Infortuni sul lavoro, a Brescia sono ben 43 al giorno (e aumentano)

A Brescia, nel 2016, gli infortuni sono stati 15.816 contro i 15.530 del 2015: 43 al giorno quasi uno in più al giorno dell'anno prima

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Incidenti sul lavoro, grafica
Incidenti sul lavoro, grafica

Dopo 5 anni di calo, nel 2016 il numero di infortuni sul lavoro denunciati (e riconosciuti) è in crescita. A rilevarlo è l’Osservatorio Infortuni della Cgil di Brescia, rielaborando i dati di fonte Inail. A Brescia, nel 2016, gli infortuni sono stati 15.816 contro i 15.530 del 2015: 43 al giorno quasi uno in più al giorno dell’anno prima. Il trend bresciano si registra anche a livello regionale e nazionale.

«Nonostante l’ottimismo espresso dai vertici Inail nel confermare il trend in diminuzione degli infortuni nell’ultimo quinquennio – afferma Antonella Albanese, responsabile dell’ufficio sicurezza della camera del Lavoro di Brescia -, in realtà nel 2016 c’è un aumento di denunce di infortuni rispetto al 2015 (4.200 in più, pari al +0,66%). I dati relativi al primo trimestre confermano peraltro la crescita del fenomeno infortunistico».

Nel rapporto dell’Osservatorio si segnala in provincia di Brescia, riguardo ai casi di infortuni mortali, nel 2016 si è registrata una contrazione (18 in totale) con ben 12 morti in meno rispetto al drammatico bilancio del 2015, anno che era stato il peggiore del decennio. I settori interessati maggiormente da infortuni mortali sono sempre gli stessi, agricoltura e edilizia, con caduta dall’alto e ribaltamento dei mezzi agricoli.

Analizzando i dati sulle Malattie professionali per il 2016 si conferma a livello nazionale il trend in aumento delle denunce di malattie dovute al lavoro. Per Brescia le cifre di malattia professionale sono davvero irrisorie (566, contro le oltre 60mila a livello nazionale), soprattutto se consideriamo l’alta concentrazione produttiva tipica della nostra provincia.

«Le denunce di malattie professionali stanno facendo registrare un incremento negli anni – osserva Antonella Albanese – lasciando peraltro il dubbio che il fenomeno sia molto sottostimato rispetto al fenomeno reale». Per la Lombardia è sempre Bergamo la provincia con il maggior numero di casi denunciati, la metà delle quali viene riconosciuta come malattie professionale da parte dell’Inail. La provincia di Brescia rimane sotto la media nazionale anche nei riconoscimenti, 154 riconoscimenti su 566 denunce, il 27% circa contro il quasi 33% della media nazionale. In provincia di Brescia le maggiori patologie riconosciute nel 2016 riguardano malattie osteo-articolari, tumori, malattie dell’orecchio.

I tumori riconosciuti in Lombardia arrivano al 12,8%  del totale di Malattie professionali, superando il peso che gli stessi hanno a livello nazionale 983 circa il 5%. Le denunce di Tumori nella nostra regione sono state 424. I casi di tumore maligno alla vescica sono causati maggiormente da esposizione a agenti chimici composti organici e idrocarburi. I casi riconosciuti per i tumori maligni della cavità nasale e quelli di tumore dei seni paranasali, registrati per la nostra regione si verificano maggiormente nel settore artigiano in particolare nella lavorazione del legno. Da non trascurare il fattore ambiente che interagisce con i fattori di rischio lavorativo, un esempio sono i tumori polmonari, fenomeno molto sottostimato in una provincia come la nostra. In leggero calo per il 2016 il numero di patologie asbesto correlate riconosciute sia a livello nazionale che regionale rispetto al 2014-2015. A livello nazionale su 1.134 lavoratori riconosciuti, 337 sono quelli deceduti nel 2016. Sul totale di casi in Lombardia ben 106 (63%) sono stati mesoteliomi pleurici, 17 carcinoma polmonare. Per la nostra provincia 10 sono stati i casi di mesoteliomi della pleura (erano 5 nel 2015), 2 carcinomi polmonari.

«Importante – sottolinea la responsabile dell’Osservatorio Cgil – è continuare attraverso iniziative a tutti i livelli dagli enti istituzionalmente preposti alle parti sociali a far passare il concetto che le politiche di prevenzione non rappresentano un costo, piuttosto un investimento per la salute dei lavoratori delle imprese e dell’economia nel suo complesso. Da non trascurare peraltro che l’aumento della precarietà del lavoro, i continui cambiamenti normativi producono disorientamento e malessere nel mondo del lavoro sia nei giovani che stentano a inserirsi, sia nei lavoratori over 50 i quali, oltre ad essere quelli più soggetti in media ad infortunio, sono anche coloro che perdendo il lavoro non riuscirebbero più a ricollocarsi».

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