Evasore beccato da Facebook, sentenza bresciana fa scuola

Un maniscalco bresciano è stato condannato perché avrebbe commesso l'errore di confidare ai propri contatti sui social che lavorava in nero

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La pagina Facebook della Ferrari
La pagina Facebook della Ferrari

Ormai è cosa nota. Le forze dell’ordine, quando indagano, molto spesso partono dai profili social per raccogliere informazioni utili. Vale per i carabinieri come per la Guardia di Finanza. Ma mai, almeno nel Bresciano, era accaduto che una sentenza si spingesse più in là, sanzionando un uomo sulla base di quanto aveva postato sul proprio profilo Facebook.

E’ il caso di un maniscalco bresciano che, secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, avrebbe commesso l’errore di confidare ai propri contatti sui social che lavorava in nero, facendo emergere un tenore di vita molto superiore ai redditi dichiarati.

“La documentazione estratta da Facebook evidenzia un’attività che è molto probabilmente fonte di redditi non dichiarati”, si legge nella sentenza della Corte di appello di Brescia del primo dicembre 2017 (la numero 1664), sfavorevole all’uomo.

Insomma: gioiellieri in Ferrari che dichiarano meno dei propri dipendenti e “nullatenenti” che postano su Facebook foto delle proprie vacanze alle Maldive sono avvisati.

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