Stop alle moschee, Maroni: la Corte costituzionale ci ha dato ragione

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Roberto Maroni
Roberto Maroni

La Regione Lombardia canta vittoria, e conferma i limiti alle nuove moschee. A riferirlo è il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, a margine della presentazione degli aggiornamenti sulla legge regionale sui luoghi di culto, illustrati oggi nella conferenza stampa dopo giunta dall’assessore al Territorio, Urbanistica, Difesa del suolo e Citta’ metropolitana, Viviana Beccalossi.

“La Corte Costituzionale ha confermato la nostra legge sui luoghi di culto – ha detto Maroni –  muovendo solo un paio di rilievi, come quello relativo alle telecamere che noi avevamo previsto fossero a carico delle associazioni religiose e quello di non distinguere fra le confessioni che hanno un accordo con lo Stato e quelle che non ce l’hanno. Detto cio’, la nostra legge e’ in vigore per tutte le altre parti. Anche da questo punto di vista, siamo lieti che la Corte Costituzionale abbia riconosciuto la validita’ della nostra iniziativa, che non riguarda la liberta’ religiosa, ma le norme urbanistiche, rimaste saldamente nelle mani delle Regioni, dopo il fallimento del tentativo di togliercele con il referendum del dicembre scorso. Tutto cio’ ci rafforza nella convinzione di insistere in questa direzione”.

“Stop ai centri culturali islamici che svolgono a tutti gli effetti funzione di luogo di culto. Da oggi i Comuni lombardi, hanno uno strumento in piu’ per fronteggiare quest’attivita’ illegale o regolamentare la presenza di queste realta’”. Ha invece commentato l’a
Beccalossi, che ha presentato in Giunta una Circolare esplicativa che consente ai Comuni di chiarire i dubbi che riguardano l’applicazione della Legge sui nuovi luoghi di culto “con l’obiettivo di rendere piu’ sicuri i cittadini facendo ulteriore chiarezza sulle norme in vigore”.

COSA CAMBIA – Con la nuova Circolare, dunque, i Centri culturali nati dopo la Legge 2/2015, se prevedono nel loro statuto finalita’ religiose o, di fatto, svolgono regolarmente funzioni di luogo di preghiera, sono da equipararsi a tutti gli effetti a luoghi di culto. Per quelli, invece, gia’ esistenti prima dell’entrata in vigore della stessa norma regionale, la possibilita’ di svolgere attivita’ legate al culto e’ vincolata alla destinazione d’uso
dell’edificio che ne ospita la sede che puo’ essere concessa solo previa modifica del Pgt per inserire l’area nel piano delle attrezzature religiose. “In pratica – ha spiegato Beccalossi – i sindaci hanno il potere di intervenire su quei centri culturali islamici che, di fatto, usano capannoni, magazzini, negozi e anche appartamenti per svolgere funzione di luogo di preghiera”.

706 SEGNALAZIONI “Ad agosto – ha spiegato Beccalossi – avevo scritto a tutti i sindaci per mappare la presenza di centri culturali islamici, moschee o scuole coraniche. Fra le 706 risposte ricevute, 80 situazioni devono essere approfondite perche’ abbiamo avuto la conferma della presenza di luoghi di aggregazione di comunita’ islamiche spesso in locali destinati ad altro scopo come magazzini, esercizi commerciali, e abitazioni private”.

RACCOLTO DATI INTERESSANTI, GIA’ A DISPOSIZIONE FORZE ORDINE – “Questi dati – ha continuato Beccalossi – sono stati ritenuti ‘molto interessanti’ da tutte le Forze dell’Ordine e ci sono stati chiesti anche dall’ex prefetto di Milano, Alessandro Marangoni, a testimonianza della bonta’ e dell’utilita’ del nostro provvedimento che andava a supportare l’attenta azione di controllo che Carabinieri e Polizia svolgono quotidianamente”.

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