Ubi, a settembre un leggero miglioramento dei conti

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Il Consiglio di Gestione di Unione di Banche Italiane Spa (UBI Banca) ha approvato i risultati consolidati dei primi 9 mesi del 2016, che si sono chiusi, dopo la contabilizzazione degli impatti “una tantum” relativi al nuovo Piano Industriale presentato il 27 giugno u.s. (-840 milioni), con un risultato netto di -754,5 milioni, in miglioramento rispetto al risultato di giugno 2016 (-787 milioni) grazie all’utile conseguito nel terzo trimestre dell’anno, pari a 32,5 milioni. Il risultato dei 9 mesi va a raffrontarsi con i 162 milioni conseguiti nei primi nove mesi del 2015. Si rammenta che gli impatti derivanti dall’attuazione del Piano Industriale, contabilizzati essenzialmente nel secondo trimestre dell’anno, ammontano complessivamente a circa -840 milioni netti e riguardano, in particolare: • l’incremento delle rettifiche su crediti, di cui circa 851 milioni (586 al netto di imposte e di terzi) riconducibili a rettifiche già dedotte dal patrimonio di vigilanza (la cosiddetta “shortfall”), da ricondursi anche all’obiettivo di riduzione del rapporto tra crediti deteriorati netti e patrimonio tangibile (Texas Ratio) in arco di Piano, • gli oneri per incentivi all’esodo per 323 milioni (207 al netto di imposte e di terzi) finalizzati alla progressiva riduzione degli organici del Gruppo, • l’impairment dei marchi (63 milioni, 38 al netto di imposte e terzi) e parte delle spese progettuali (12 milioni circa, 8 al netto di imposte e terzi contabilizzati nel 2° e 3° trim 2016) correlati al progetto “Banca Unica”.

I risultati dei primi 9 mesi del 2016 rispetto ai primi 9 mesi del 2015 I primi 9 mesi dell’anno si sono chiusi con proventi operativi per 2.334 milioni, rispetto ai 2.467 milioni dei primi 9 mesi del 2015, segnati dal minor contributo del margine d’interesse e della finanza, mentre risulta in crescita l’apporto delle commissioni nette. Nel dettaglio, il margine d’interesse, pari a 1.133 milioni, ha mostrato una flessione rispetto ai 1.246 milioni dell’analogo periodo del 2015, attribuibile in parti pressoché uguali alla riduzione del contributo del portafoglio titoli di proprietà – per il quale è in corso una manovra di riduzione e ricomposizione, come da Piano Industriale – e alla contrazione del risultato dell’intermediazione con la clientela in uno scenario di forte riduzione dei tassi di mercato (l’Euribor a 1 mese è sceso in media nei 9 mesi a -33 punti base dai precedenti -5 punti base). Nel dettaglio, il portafoglio titoli di proprietà ha generato interessi attivi per circa 172 milioni rispetto ai precedenti 227,8 – in presenza di investimenti in titoli di debito scesi nei 12 mesi di 1,3 miliardi (-3,2 miliardi il portafoglio titoli di stato italiani). Il margine netto prodotto dall’attività di intermediazione con la clientela si è attestato a 966,8 milioni, in flessione rispetto ai precedenti 1.026,5 principalmente per effetto dell’impatto dell’evoluzione dei tassi di mercato, non controbilanciata dall’evoluzione dei volumi di impiego, stabili in termini medi, e dalla progressiva riduzione in corso del costo della raccolta. L’andamento del margine d’interesse risente inoltre della riduzione degli interessi attivi registrati sulle attività deteriorate, in relazione alla significativa contrazione dei volumi di inadempienze probabili, pari a -34,9 milioni anno su anno. Le commissioni nette hanno totalizzato 988,8 milioni, +2% rispetto all’analogo periodo del 2015 nonostante la minor presenza di commissioni di performance (-4,6 milioni). Le commissioni relative ai servizi di gestione, intermediazione e consulenza, che rappresentano il 56% circa dell’aggregato commissionale, si sono attestati a 555,3 milioni, in crescita del 7,1% rispetto al 2015; le commissioni correlate all’attività bancaria tradizionale ammontano a 433,5 milioni, e registrano una riduzione del 3,9% rispetto all’anno precedente. Il risultato dell’attività finanziaria si è posizionato a 106,3 milioni (138,9 milioni di euro nei primi 9 mesi del 2015), e registra i seguenti contributi: – per 23,5 milioni dall’attività di negoziazione (57,3 milioni nei 9M2015); – per 89,1 milioni dalla cessione di asset finanziari (70,6 milioni nei 9M2015), principalmente riconducibili, come nel periodo precedente, alla cessione di titoli di Stato italiani; la voce comprende inoltre nel 2016 gli introiti riconducibili alle azioni Visa Europe Ltd, per un ammontare complessivo di 15,2 milioni contabilizzati nel 2trim2016; – per -7,2 milioni dalla valutazione delle attività finanziarie al fair value (+3,8 milioni nei 9M2015); – per 1 milione dalle attività di copertura (+7,3 milioni nei 9M2015).

