Il 23 marzo diventi la festa della brescianità

Chi scrive, ad esempio, è convinto che le Dieci Giornate di Brescia, analogamente alle Cinque Giornale di Milano, fossero sì figlie di un moto popolare di rivolta, ma non per fare l’Italia, concetto esistente principalmente nelle menti di una ristretta élite borghese, ma bensì per liberarsi dal giogo oppressore dello straniero

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Fabio Rolfi (Lega Nord)
Fabio Rolfi (Lega Nord)
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di Fabio Rolfi* – Il 23 marzo del 1849 iniziarono le Dieci Giornate di Brescia, nelle fasi finali di quella che sarebbe stata ricordata come la prima Guerra d’Indipendenza. Per la nostra Città si tratta quindi di una ricorrenza importante, a ricordo delle gesta di un moto di popolo dalla cui fierezza è derivato l’appellativo di Leonessa d’Italia.

Si possono avere diverse idee circa il Risorgimento italiano. In passato ci sono state asprissime contrapposizioni sul reale significato di questo periodo e sulle interpretazioni che la storiografia ufficiale ne fornisce. Chi scrive, ad esempio, è convinto che le Dieci Giornate di Brescia, analogamente alle Cinque Giornale di Milano, fossero sì figlie di un moto popolare di rivolta, ma non per fare l’Italia, concetto esistente principalmente nelle menti di una ristretta élite borghese, ma bensì per liberarsi dal giogo oppressore dello straniero: un Impero austro-ungarico posto illegittimamente a regnare sulle ceneri della Serenissima dal Congresso di Vienna, dopo la capitolazione di Napoleone. La memoria delle libertà civili, la forte autonomia concessa da Venezia alle città facenti parte dello “Stato da Tera” (cui Brescia si concesse volontariamente), sommate alle più antiche prerogative di autogoverno figlie della florida età comunale, costituivano allora memoria e coscienza collettiva dei bresciani. Del resto è noto come le radici profonde non gelino e questo straordinario patrimonio civile, cui vanno aggiunte la frustrazione di una dominazione straniera e il clima incandescente in tutto il lombardo-veneto nel biennio 48-49, ha funzionato da catalizzatore per l’avvio delle Dieci Giornate, facendo giocoforza con le ben note mire espansionistiche di casa Savoia.

Si può essere d’accordo o meno con le premesse relative alle interpretazioni di questi moti, ma bisogna essere unanimi sul grande significato e sull’opportunità di valorizzare la ricorrenza in modo degno. Il rischio in questi casi è che si perda il ricordo dei fatti ma soprattutto di chi ha combattuto, anche offrendo la vita, per le generazioni future. Quanti conoscono i protagonisti e le dinamiche di quelle gloriose giornate di lotta? E quanti ancora sanno cosa fece Tito Speri e dove sta precisamente la sua tomba al Cimitero Vantiniano? Per queste ragioni vorrei approfittare di questo spazio per lanciare una proposta: si renda ufficialmente il 23 marzo festa cittadina. Celebriamo in modo consono l’inizio delle Dieci Giornale, come più si confà ad evento che, comunque lo si veda, rappresenta uno snodo fondamentale per la Città di Brescia. Come spesso si dice infatti la storia è maestra di vita e proprio in forza di questa verità, troppo spesso citata ma mai applicata a dovere, bisognerebbe fare un passo ulteriore verso la consapevolezza di se stessi e di ciò che un territorio rappresenta in termini di memoria condivisa.

  • Consigliere regionale Lega

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  1. Condivisibile l’analisi di Rolfi che ascrive la nascita all’Italia a una pulsione borghese (si pensi alla fine del povero Garibaldi). Di certo le Dieci giornate non furono un fenomeno nazionale, se pure nazionalisti erano alcuni degli animatori.

  2. Se nelle parole di Rolfi non ci fosse un chiaro intento politico e revisionista potrei anche sottoscrivere. Ma le parole non sono oggetti neutri e assumono valore a seconda del contesto, per cui non posso che non essere d’accordo…….

  3. Non ci vedo chiaro. Salvini tenta il partito nazionale e, per farlo, rischia pomodori maturi di San Marzano e Rolfi rilancia l’indipendentismo, addirittura provinciale? E Bossi che vota con il PD per dare fastidio a Salvini? Sta nascendo un nuovo asse Bossi/Rolfi? E la Bordonali che fa? sta a guardare? in fin dei conti è la seconda preferita, dopo Rolfi, come sindaco dal lettori di BSNews.

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