Il Bigio è neutrale solo per gli ipocriti: resti dov’è | di Flavio Pasotti

Noi stiamo con quelli che dissero che “Freedom is not free”, che sanno di pagare un prezzo combattendo per essa: per questo il Bigio non è neutrale, perché nessuno lo considera tale, né i contrari né i favorevoli, ma solo gli ipocriti. Stia dove è, abbattuto in una cassa e non calcinato a ricordare che per la libertà si combatte e il pericolo è dentro di noi

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L'imprenditore Flavio Pasotti
L'imprenditore Flavio Pasotti, foto da Facebook

di – La proposta di sulla collocazione del nel grande cavedio antistante il Quadriportico è nel solco del suggerimento dell’ex candidato sindaco del Centrodestra Paola Vilardi che suggerisce un luogo “neutro” (forse meglio “neutrale”) per una collocazione temporanea, essendo il riposizionamento in Piazza Vittoria sostenuto dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali un passaggio politicamente forte. Non manca a Di Mezza intelligenza nella proposta e ha un pregio: fa piazza pulita (sic) dell’idea insopportabilmente ipocrita che la ricollocazione della Statua “Era Fascista” (il vero nome del cosidetto “”) sia un problema di filologia architettonica.

No, non lo è perché se fosse come molti sostengono, surrettiziamente se non ipocritamente, un problema puramente “filologico” allora andrebbe ripristinato anche il fregio ugualmente fascista sottostante il Faro della Civiltà strappato e distrutto (ma non è detto… pare ne esistano ancora cospicui frammenti) nel dopoguerra e quello sì riconosciuto come opera d’arte di valore.

Soprattutto: se fosse “filologico”, perché fare prima un passaggio “neutro”?

No, la ricollocazione del Bigio è a tutti gli effetti un passaggio politico, è il tentativo in versione “artistica” di sdoganare un pezzo di passato con il quale non abbiamo fatto i conti e che l’opportunismo di una parte della politica vuole recuperare furbescamente senza sporcarsi le mani se non addirittura in qualche caso rivendicando quell’eredità dei treni puntuali e della Previdenza Sociale (fake news sed transit) ma facendo dimenticare la perdita delle libertà, la guerra prima di aggressione e poi civile e la morte della patria l’8 di Settembre. Tutte cose con cui appunto “furbescamente” non abbiamo mai fatto i conti.

In un momento in cui la politica riscopre un luogo, il balcone, in cui il linguaggio politico rispolvera il “me ne frego” non accidentalmente, perché sarebbe un insulto alla intelligenza del fine dicitore, ma con la consapevolezza di riallacciarsi ad una destra di ordine e sicurezza, in un momento simile chi si deve opporre non è definibile semplicemente come di “sinistra” nelle sue innumerevoli e ormai minoritarie divisioni: si deve opporre chi vede nella libertà un riferimento senza compromessi, un valore da coltivare quotidianamente, una conquista mai definitiva da difendere anche in modo sofisticato e scomodo, in una parola impopolare di fronte al populismo.  Non ci si deve stancare di difendere la libertà, non ci si deve stancare di ricordare che ciò che accadde non è sepolto ma come il bollire la rana nell’acqua può tornare a piccoli ed equivoci passi ogni giorno. Non è vero che il fascismo è una cosa del passato perché lo scambio meno libertà e più sicurezza è cosa che oggi in Italia molti accetterebbero, “sentono” anche in buonafede non ricordandosi che nella storia quello scambio non funzionò mai.

Tutti ricordano il Machiavelli del Principe, quello dell’uomo forte. Nessuno ricorda il Machiavelli dei “Discorsi sulla prima decade di Tito Livio” nei quali Niccolò scriveva dall’esilio ai giovani degli Orti Oricellai di salvaguardare la Repubblica dall’uomo forte come Tito Livio rivendicava la bontà della antica Repubblica dai danni del Principato.

Noi stiamo con quelli che dissero che “Freedom is not free”, che sanno di pagare un prezzo combattendo per essa: per questo il Bigio non è neutrale, perché nessuno lo considera tale, né i contrari né i favorevoli, ma solo gli ipocriti. Stia dove è, abbattuto in una cassa e non calcinato a ricordare che per la libertà si combatte e il pericolo è dentro di noi.

