Pd bresciano, nasce il fronte dei cattolici con Orlando

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Tino Bino e Andrea Orlando (fotomontaggio bsnews.it)
Tino Bino e Andrea Orlando (fotomontaggio bsnews.it)
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La divisione all’interno del Partito democratico è forte, e radicata. Nel Bresciano la maggioranza degli ex della Margherita – in vista delle votazioni per il nuovo segretario nazionale del Pd – sono schierati con Matteo Renzi, mentre una buona parte degli ex Ds è schierata con Andrea Orlando .

Fin qui la regola, ma le eccezioni sono numerose su entrambi i fronti. Tra i renziani di ferro, ad esempio, non è possibile non citare il segretario cittadino del Pd Giorgio De Martin (ex Ds, ala liberal). Ma anche nel mondo cattolico c’è un ampio fronte di “dissidenti”, che hanno deciso di non appoggiare l’ex premier.

I nomi – presentati oggi nel corso di una conferenza stampa – sono di tutto rispetto. Da Tino Bino, martinazzoliano e prodiano della prima ora, già candidato alla carica di presidente della Provincia al deputato (ex montiano) a Gregorio Gitti con al seguito la moglie Francesca Bazoli. Senza dimenticare Piergiuseppe Caldana (direzione cittadina del Pd) e Angelo Balsamo, già segretario cittadino della Dc ai tempi di Mino Martinazzoli sindaco.

Un gruppo variegato, ma unito dall’ispirazione cattolica, che si somma a quello ex diessino, quasi ricompattato per l’occasione con l’adesione alla candidatura di Orlando – oltre alla sinistra interna – di figure come Franco Tolotti, Roberto Cammarata e altri.

 

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  1. ma quelli del c.d. mondo cattolico chi sono? quelli che hanno fatto la comunione? o quelli che nel nome di un presunto cattolicesimo fanno buoni affari prima nella dc poi nel polo delle libertà e adesso nel pd.

  2. La stella renziana, leggendo nomi e cognomi bresciani che si riposizionano, pare davvero spegnersi a poco a poco. Quel piglio fastidiosamente autoritario e decisionista con verniciatura mangeriale poteva durare solo se supportato dal’autorevolezza della vittoria referendaria. E’andata male. E, con la resa dei conti, il rischio per il PD non solo quello di non riuscire a riproporsi con un nuovo look di partito con più dibattito e condivisioni interne, ma soprattutto di non farcela a coordinare tutte le forze di centrosinistra in un progetto programmatico unitario e vincente. Insomma, come molti autorevoli politici bresciani sembrano segnalare, la domanda è: si può arrivare per tempo ad un nuovo Ulivo a guida PD pur in un sitema politico ormai tripolare ? Il tempo stringe, il 2018 si avvicina ed un coalizione di centrosinistra rischia sempre più di denominarsi… “Il Cipresso”.

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