Lavoratori precoci, a Brescia su 14mila l’Ape vale solo per 478

Sono più di 14 mila i bresciani che lavorano e faticano da almeno 41 anni. Solo 478, però, andranno in pensione grazie all’anticipo pensionistico: il 3,3%

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Lavoratori precoci
Lavoratori precoci

“Sono più di 14 mila i bresciani che lavorano e faticano da almeno 41 anni. Solo 478, però, andranno in pensione grazie all’anticipo pensionistico: il 3,3%”.

Lo riferisce in una nota il portavoce M5S alla Camera Claudio Cominardi esaminando i dati forniti ieri pomeriggio (mercoledì 20 dicembre) dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, chiamato a rispondere all’interrogazione del MoVimento 5 Stelle che ha cercato di fotografare l’enorme platea dei “precoci” lombardi e i primi risultati dell’anticipo pensionistico (Ape) per ogni singola provincia.

Il dicastero guidato da Giuliano Poletti ha fornito una panoramica sulle istanze presentate tra il 1° gennaio e il 15 luglio 2017 da persone con oltre 41 anni di lavoro e che al compimento dei 19 anni potevano già vantare 12 mesi di contribuzione. I numeri riguardano le richieste accolte in base ad almeno uno dei requisiti stringenti fissati dal Governo con la Legge di Stabilità 2017 (stato di disoccupazione senza ammortizzatori da almeno tre mesi, invalidità civile per un minimo del 74%, lavoro dipendente in attività particolarmente gravose da almeno 6 anni, assistenza da almeno 6 mesi a coniugi o parenti di 1° grado con disabilita grave).

“Sono dati che certificano un fallimento annunciato”, commenta Cominardi, firmatario dell’interrogazione con i colleghi Dino Alberti, Davide Tripiedi e Matteo Dall’Osso. “In tutta la Lombardia sono presenti 115.426 lavoratori precoci con 41 anni o più di contributi versati, eppure le richieste accolte sono solo 2713, un misero 2,35%”.

Con i “quota 40” il numero dei precoci lombardi “certificati” raddoppia e sale a 225.825. Lo stesso vale per Brescia (da 14.215 a 28.646). Brescia risulta essere la seconda provincia per numero di lavoratori precoci.

“Continuiamo a sostenere che dopo 41 anni di vita dedicata al lavoro chiunque abbia diritto a una meritata pensione. Una regola che interesserebbe particolarmente la provincia di Brescia, dove migliaia di persone sono entrate nel mondo del lavoro molto presto, spesso ancora minorenni”.

La provincia con maggior numero di richieste esaudite è Bergamo (526), seguita da Milano (493) e da Brescia (478). Dei 28.646 precoci bresciani (40, 41 e 42 anni di lavoro) 9.288 sono lavoratori autonomi, 12.660 lavoratori dipendenti, 5.886 lavoratori pubblici e 812 in gestione separata.

 

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  1. Chi sostiene poi questo onere? Non dimentichiamo che le numerose riforme (o tentativi di riforma direi) pensionistiche sono state incentrate sulla penalizzazione dei lavoratori proprio per l’assoluta incapacità del sistema di sostenere tali costi. E questo per diversi motivi, fra i quali le gestioni dissennate del passato con milioni di lavoratori andati in pensione in età ancora giovane (50-55-60 anni), col sistema retributivo, creando quindi debito pubblico, e spesso anche con regali di contributi pagati sempre con debito pubblico. Poi, naturalmente c’è tutto il capitolo privilegi, pensioni d’oro, baby pensioni, pensioni a elettrici, ferrovieri, poste e altri pubblici o parapubblici succhiarisorse. Ma, come sappiamo, nessuno alla fine, nemmeno i 5 Stelle e tantomeno i sindacati, arroccati su posizioni di privilegio per raccattare tessere dai pensionati (gli unici per convenienza, dopo gli stranieri, a credere a queste istituzioni di potere), mettono mano sul serio per eliminare queste storture e privilegi. E chi paga? Chi va in pensione oggi e, soprattutto, le generazioni future. Il debito pubblico è questo.

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