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23 Commenti

  1. Ah, scopro che anche Flavio Pasotti, colto, saggio, bravo imprenditore, fine dicitore e dalla “penna fluida” come pochi, è di quelli che assimila l’avvento dei grillini e del loro cosiddetto populismo all’italiana come un serio pericolo per la libertà e la democrazia in Italia, un po’ come Bersani e Napolitano nel 2013 (con quello che ne è seguito…). Non commento o meglio commento con l’ultimo sondaggio, tra i tanti, che i miei amici triestini di SWG hanno reso noto in questi giorni: se si votasse oggi, “Movimento 5 stelle” al 29,8% e “Lega” al 32,2%, il che significa 62% di consensi a chi governa: un plebiscito. Evidentemente, questo popolo sovrano si avvia deliberatamente e consciamente verso il baratro e la rinuncia alla libertà ed alla democrazia rappresentativa. O magari, visto il bombardamento quotidiano sul “mostruoso” rapporto deficit/PIL al 2,4% previsto dall’ultimo DEF, il popolo è semplicemente andato a vedere che lo stesso rapporto era al 5,3% ed al 4,7% ai tempi di Berlusconi, al 2,9% con Monti, al 2,8% con Letta ed al 2,6% con Renzi. Insomma, forse gli italiani si sono svegliati e stufati di essere presi in giro o magari vogliono sentirsi un po’ più cittadini italiani e un po’ meno schiavi: dell’Europa apolitica, della Merkel, di JP Morgan, di cinque banchieri che hanno in mano il pianeta, ecc… Anche questa, a pensarci bene, è libertà. Il Bigio ? Un non problema.

    • Sì, sono abbastanza convinto sia così ma sono perfettamente d’accordo con Draghi: il governo deve rimanere in sella, bisogna evitare il downgrading, si troverà un accordo con l’Europa: poi la realtà farà il resto come già accadde con le ideologie. La democrazia va rispettata e in questo sto con Churchill, poi gli italiani giudicheranno e forse saranno costretti a giudicare il governo e stavolta anche un po’ se stessi come nel ’45. Speriamo stavolta con minore indulgenza. Per il resto il mio affezionato lettore si lascia prendere la mano dalla propaganda minculpop con gli svarioni del caso, ad esempio su Bersani che non mi pare proprio fosse antigrillino. Ma ci sta, per maturare ci vuole tempo. Io intanto rimango partiticamente apolide, una cosa che in tempi di massimalismo togliattiano, e di doppia morale conseguente vedendo dove tengono i soldi i sostenitori dell’uscita dall’euro, pare essere cosa troppo raffinata per essere compresa.

      • Nessuno svarione: c’è la registrazione audio e video di Bersani che alla domanda sul perchè non avesse alla fine tentato un accordo con i grillini affermò testualmente :”Non sono mica matto, io…”. Poi intervenne Napolitano che vedeva esattamente “un rischio per la democrazia” l’avvento dei pentastellati sulla scena politica con tutto quello che ne seguì. In quanto all’essere un apòlide, è esattamente quanto affermò ripetutamente Martinazzoli negli ultimi dieci anni della sua vita, standosene così alla larga da qualsiasi proposta di schierarsi o candidarsi con chicchessìa. Da apòlide, appunto, avrebbe rifiutato di farsi nominare, ancorchè persino dai suoi amici cattocomunisti, alla Presidenza di Brescia Metro srl…

        • Nostradamus, sveglia! gliene lascio uno tra i millehttps://www.huffingtonpost.it/2017/12/06/tra-m5s-e-sinistra-prove-di-dialogo-bersani-io-son-sempre-quello-dello-streaming-con-la-mia-tranquilla-disponibilita_a_23298507/

