Il ’68 dell’arte: eventi e protagonisti della scena bresciana | MOSTRAMI UNA MOSTRA / 56

Ricorre quest’anno il cinquantesimo di quello storico ’68 che ha portato in Italia e nel mondo una stagione di fermento e ribellione volta al cambiamento in ogni aspetto della nostra società

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"Il sessantotto dell’arte. Eventi e protagonisti della scena bresciana", Aab in Vicolo delle Stelle,4 a Brescia, dal 22 settembre al 17 ottobre 2018, foto di Enrica Recalcati per BsNews.it

di – Ricorre quest’anno il cinquantesimo di quello storico ’68 che ha portato in Italia e nel mondo una stagione di fermento e ribellione volta al cambiamento in ogni aspetto della nostra società, dalla cultura e alla vita politica e civile. Un matrimonio plurimo di contaminazioni in settori infiniti che merita rispetto e riflessione.  Le nozze d’oro vengono ricordate in Aab con questa mostra che mette in risalto le ripercussioni nell’ambito delle arti figurative, in particolare nella nostra città.

La mostra, voluta da Aab con la collaborazione della Cgil- Camera del Lavoro di Brescia, è stata curata da Fausto Lorenzi e allestita da Giuseppe Ferrari e Giorgio Momi.

In mostra, quaranta opere di artisti bresciani e internazionali presenti allora sulla scena locale, capaci di raccogliere gli stimoli sessantottini, portatori di cambiamento rispetto ai canoni classici dell’ e perciò più vicini ad un’apertura politica e sociale proprio come il tempo chiedeva loro.

Rispetto al clima politico sociale bresciano, meno acceso che in altre città, la questione artistica invece, attraverso alcuni suoi tipici rappresentanti, è stata vissuta con convincente impeto e fedele applicazione.

Si ricordano due episodi in particolare, di arte partecipativa rivolta al popolo, con chiaro intento di rinnovamento in ambito sociale: il convegno organizzato al teatro Santa Chiara da Armando Nizzi del Centro Sincron con Bruno Munari, dove venne reso pubblico il “Manifesto dei Multipli”, per un’arte diffusa e fruibile da tutti; l’altro, l’Happening promosso da Sarenco dal titolo “Un Paese+l’Avanguardia”, ad Anfo sul lago d’Idro.

Quest’ultimo evento, molto apprezzato all’epoca, richiamò ad Anfo oltre duecento artisti internazionali nell’ambito della poesia visiva e dell’arte ambientale.  Alcuni autori bresciani come Marpicati, Stagnoli, Pescatori, Cargnoni, Bialetti, sono stati veri testimoni di questo cambiamento. In mostra troviamo anche storici autori internazionali come Georges Mathieu, Hugo Demarco, Aubertin, Sarenco, Chiari.

L’esposizione in Vicolo delle Stelle consente di rivedere forme espressive quasi dimenticate e invita ad una seria riflessione nell’ambito sociale e ambientale. Questa mostra è anche motivo di approfondimento su quel periodo storico, in quanto Aab propone anche dibattiti, conferenze, appuntamenti musicali.

Il volume che accompagna la mostra offre un panorama molteplice di opportunità di approfondimento con le recensioni critiche di Fausto Lorenzi, la testimonianza di Romeo Seccamani (allora sindaco di Anfo), promotore del famoso happening, il saggio di Paolo Corsini e il contributo del presidente Aab Massimo Tedeschi che, attraverso le cronache del tempo, ripercorre la storia locale entrando nel particolare, dando un significativo spaccato del sessantotto cittadino.

Mi soffermo sul manifesto di Sebastiano Vassalli “fan – too” provocatore e poetico, tutto da leggere e interpretare, il “Cristo cancellatore romanzo elementare” di Emilio Isgrò e il “Contiene opere distrutte del 1967” di Guglielmo Achille Cavellini e ripenso con un po’ di nostalgia, al Deus ex Machina sessantottino e al suo fermento, concime positivo e indubbio sprone creativo.

Il sessantotto dell’arte. Eventi e protagonisti della scena bresciana

Aab in Vicolo delle Stelle,4 a Brescia

Dal 22 settembre al 17 ottobre 2018

Dal martedi alla domenica dalle 16 alle 19,30

Ingresso libero

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  1. Quell’ondata di ribellione, iniziata bonariamente nel ’66 dai giovani che volevano evasione, divertimento un po’ di libertà, presa in mano dalla sinistra e da qualche ambiente democristian-comunista, per trasformare la ribellione giovanile in una lotta politica che ha creato tanti problemi e distrutto tanti punti fermi positivi nella società in nome dell’essere tutti uguali. Poi si è capito che quell’esere tutti uguali voleva dire fare quello che la sinistra ti imponeva (ragionare e criticare, soprattuto loro, era ed è tabù per questo modo di pensare, sempre solo incentrato sul giusto perchè lo dicono loro). E quella modernità, quell’essere all’avanguardia, futuristi e distruttori del vecchio (sempre secondo il loro modo a senso unico di intendere la vita e la società) ha partorito, per esempio quartieri come S. Polo a Brescia e peggio in molte altre città (Roma, Napoli, Trieste), ha ribaltato le epoche e le età (cosicchè i giovani di allora, ora vecchi, credono di essere e si vestono da trentenni con tutte le conseguenze anche in termini di ridimensionamento dovuto all’età), la cultura è sempre e solo ferma a loro, loro hanno fatto tutto, e niente c’è stato prima e dopo. In sintesi, ciò che nel ’68 era vecchio e matusa perchè aveva 50 anni, oggi se ragioniamo come facevano loro, siamo reazionari e vecchi perchè il nuovo e il moderno sono sempre e solo loro….

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