Basket, coach Diana: aspettative più alte, ma ho grande fiducia

Aspettative, sogni e speranze della nuova Germani Basket Brescia nelle parole di Coach Andrea Diana, che si appresta a vivere la seconda stagione da capo allenatore in Serie A

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L'allenatore del Brescia Basket, Andrea Diana
L'allenatore del Brescia Basket, Andrea Diana

“Su di noi ci sono aspettative più alte, i nostri avversari hanno imparato a rispettarci e confermare quanto di buono abbiamo fatto lo scorso anno non sarà facile. Io però ho fiducia nei miei giocatori, che sono persone vere, che hanno grande passione per la pallacanestro e mettono il basket al centro della loro vita”. Aspettative, sogni e speranze della nuova Germani Basket Brescia nelle parole di Coach Andrea Diana, che si appresta a vivere la seconda stagione da capo allenatore in Serie A conscio delle difficoltà che il percorso potrà presentare ma altrettanto consapevole di allenare un gruppo di giocatori di talento, che mettono l’etica dal lavoro davanti a tutto.

Il primo anno da capo allenatore. “È stato il realizzarsi di un sogno: la Serie A l’avevo vista solo da spettatore e quando a 30 anno ho deciso di smettere di giocare è perché volevo arrivarci da allenatore. I primi momenti trascorsi in Serie A mi hanno fatto ripensare alla gavetta che ho fatto per arrivarci, da quando facevo l’istruttore di minibasket, fino a quando mi sono occupato di settore giovanile e ho fatto l’assistente. Già fare il capo allenatore in Serie A2 e vincere il campionato era stato un sogno. La Serie A è un campionato affascinante, dove l’etica del lavoro, che è parte integrante della mia filosofia, diventa fondamentale. Si tratta di un campionato che non ti regala niente, dove per ottenere buoni risultati devi essere esigente con te stesso, con i tuoi assistenti e giocatori e pretendere il massimo del lavoro. È grazie a questo che abbiamo ottenuto quei successi per cui lo scorso campionato è andato meglio di quanto potessimo prevedere in partenza”.

La famiglia. “La mia famiglia rappresenta per me un grande supporto, mia moglie e mio figlio sono la mia forza. So che essere la moglie di un allenatore non è facile, poiché non è facile lasciare fuori di casa i tanti pensieri del lavoro. Fare l’allenatore è un lavoro da vivere 24 ore su 24, sia nel bene che nel male. Ad esempio, sin dal giorno prima della partita io smetto di parlare, perché la mia attenzione è tutta concentrata su quella. In ogni caso, i membri della mia famiglia è di grande aiuto e festeggiare con loro le vittorie che sono riuscito a ottenere fino a oggi è stata una grande soddisfazione”.

Alti e bassi del primo anno in Serie A. “Il momento che ricordo con più piacere della scorsa stagione è stato il finale del girone d’andata, perché in quel periodo ho visto i frutti del lavoro quotidiano. Abbiamo impostato un lavoro di grande livello con la squadra, i giocatori hanno mostrato grande disponibilità e questo ha fatto sì che la squadra inanellasse una serie di vittorie anche con squadre più blasonate della nostra. Le vittorie ottenute in casa con Reggio Emilia e Pistoia nel girone d’andata e quelle con Avellino e Sassari all’inizio del ritorno hanno reso quel periodo il migliore. Il picco più alto è stata la vittoria con Venezia nei quarti di finale di Coppa Italia, perché in quel momento la pallacanestro si è accorta della realtà di Brescia che è emergente, vive tutto con grande entusiasmo e si affaccia con grande ambizione sul panorama del basket italiano”.

Un potenziale da esplorare. “Il rimpianto più grande è legato alla trasferta di Capo d’Orlando, non solo per gli infortuni che sono maturati durante quella partita. Da lì è iniziato un periodo in cui non abbiamo potuto dare qualità agli allenamenti: l’infortunio a Michele lo ha messo out fino alla fine della stagione, da lì sono iniziati i problemi per Moss e Bushati e anche Burns continuava a trascinarsi i dolori dalle finali di Coppa Italia. Da quel momento in avanti non abbiamo più potuto garantire la qualità del lavoro necessaria per ottenere vittorie: in un campionato di livello alto, se non lavori durante la settimana con una certa qualità è difficile far arrivare i risultati. Anche per questo il sogno di arrivare nelle prime otto alla fine della regular season è sfumato piano piano”.