Dal lato dei costi, nonostante l’inclusione dei contributi ordinari al Fondo di Risoluzione (circa 32 milioni nel 1trim2016) e al Deposit Guarantee Scheme (26,4 milioni nel 3 trim2016), non presenti nel 2015 , gli oneri operativi dei primi 9 mesi dell’anno si sono attestati a 1.553,2 milioni di euro, con un incremento di soli 11,1 milioni rispetto al 2015. Gli oneri operativi non includono i costi straordinari correlati al nuovo Piano Industriale, che sono stati riclassificati a voci proprie, per consentire la disamina delle tendenze operative ordinarie.

Nel dettaglio: – le spese per il personale hanno registrato un’ulteriore riduzione di 18,9 milioni (-1,9%) rispetto ai

primi 9M2015, totalizzando 953,8 milioni. I risparmi derivano principalmente dalla diminuita forza lavoro media (-285 risorse nei dodici mesi), dal turnover delle risorse incentivate, nonché dai minori esborsi per prestazioni lavorative nelle varie forme previste dagli Accordi sindacali via via sottoscritti, dai congedi straordinari fino all’impatto dei nuovi part-time;

– le altre spese amministrative, pari a 493,4 milioni, includono i 58,4 milioni complessivi relativi ai contributi ordinari al Fondo di Risoluzione e al Deposit Guarantee Scheme di cui sopra, non

8 presenti nel 2015 in questa voce , e si raffrontano con i 454,6 milioni del 2015. Al netto di tali contributi, le altre spese amministrative risultano in riduzione del 4,3% rispetto al 2015, grazie al contenimento di pressoché tutte le componenti di costo. – infine, le rettifiche di valore nette su attività materiali e immateriali hanno totalizzato 106

milioni, registrando una diminuzione di 8,7 milioni rispetto ai primi 9M2015 per effetto di minori ammortamenti in ambito IT e real estate, ma anche di una minor PPA allocata a seguito dell’impairment dei marchi effettuato in sede di attivazione del Piano Industriale.

Nei primi 9 mesi dell’anno sono state contabilizzate rettifiche di valore nette per deterioramento crediti per 1.373,8 milioni (557,6 nei 9M2015). Le maggiori rettifiche annunciate il 27 giugno u.s. quale premessa alle proiezioni di Piano Industriale, hanno comportato il parziale riassorbimento della cosiddetta “shortfall”, ossia della differenza tra la perdita attesa e le rettifiche di valore, già dedotta dal patrimonio di vigilanza, per circa 851 milioni. Al netto di tale importo, le rettifiche di valore del periodo ammontano a circa 522,9 milioni.

Grazie alle rettifiche di valore effettuate, la copertura complessiva dei crediti deteriorati ha segnato un incremento, attestandosi, inclusi gli stralci, al 45,1% (era il 44,3% a giugno 2016 e il 37,2% a dicembre 2015).

Infine, il conto economico dei primi 9 mesi del 2016 registra rettifiche di valore nette per deterioramento di altre attività/passività finanziarie per 50,9 milioni (6,4 nel 2015) essenzialmente riconducibili a un importo una tantum (43,4 milioni lordi) relativo al sostanziale azzeramento del rischio di credito residuo legato a strumenti finanziari rivenienti da una posizione di credito deteriorato.  

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  1. Ultime quattro righe del comunicato stampa: 43,4 milioni di rischio di credito azzerati su…una posizione di credito deteriorato ? Chi deteneva questa milionaria poszione di credito ?

  2. La forte contrazione del risultato da intermedizione da clientala dovrebbe essere correlato non già ai tassi, notoriamente fermi da tempo, ma piuttosto alla dinamica del numero di clienti (effettivi non virtuali o conteggiati sugli NDG) della rete Ubi. La forza commerciale del Gruppo è costantemente peggiorata e la qualità del servizio (relazionale e consulenziale) è bassissima. Non so quando, ma prima o poi qualcuno dovrebbe occuparsi di rilanciare i ricavi e non solo tagliare i costi chiudendo Filiali ed eliminando dipendenti.

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