Ci siamo dimenticati Tito Speri e… la data delle X Giornate | di Michele Sgarro

Una riflessione di Michele Sgarro sulle X Giornate e sull'importanza che questa ricorrenza riveste per la città di Brescia

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Michele Sgarro
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di Michele Sgarro – Giovedì 27 luglio 2017. La mia fame di parole mi porta a inghiottire, masticare, ruminare il bel “pezzo” dell’amico Nino Dolfo (Corriere della sera – Brescia. Pagina 10 – cultura e tempo libero. La più amata). Il titolo (“X giornate di seduzione”) mi seduce e lo leggo davvero tutto, fino in fondo. Ma la sorpresa è grande: parlano delle X giornate di Brescia, siamo alla XII edizione ed è un bellissimo programma musicale dal 14 al 23 settembre. Per fortuna niente marcia di Radetzky!

A parte le spiritosaggini, l’articolo mi ha fatto tornare in mente Tito Speri e il suo compleanno, 2 agosto 1825. Il ragazzino, morto precocemente a 28 anni, il 3 marzo 1853, sta andando a festeggiare il suo 192esimo compleanno nel silenzio più assordante, a proposito di concerti, e i suoi concittadini, non più così attenti a queste cose, non lo ricordano, niente po’ po’ di meno, nemmeno a metà settembre, in piena vendemmia.
Ora io dico, memore delle cose belle che mi raccontava mia madre, abitante in via del Manzone, zona Carmine, negli anni quaranta del secolo scorso: le coccarde tricolori nelle vetrine dei negozi, la città impiumata e imbellettata a festa, dal 23 marzo all’1 aprile di ogni anno, con anche gli austriaci, ormai nostri amici europei, a passeggiare per le vie del borgo leonessico ai piedi del castello, senza più la paura di vedersi attivare addosso circa mille palle di cannone, dove sono?

Perché le X giornate della musica non si fanno nel loro periodo storico per definizione? La città di Tito Speri e, lasciatemelo gridare, di Carlo Zima, fabbro ventisettenne che ha dimostrato come muore un bresciano, è stata scelta da mio padre Antonio, terrone di Cerignola, per altre doti, è vero, laboriosa città dell’Alfa Acciai e del tondino immersa nella pianura più verde d’Europa, ma la sua storia, per Giove e Marte, vogliamo tirarla fuori ogni tanto? La città dello Zanardelli e dell’Arnaldo non deve aver vergogna di niente, altrimenti non si chiami più città, ma “feudo” .

 

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  1. Diciamo che erano, come tante del regime postunitario, imposte. E, come tali, non sentite. Percio’ questa e’ la fine che fanno questo genere di ricorrenze.

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