Obiettivi da raggiungere. “Riconfermarsi non sarà una cosa facile. Lo scorso anno ci affacciavamo alla Serie A sapendo che avremmo affrontato cose nuove ed eravamo partiti senza grandi aspettative. Il nostro obiettivo dichiarato era il penultimo posto, gli obiettivi ce li siamo creati durante il cammino. Quest’anno partiamo con aspettative più alte, a cominciare dal fatto che vogliamo riconfermare la stagione dello scorso anno. Il compito sarà più difficile: gli avversari rispettano i nostri giocatori, sapendo quello che hanno fatto lo scorso anno. Nel nostro roster abbiamo ancora l’MVP dello scorso campionato e anche lui è chiamato a confermarsi in un’annata importante.

Mi affido molto ai miei giocatori e al mio staff perché abbiamo creato grande sintonia e per questo mi aspetto molto dai giocatori riconfermati. Vorrei che alcuni giocatori come Lee Moore e Michele Vitali esplodessero ulteriormente e alzassero ancora il livello del proprio gioco. E poi sono convinto che i nuovi ci daranno una grande spinta, a partire da Brian Sacchetti, che ha grande esperienza ed è già entrato nel cuore del nostro spogliatoio. Le aspettative saranno più alte: se lo scorso anno centrare i playoff era un sogno che coltivavamo solo all’interno dello spogliatoio, quest’anno raggiungerli sarà un sogno di tutti”.

I pilastri. “Per talento ed esperienza, lo scorso anno la nostra squadra era basata su tre pilastri: David Moss, Luca Vitali e Marcus Landry. Loro hanno fatto quadrato attorno a me e ai propri compagni dopo un inizio difficoltoso e ci hanno permesso di ottenere le vittorie che hanno reso positiva la nostra stagione. Per la grande sintonia che si era instaurata con il nucleo della squadra considero un punto di forza averlo riconfermato: arriviamo da un anno di lavoro in cui tante situazioni sono state collaudate, adesso sarà compito mio e del mio staff inserire i nuovi arrivati e oliare i meccanismi che ci avevano dato grandi benefici. L’inserimento di Brian, ad esempio, sarà molto importante: lui è un giocatore che ha grande esperienza e sono convinto che al pari di David, Luca e Marcus potrà essere un esempio all’interno dello spogliatoio per etica del lavoro, intelligenza cestistica e anche per l’allegria che porta nei rapporti con i compagni di squadra”.

Una squadra di cui fidarsi. “Lo spessore umano dei giocatori che avevo a disposizione lo scorso anno mi ha spinto a battermi per la loro riconferma. Da un lato capisco che ci possa essere una qualche preoccupazione per i contratti pluriennali che sono stati fatti firmare ad alcuni giocatori: sono certo, però, che loro non si adageranno perché prima di tutto sono persone vere, che hanno grande passione per la pallacanestro e mettono il basket al centro della loro vita.

La nostra è una squadra che può avere grande margine di crescita: penso a Michele e Lee, ma anche ad Aka Fall che potrà crescere nel tempo e ad Andrea Traini che vorrà dimostrare di essere un giocatore da Serie A. Gestisco un gruppo di 11 giocatori e mi piacerebbe che ognuno di loro si sentisse importante per costruire le vittorie della squadra. Nessuno parte chiuso nel proprio ruolo, tutti si sentiranno partecipi del nostro progetto”.

Idee nuove. “Come coach è necessario essere sempre aggiornarti e cercare di sfruttare al meglio il materiale umano e tecnico che si ha a disposizione. Durante l’estate con il mio staff abbiamo analizzato tutto quello che è accaduto nella scorsa stagione e siamo convinti che ci siano dei punti inesplorati che potrebbero darci grandi vantaggi, sia in chiave offensiva che difensiva. L’idea di coinvolgere i nostri giocatori in un modo diverso rispetto a come accadeva lo scorso anno ci dà del potenziale che dovremo sfruttare al meglio”.

Brescia, passione da coltivare. “A Brescia c’è un grande potenziale, l’entusiasmo dei nostri tifosi è cresciuto anno dopo anno. Oggi il fuoco è acceso, la fiamma è alta e questa fiamma va alimentata giorno dopo giorno. Sono sicuro che la prossima inaugurazione del PalaLeonessa sarà una botta di adrenalina incredibile. Ho vissuto da vicino la costruzione e l’inaugurazione del palasport di Livorno e so che cosa vuol dire giocare la prima partita in un impianto nuovo. Ogni cittadino di Brescia vorrà essere presente nel giorno in cui si giocherà il primo match nel nuovo palasport: io che ho l’onore di essere allenatore di Brescia dopo aver riportato la squadra in Serie A vorrei essere l’allenatore che siederà in panchina in quella partita”.

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