicamente), la banca, se non si dà una regolata, rischierà di fallire. E questa ormai è ridotta a navigare a vista senza una meta precisa. Aggiungiamo ormai la circostanza positiva che esistono mille altre banche, esiste una banca on line che ti permette di superare tutti gli ostacoli dello sportello. Esiste sempre più la consapevolezza che la banca deve diventare uno strumento a servizio dell’utente, non il contrario. Il quale utente vuole sempre più consulenza e sempre meno attività di sportello. Loro, essendo lenti e avulsi dai cambiamenti, per comodità, adesso si trovano esuberi, una banca non concorrenziale e messa male finanziariamente, senza prospettive e senza futuro.

  7. Ma mi domando: perchè i dipendenti delle banche devono avere un contratto ad hoc e molto più remunerativo? Perchè, anche loro, essendo dipendenti di aziende di servizi non hanno quello del commercio? E perchè non diamo la possibilità a tutti i cittadini di avere un conto corrente fiscale istituito dallo stato che ti viene attivato dalla nascita come il codice fiscale e sul quale puoi far transitare tutte le tue operazioni senza pagare la men che minima commissione? Ormai l’Agenzia delle Entrate controlla tutti i movimenti. Quindi che senso ha dare in mano alle banche i nostri soldi che poi usa per i suoi comodi, non ti dà una remunerazione e in più rischi di perderli se la banca sbaglia? Io mi rivolgo alla banca o a un altro intermediario se ho bisogno di consulenza, non per depositare i miei soldi. Certo, così, per le banche, i bancari e i banchieri diventerebbe tutto molto più difficile, ma per noi sarebbe tutto molto più semplice…

  8. Giustissime riflessioni. Mentre il mercato chiede relazioni personalizzate e conuslenziali, il numero uno di Ubi. Victor Massiah, dichiara che il suo sogno è avere tutti i clienti…on line. Sì, non li vuol proprio più vedere. Solo perchè così diminuiscono i costi, si tagliano ancora risorse umane e il conto economico pinage un po’ meno. Questi si stanno suicidando commercialmente e si vantano pure. Ciliegina sulla torta (avariata…) la nomina a Presidente del Consiglio di gestione, cioè il faro strategico della banca, della Signora Letizia Moratti. Sì, proprio Lei la ex Sindaco di Milano ed ex Ministro dell’Istruzione: figura politica, berlusconiana di ferro poi caduta in disgrazia. E dicono che sia stata voluta proprio dalle cariatidi e dagli elefanti soci bresciani che non sanno evidentemete ormai dove anadare a parare oppure peerchè la Signora deve traghettarli (dice bene il commentatore ANUBI) altrove: fusione con Monte Paschi o Veneto Banca. Come con ASM, c’erano una volta il Credito Agrario Bresciano e la Banca S.Paolo. Poi i vari Faissola, Bazoli e Camadini decisero di elimiarsi a vicenda…

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