Loggia 2018, il centrodestra non rincorra i moderati | di Fausto Di Mezza

L'OPINIONE - Localmente il partito sembra confuso e assente: leggo prese di posizione distanti anni luce dal volere e dalle aspettative della base elettorale

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Fausto Di Mezza
Fausto Di Mezza

di Fausto Di Mezza – Non ricoprendo più nessun tipo d’incarico politico all’interno del partito, nel quale ho militato dal 1994, mi permetto di intervenire in qualità di simpatizzante e di elettore di Forza Italia.

Ho partecipato in prima persona a tutte le elezioni amministrative da Martinazzoli in poi, guidando l’opposizione per molti anni e facendo orgogliosamente parte della giunta Paroli quando il centro-destra vinse le elezioni.

Penso che esistano tutte le condizioni necessarie per permettere al centro destra di vincere le prossime elezioni amministrative; tale mia convinzione si basa su alcune personali considerazioni: Del Bono ha deluso i suoi elettori e certo non ha convinto i nostri; la città è invasa da clandestini e ogni giorno si leggono episodi di cronaca che coinvolgono la nostra amata Brescia; la qualità di vita e quella dell’aria sono peggiorati e, per tale motivo, la città è sempre meno polo attrattivo per nuovi residenti italiani che di conseguenza preferiscono paesi limitrofi.

A livello nazionale, il Presidente Berlusconi e Forza Italia si sono posti al centro della scena politica e lavorano per l’unità della coalizione. Localmente invece il partito sembra confuso e assente: leggo prese di posizione dei vertici locali che paiono essere distanti anni luce dal volere e dalle aspettative della base elettorale.

Sento parlare di ricerca del candidato sindaco nella società civile, di rincorsa all’elettorato moderato e del mondo dell’associazionismo. Tutti settori che a Brescia hanno già abbracciato Del Bono e che da sempre sono a favore del centro-sinistra Bresciano. Ma non abbiamo già percorso codesta strada? Queste tesi mi ricordano la strada intrapresa che portò alla candidatura di Dalla Bona.

Forza Italia trova la sua forza nell’elettorato popolare di massa che oggi è tutto, tranne che moderato.

Le elezioni si vinceranno se il centro destra sarà unito in primo luogo con i suoi alleati storici ovvero Lega e Fratelli d’Italia e di concerto con il mondo civico vicino alla coalizione. Inoltre dovrà essere in grado di presentare un candidato politico, come si fece e si vinse con Adriano Paroli. Un candidato quindi che sia fortemente motivato a vincere, che sappia sviluppare con gli alleati un programma chiaro e preciso, con forti connotazioni di centro-destra e radicalmente alternativo a quello di Del Bono e del PD.

Invece di andare nelle stanze dei bottoni a chiedere consigli per l’individuazione di una brutta o bella copia di Del Bono, gli attuali dirigenti cittadini provinciali e regionali farebbero bene ad andare nelle strade, nei bar delle periferie e la domenica fuori dalle chiese. Per vincere Forza Italia non ha bisogno di baciare le pantofole dei poteri forti ma di rivolgersi al suo popolo.

In questo modo ci si renderebbe conto che il nostro elettorato ha già individuato i candidati che vuole votare: sono quelli che conosce e di cui si fida, siano essi di Forza Italia come Giorgio Maione o Paola Vilardi o della Lega come Fabio Rolfi o Simona Bordonali e molti altri ne potrei indicare; abbiamo politici bresciani di caratura nazionale in tutti i partiti di centro-destra. Il nome o il partito di provenienza poco importa.

Quello che noi elettori vogliamo è una coalizione unita, ed un candidato politico che sappia elevare, il più in alto possibile, i nostri valori e i nostri vessilli e che con forza e decisione liberi Brescia dalla coalizione cattocomunista che in questi anni ha soffocato i bresciani più delle stramaledette pm10.

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  1. Una lunga dissertazione, quella di Di Mezza, le cui convinzioni assai personali non coincidono nè con le direttive berlusconiane che mirano allla ricerca del consenso tra i cosiddetti moderati nè con lo stato, ben peggiore di quello che vede, del centrodestra cittadino: disporientato, senza un leader riconosciuto e senza un programmna condiviso, un centrodestra probabilmente rassegnato ad una sconfitta annunciata. Aggiungo che, girando per Brescia, Del Bono ha lasciato tracce ben diverse da quelle che Di Mezza descrive a tinte fosche.

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