Il governo mi salvi: è giallo sul bresciano che denuncia di essere stato rapito in Siria

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Da casa manca da aprile. Ed ora è improvvisamente ricomparso in un video, che lo ritrae con una lunga barba bianca inginocchiato in un campo – tra gli ulivi – davanti a un uomo incappucciato e armato di mitra. Nelle mani, il “prigioniero” tiene un cartello con la data del 16 novembre 2016. Ma in una pagina Facebook compaiono anche altre due foto: una simile alla prima, l’altra con il passaporto dell’uomo: Sergio Zanotti, nato nel 1960 a Marone.

“Mi chiamo Sergio Zanotti e da sette mesi sono prigioniero qui in Siria. Prego il governo italiano di intervenire nei miei confronti prima di una mia eventuale esecuzione”, spiega nel video l’uomo, con chiaro accento bresciano.

Ma le incongruenze rispetto al filmato sarebbero molte. Mancherebbero, infatti, la rivendicazione del rapimento e un’eventuale richiesta di riscatto. Inoltre non vi sono certezze del fatto che l’uomo sia in Siria, visto che le ultime informazioni – prima che la ex moglie facesse segnalazione alla Farnesina – lo davano in Turchia per visitare un amico. Inoltre le condizioni di Zanotti apparirebbero troppo buone per giustificare mesi di rapimento.

Zanotti ha tre figlie (tra i 25 e i 35 anni). Fino a qualche anno fa gestiva una piccola azienda meccanica, poi chiusa.

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