La grande opera di cui Brescia ha bisogno? Battere la povertà | di Elio Marniga

Propongo qualcosa di più: un piano non di assistenza, ma un piano di soluzioni; non la pagnotta, ma la canna da pesca

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Elio Marniga
Elio Marniga

di Elio Marnig – Sarà la vecchiaia, sarà che i tempi sono cambiati, ma da un po’ di tempo il mio rapporto con la stampa quotidiana è cambiato. Una volta non iniziavo la giornata lavorativa senza aver dato una scorsa, anche abbastanza approfondita, ad almeno un paio di quotidiani nazionali e ad uno locale. Saltavo a piè pari le pagine di cronaca nera e quelle dello sport, estranee ai miei interessi, e stralciavo uno o più articoli, il fondo più interessante, che poi mi leggevo con calma a sera, a casa. E magari serbavo qualcosa per una rilettura, qualcosa che potesse essere riletto anche a distanza di anni, essendosi mantenuto d’attualità.

Ora, e questo è certamente la vecchiaia che me l’ha imposto, i due quotidiani entrano sempre in casa , ma la mia attenzione s’è infiacchita, smembrata, quasi resa flaccida, certamente divenuta più superficiale, a causa  della troppa televisione e dall’eccessivo web, in tutte le sue versioni. Per fortuna però c’è Anna, la quale si è presa l’impegno di segnalarmi, con assiduità, gli articoli che pensa possano interessarmi; e difficilmente sbaglia. Accade però, causa la mia perenne pigrizia, ch’io li legga a giorni di distanza dalla pubblicazione; non per questo mi interessano meno. Così accade che solo ora, rientrato dallo spiedo di beneficenza, cucinato per quattrocento persone dagli Alpini di Borgosatollo, (che Gruppo, ragazzi, e che Comunità viva quella del piccolo borgo!), abbia letto l’interessante articolo di fondo, pubblicato il 30 ottobre da un quotidiano locale, a firma di , persona molto e da sempre attenta ai problemi della città che, prendendo l’occasione del nuovo piano quinquennale di opere pubbliche,invita la città tutta ad avere “un battito d’ali per un’idea immaginifica, un progetto capace di indicare il nuovo orizzonte”.

Alla mia età avere un battito d’ali è un problema; già è “pane unto” avere battiti di cuore, ma la lusinga di dire la mia…Ho passato in rassegna le tante belle cose viste in giro, cercando spunti, immagini da riproporre; condizionato dalle immagini evocate da Bino, mi sono soffermato su musei, palazzetti dello sport, stazioni, castelli. Niente da fare! Non mi è venuto uno straccio d’idea, un minuzzolo di possibile proposta. Mi sono fermato; stavo mestando una polenta già cotta e mangiata! Deluso, mi son messo quieto ad osservare Zippo, il canarino tenore che, dopo una giornata di canti e svolazzi, la testolina sotto l’ala, sazio, al caldo, dormiva tranquillo. Allora m’è stata chiaro che suggerire.
Brescia ha bisogno di una grande opera: far sparire la povertà!

Perché di povertà ce n’è in abbondanza nella florida Brescia: sfrattati, drogati, disoccupati, donne sfruttate, donne maltrattate; giovani sballati senza famiglia, vecchi abbandonati; bresciani e immigrati. Sono tanti i poveri a Brescia, quelli visibili e quelli che non vogliono essere visti.

Allora questa è la grande opera da mettere in cantiere: cinque anni di impegno per creare le condizioni per vincere tutte queste povertà. So bene che ci sono moltissime organizzazioni, molte associazioni, molte persone, molti volontari che si impegnano per questo. So che anche l’Amministrazione Comunale è molto attiva; ma io propongo qualcosa di più: un piano non di assistenza, ma un piano di soluzioni; non la pagnotta, ma la canna da pesca. In parole povere: niente grandi opere, una sola grande operazione. Con la città tutta coinvolta, tutta partecipe.

Perché, e cito Lamberto Lombardi, segretario del P.C.I,: “Solo una città che non ha più alcun problema sociale può dedicare le sue politiche allo stadio e alle grandi opere”.

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