Brescia, la rivoluzione urbanistica passa da carcere ed ex caserme | di Sandro Belli

Risolvere il problema delle cinque caserme bresciane ed eliminare il carcere cittadino sarebbe una tale rivoluzione del territorio urbano che supera ogni livello immaginativo

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Sandro Belli con una copia del suo volume BresciaCittàGrande 2030
Sandro Belli con una copia del suo volume BresciaCittàGrande 2030

di – Pur convinto di dire una ovvietà dico che, risolvere il problema delle cinque bresciane ed eliminare il carcere cittadino sarebbe una tale rivoluzione del territorio urbano che supera ogni livello immaginativo. Potrebbe nascere in Brescia una città nella città di notevole dimensione, con spazi, funzioni, connessioni inimmaginabili.

Provo a fare qualche considerazione, ben sapendo che sarebbe necessario avere un gran numero di esperti in urbanistica, ingegneria, architettura, finanza per riuscire a stendere un piano credibile.

Partirei dalle prioritarie necessità della città e sopratutto da ciò che la città vuol diventare, dalla futura identità che vuol assumere.

In generale noto che 1) spazi grandi rendono possibili concentrazioni di funzioni che può essere utile coordinare ed accorpare, e anche che 2) utilizzare spazi attigui che, per necessità di espansione o di integrazione delle proprie funzioni, risultano opportunamente affiancabili, è di vero interesse.

In una delle caserme più ampie, personalmente vedrei bene un Campus universitario attrezzato e di livello internazionale nel quale studenti di tutto il mondo, possano studiare, alloggiare, praticare sport e utilizzare centri studi e biblioteche. Un vivace mondo culturale- studentesco che possa portare benefici e modernità a tutta la città.

Nella caserma Gnutti e nella ex chiesetta adiacente cercherei di introdurre criteri ed utilizzi vicini al Conservatorio al quale, vista la contiguità, si potrebbe offrire un prezioso spazio di pregio. Residenze per musicisti occasionali o permanenti o per studenti stranieri diplomandi. Sarebbe pensabile anche dar spazio ad un museo di strumenti musicali di cui Brescia è ricca e che troverebbe in due preziose collezioni una notevole dotazione. Nascerebbe un’area della grande musica che farebbe invidia a Cremona e che incrementerebbe ulteriormente il prestigio della nostra Università della Musica, oltre a dar forte impulso al “ turismo musicale ed artistico”..

Un’altra necessità della città mi pare possa essere la costituzione di un servizio di sicurezza accorpato che comprenda Vigili urbani, Vigili del fuoco, Protezione civile, Polizia di Stato, Servizi emergenza- ambulanze. Pur pensando che ciascun corpo resti se stesso, un coordinamento di interventi ed attrezzature, una gestione di alcuni servizi comuni e/ o sinergici, e sopratutto una centralizzazione di risposte alle richieste dei cittadini e nelle varie emergenze potrebbe essere eccezionalmente utile, a costi contenuti ed altamente efficiente. Come noto, ogni intervento in tema di sicurezza urbana è di enorme rilevanza.

Quanto all’area di , tolto il carcere, un grande albergo modernamente attrezzato, panoramico, con sbocco sotterraneo nel Parco dell’acqua, convenzionato con i musei cittadini, punto di arrivo e di partenza di circuiti ciclabili e pedonali, mi sembra un sogno non impossibile.

Non è tutto, ma sarebbe già un fantastico piano, idoneo a fornire alla nostra città una forte nuova identità.

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18 Commenti

  1. Preciso che non ho alcun terrazzo e che non mi occupo di dischi volanti.

    Noto invece con serio compiacimento che “ l’obiettivo ambizioso è di accorpare le Amministrazioni dello Stato oggi presenti in Brescia in un’unica area ( la caserma Papa) per utilizzare tutte le possibili sinergie e riduzione costi, cominciando dalla Guardia di finanza e dalla Motorizzazione”. Una cittadella di servizi coordinati. Quanto al grande albergo sull’area delle carceri ( idea non del tutto nuova ) vi sono già ipotesi in esame ( Senza parcheggi per i dischi volanti dell’anonimo Nostradamus !! )

  2. E riconvertire quelle ampie zone costruendo nuovi e moderni quartieri a prezzi popolari con tutti i servizi che servono oggi, ampio verde, case con giardini e ben distanziate, abbattendo molti degli orrendi quartieri della periferia di Brescia sorti dal dopoguerra in poi e frutto di speculazioni edilizie ormai obsoleti con case che non so se viene un terremoto cosa possa succedere, riconvertendo i territori a vocazione agricola com’era da prima della guerra, eliminando strade inutili e costose, costosissime manutenzioni del verde pubblico e incentivando l’agricoltura? Che bello vedere la città e il territorio com’era cent’anni fa. Staremmo anche meglio come aria e come inquinamento. Così vedrei meglio il nostro territorio….