          la storia mica si piega, si studia.
          F

          • E io invece da non iscritto a un partito sono stato nominato presidente di Metro Brescia, e devo essere giudicato per come svolgo l’incarico e non perché ho accettato, ti pare? Come ho detto altre volte la amministrazione ha fatto sulle municipalizzate una scelta “civica” piuttosoto inusuale e “coraggiosa”, ha spedito in alcune di quelle rilevanti chi non aveva una tessera in tasca. Io proprio non ho nulla da dire su quelli che invece l’hanno, in una qualche misura li invidio perché a destra o sinistra hanno trovato un luogo nel quale far valere con maggiore facilità i propri convincimenti. Io no, ci provai, ci ho provato ma non funzionò. Ma non siamo qui a parlare di me, anche se Nostradamus che dovrebbe vedere lontano quando ci sono io ha i fumi negli occhi, siamo qui a parlare del fatto che, ad esempio, a Bigio imperante, Nostradamus avrebbe la tessera del PNF (e io no). E a Bigio abbattuto Nostradamus avrebbe potuto scegliere se averla o meno. Ecco, qui sta la differenza oggi tra me e te anche sulla questione del Bigio

  2. Polemica ridicola e provinciale.
    Il Bigio è un simbolo politico solo per chi ne ignora la storia (quella vera non la artificiale narrazione che si tramanda) e ne strumentalizza il significato per banali finalità politiche contingenti andando anche contro e oltre la storia dell’arte.
    La retorica, per di più banale, non può e non deve sostituire la cultura e non può giustificare una volgare censura politica dell’arte giustificata da paradossali invocazioni alla “libertà”.
    Nel resto d’Italia le opere d’arte novecentiste del bieco ventennio (simboli “politici” – oramai storicizzati – inclusi) si restaurano e valorizzano, nel mondo vengono studiate ma a Brescia vengono censurate.
    Oltre il casello di Brescia Ovest c’è un mondo, sarebbe ora di rendersene conto.

    • Caro Massimo, tu non hai ancora compreso una cosa. Se la questione fosse puramente artistica, urbanistica, architettonica saremmo tutti assolutamente d’accordo, anche se il Lelo è urendo. Il problema è legato al fatto che fu rimosso ed è necessario capire, comprendere e ragionare sul perché nel ’45 un consiglio comunale tutt’altro che comunista decise di rimuovere Era Fascista dal suo piedistallo. E forse nascerebbe il dubbio che chi visse i bombardamenti, la guerra, i parenti morti in mezzo mondo e sì, anche la privazione delle libertà abbia un po’ più voce in capitolo di noi per parlare del destino della statua. Tutto qui, il resto sono lezioni di storia dell’arte che conosciamo: è la lezione di storia dove vedo si zoppica non poco. E pure il rispetto delle opinioni altrui

  3. Caro Pasotti: andate avanti con i vostri vecchi e ritriti discorsi sulla libertà (a parole) che voi dite di garantire, che tanto la gente si allontana sempre di più, preoccupata che finalmente questo governo faccia quello che da decenni aspetta e che voi, con i vostri discorsi sulla libertà e l’antifascismo, ve ne siete guardati bene dal fare…. E, a proposito di bigio: preferisco mille volte abbattere brutture come le torri di s. Polo, il futurista s. Polino e mille altri quartieri orrendi della nostra città, di vostra invenzione e paternità, dove ci avete fatto abitare tanta gente, soprattutto i più poveri, invece di fossilizzarmi su una statua… E’ proprio vero che il tanto sventolato progressismo della sinistra si traduce in immobilismo come la statua che tanto aborrite……

    • Ovviamente non si riesce ad avere un dibattito decente che non scada nell’insulto perché se non si insulta sembra che le idee che si rappresentano non abbiano da sole dignità . E forse in effetti è così se sono particolarmente deboli.
      Le lezioni di storia dell’arte le conosciamo, sappiamo riconoscere il segno urbano, architettonico, artistico e non ci crea alcun problema. Ma la storia non si cancella . Nel 1945 quella statua fu rimossa da chi vedeva in essa l’immagine della dittatura, della guerra, dei bombardamenti, dei familiari morti, dei dolori e delle sofferenze in cui il Fascismo che aveva promesso l’impero gettò il paese: con quell’atto e quella decisione si volle dare un messaggio preciso, il rendere visivo il tratto di demarcazione tra fascismo e libertà . Chi siamo noi per negare la memoria e i dolori di quei bresciani e la scelta che fu compiuta? La voce di quelli che soffrirono, i miei nonni e probabilmente i vostri, mio padre e il vostro, va cancellata in nome della filologia architettonica o dobbiamo portare ricordo e rispetto per chi quegli anni li visse e ne patì le conseguenze? Se la rimozione fosse stata motivata, chessò, dall’unanime e popolare giudizio sulla sua bruttezza al punto da chiamarlo il “Lelo” non avrei alcun problema nel discutere sulla opportunità stilistica della sua ricollocazione. Ma la rimozione aveva un significato politico preciso, fu votata da un consiglio comunale che era tutto tranne che comunista ed è questo, non la parte artistica, che è in discussione: il valore, il significato della sua rimozione. Ci fu un periodo una quindicina di anni fa in cui si ragionò sulla sua ricollocazione in una logica di riconciliazione nazionale: ero contrario anche allora e sa perché? Perché che fascisti e comunisti si legittimassero riconoscendosi reciprocamente sotto il nome della riconciliazione era una cosa insopportabile per qualsiasi liberale e una autentica presa in giro storica dopo i disumani disastr causati dalle ideologie nel XX secolo. No, è ancora una volta il non aver fatto i conti col nostro passato che fa confondere le acque e mi chiedo spesso come si reagirebbe se un analoga anastilosi fosse proposta in Germania. Non può accadere ma se accadesse sarebbe non solo in atto politico ma un reato penale

  4. Bravo. Condivido in pieno. E, ripeto, abbattiamo le brutture delle nostre orrende periferie, tipo le torri di S. Polo. Quelle sì che sono schifezze passate, dalla sinistra becera e radicalchic che crede di mandare (gli altri) in luoghi che loro ritengono all’avanguardia ma che alla fine sono siti disumani e senza la men che minima forma di arte che un cervello normale può produrre…

    • giusto. Io sono assolutamente convinto che una sfida urbanistica sia quella di radere aa suolo ciò che fu costruito negli anni 50-70 in Italia, comprese le casette sul mare. Quel connubio tra il pauperismo cattolico di destra e la sinistra marxista è stato un danno. Lei all’epoca cosa votava?

  5. Parlo dei catto comunisti che continuano ad aborrire questa statua perchè, secondo loro, simbolo del fascismo. È tutta la piazza un celebrare l’epoca fascista…. Come molti altri monumenti celebrano il potere dal quale emanano, dal vescovato alla casa del popolo. Piantiamola con le polemiche politiche x una statua e vediamo di affrontare i problemi veri ed attuali che la gente vuole che la politica risolva.

  6. Vede, dire che tutta la piazza celebra il fascismo è di una ovvietà sconcertante ma continua a non comprendere che non stiamo discutendo della piazza, del suo significato e della sua architettura: stiamo discutendo se è il caso di rinnegare le ragioni dei bresciani che rimossero quella statua. Non possiamo continuare a fare il gioco delle tre carte, rimaniamo sul problema: ebbero delle ragioni a rimuoverla? Sì, certamente. Sono cambiate? No, perché basta leggersi un libro di Hannah Arendt. Ma la frase clou che mi aiuta a comprendere il suo pensiero è “i problemi veri della gente”. Ecco, questa è definitiva.

  7. Le ragioni che avevano possono essere state contingenti del momento. Adesso, sinceramente, continuare ad accanirsi su una statua, mi pare fuori senso e fuori tempo. Anche la festa del 4 novembre non è più festività, nonostante c’erano anche lì delle ragioni per ricordarla e per considerarla festa nazionale, anche come giornata festiva…. Oggi è declassata come ex festività….

    • La abolizione fu una autentica corbelleria cattocomunista nel filone filopacifista. Pare non fosse bello ricordare la fine di una guerra e le forze armate. Lei però non mi ha risposto: cosa votava nella Prima Repubblica? Votava per quelli che vollero le casettine e palazzoni a San Polo o per quelli nostalgici che volevano il Bigio ? Io né gli uni né gli altri e un po’ mi fanno ridere quelli che all’epoca li votavano e oggi si rinnegano…. Soprattutto non prendo lezioni da loro