  3. Conviene partire subito, allora, se si vuole realizzare qualcosa negli anni Trenta. Altrimenti sarà solo un parlare al vento. Quindi bisogna subito fare una serie di ricognizioni e di perizie sulle vetustà degli immobili, cominciare a proporre gli spostamenti agli abitanti, pensare a come bonificare il tutto per riconvertirlo a campi da coltivare. Convincere cittadini e politica sulla bontà del progetto. Il lavoro è immane. Ma se non si comincia subito, ripeto, sarà solo un chiacchierare per il libro dei sogni… Giusto?

  4. Penso proprio che, anche questa idea, farà parte del libro dei sogni di belli. Chissá perchè, quando proponi un’idea stratosferica, strabiliante e, aggiungo io, utopistica, è subito d’accordo e la considera ottima, ma quando chiedi la concretezza e quindi la sua realizzazione, allora tace e si ritira. Mi sembra di sentire i grandi progetti blaterati da chi ha la pancia piena e non sa come passare il tempo, tra un’illusione e l’altra…

  5. Al nostro miglior tuttologo sfugge sia che la ex caserma Gnutti è di proprietà privata sia che il progetto del campus universitario ha già (purtroppo) una lunga e fallimentare storia. Purtroppo esiste già anche una lunga e fallimentare storia circa la (in)capacità della città di accogliere in spazi (più o meno) pubblici importanti collezioni private, dalle icone russe ai tappeti antichi. Ah… il favoloso mondo di Amelio…

  6. Amelio Non sai che anche in edifici privati esistono Musei o simili ? Non sai che esistono addirittura Musei privati ? Non sai che spesso nella storia cittadina, bei progetti dimenticati, sono brillantemente rinati ? Non sai che alcune collezioni private nel bresciano hanno vita splendida ? La tua triste negatività spero sia transitoria…..Prova a “ pensare positivo “!!! Auguri

    • Grazie delle perle di cultura, chissà perché nessuno aveva mai pensato prima tali semplici soluzioni a complessi problemi! Ah… il favoloso mondo di Amelio Belli! Urbanisti, architetti, pianificatori… scansatevi! Arriva “pensiero positivo”! Jovanotti, non sei nessuno!

  7. Mentre Ameliostrdamis non sa che edifici privati possono contenere funzioni pubbliche o simili ( es in caserma Gnutti residenze per musicisti e studenti ) il solito anonimo Considerazione non riesce a capire e a vedere in altre città che fioriscono proposte di rifacimento di periferie con orti cittadini, piantumazione di piante e arbusti, parchi ec.. Il suo eterno disfattismo e pessimismo lo blocca….e cade nell’offesa personale A me e alla mia pancia

    • Il nostro belli, come sempre, coglie una parte del discorso, naturalmente quella più comoda, sull’onda dell’utopia che da sempre lo caratterizza. E quindi destinare sì quelle aree a nuovi quartieri (come sarebbe semplice fare una volta acquisiti i siti). L’altra parte del discorso, e cioè quella di abbattere i vecchi quartieri delle nostre orrende periferie, togliere strade e sottoservizi e bonificare per riconvertire il tutto ad aree agricole, il nostro belli lo ignora. Eppure, nell’immaginifica città che lui propone per i prossimi decenni, questo sarebbe finalmente un aspetto molto innovativo rispetto al solito ampliare e costruire una città….

    • Amelio, invidio come tu non sia mai sfiorato da un dubbio, qualsiasi. Se la proprietà della ex-caserma Gnutti non ne fa “residenze per musicisti e studenti”, secondo te, è solo perché non pensano positivo quanto te? Perché, secondo te, non si abbattono le “periferie” (?), cioè dove quasi tutti abitiamo, e che quindi non sono affatto periferie, per piantare alberelli e carote? Tutti allenatori della nazionale… PS: e poi, quando scrivi cura l’editing, che sei grande ormai.

  8. Abbattere tutti i quartieri periferici si che è un’utopia, non le mie proposte di piantumazioni, orti, abbattimento del non più utilizzabile, ecc.. ( vedi Bresciacittagrande 2030)!!

  9. Ecco quindi e finalmente una risposta chiara dal nostro belli. Utopia abbattere i quartieri? Eppure molti dei problemi che abbiamo nascono da qui. Ma, certo, i problemi veri della gente comune non rientrano nei parametri radicalchic del nostro. Crostruirne di nuovi in aree ora dismesse invece è un’idea talmente innovativa da far dire ai costruttori: non ci abbiamo mai pensato…. E sempre tutto nella consueta teoria e dovuta distanza dal concreto….

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