  8. Cosa votassi io all’epoca poco importa sull’argomento statua (anche perchè potrebbe essere che non votassi affatto). E comunque, fra quelli che volevano le torri, le periferie degradate e senza servizi tecnologici, l’inceneritore, la svendita di Asm e la metro e i nostalgici del duce c’era anche un’area contraria alle brutture fatte dal dopoguerra in poi a Brescia città e nelle periferie che, spesso e volentieri, non aveva politicamente voce in capitolo perchè non era pienamente rappresentata da nessuno. E spesso si doveva adeguare “turandosi il naso” per votare il meno peggio o quello che certi poteri forti ti facevano credere come meno peggio. Poi, sappiamo, la capacità di certa parte politica (chiesaiuola e sinistra per modo di dire) di trasformarsi a seconda degli interessi, è ben nota. E quindi, mentre negli anni Sessanta era a favore dell’espansione (incontrollata e folle) della città, favorendo i palazzinari, poi si è, per incanto, trasformata, in ecologica (prima con i piani verdi e poi con i costosissimi parchi cittadini da mantenere); così come si è accanita per sradicare il popolo del centro storico per buttarlo nelle torri di S. Polo perchè quartieri, a detta loro, avveniristici e futuristici. Ed oggi, fonte di problemi enormi, anche per la dismissione di tali palazzoni in stile sovietico. Per quanto riguarda la statua, ultimo dei problemi rispetto a quelli citati, finchè si continuerà ad attribuirgli un significato più grande di quello che ha, non se ne uscirà mai fuori dal problema e la piazza risulterà sempre monca, o violentata con un’altra statua collocata senza alcun senso logico.

    • Vede perché faccio fatica ad accettare lezioni su questi argomenti? Perché all’epoca molti di quelli che cercano oggi di impartirmele non votavano, votavano per comodo al riparo delle maggioranze o turandosi il naso mentre c’era chi, credo in piccola parte per età di essere stato tra quelli, quelle scelte sui palazzoni le combattè con asprezza: penso al mio amico Mino Mutti che in Consiglio Comunale interveniva solitario ma con la determinazione della competenza e lo spirito della vocazione civile al servire la città non risparmiando durissime critiche alla operazione San Polo. C’era quindi chi su quelle scelte discuteva giocando in prima persona e credo di aver imparato non poco da loro, senza mai dover turarmi il naso, e chi se ne stava silente.
      Sulla statua non aggiungo altro se non che il problema è il basamento: va tolto, fu ripristinato surrettiziamente senza avere il coraggio di modificare la delibera del ’45. Chi passivamente accettò di eseguirlo ha responsabilità quanto ne hanno coloro che lasciarono pavidamente a metà.

      • Lezioni da me? Guardi che io non ho la presunzione di insegnare niente a nessuno, né ho la vocazione del benefico che vuole a tutti costi trasmette ciò che per me è “il bene in assoluto”. Voglio solo esprimere le mie idee e, possibilmente, confrontarle con gli altri. E sul discorso voto si è dato la risposta da solo. Purtroppo, o per fortuna, a seconda dei casi, chi decide è una cosiddetta maggioranza che, in nome di leggi che la possono determinare nei numeri (larghi o stretti) decide per tutti. E spesso, questa maggioranza, come dice lei, non sa e non conosce, prende le cose come sono, non si guarda in giro, ma vota. E magari, ai tempi del bigio, molta di quella folla che non lo voleva più, era costituita dai tanti che riempirono la piazza nel ’32 quando la inaugurarono. E le assicuro che ce n’erano molti, per conoscenza personale, che ci sono andati volontariamente ad inaugurarla e a festeggiare la piazza e la statua, al tempo. Quindi, anche qui, cambiati i tempi e cambiate le ideologie, cambiano anche le sensibilità.
        Lo stesso lo si può dire per le scelte successive (ben più pesanti e importanti rispetto al discorso statua), tipo le urbanizzazioni selvagge, le torri di S. Polo, l’inceneritore, la metro. Le sensibilità, come dice lei, cambiano nel tempo e coloro che osannavano le torri ai tempi (veramente non ricordo grande entusiasmo nella gente in generale) poi, nei fatti, si sono rivelate critiche. Permane uno zoccolo duro, tipo quello di Bragaglio e altri. Ma, come sa, l’opinione pubblica è purtroppo molto manipolabile… Sono d’accordo con lei che le mezze scelte o le non scelte spesso creano più danni, anche pesanti, rispetto a posizioni chiare. Ma questo lo si riscontra anche nella vita privata e nell’educazione in generale, non trova?

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