Dieci euro per una Margherita? | IO, TE E IL TRENO / 20

Per aver una panoramica completa ed esprimere un giudizio più accurato provo a conoscere meglio la tratta che percorro quotidianamente...

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Jacopo Nozza
Jacopo Nozza

Viaggiatore XY: “Ciao, mi chiamo XX e da 2 anni sono un pendolare, dipendente non per scelta e non perché da loro retribuito, dalle ferrovie italiane…”

Ogni professione ha i suoi preconcetti o, meglio ancora, le sue mezza verità. Il benzinaio ha sempre il portafoglio pieno, il fornaio si alza presto al mattino, la fashion blogger non esiste nemmeno. Appartenendo però più o meno felicemente alla categoria, mi sento di dire che in cima alla lista delle figure professionali più vessate c’è l’insegnante. Oltre a lavorare non più di quattro ore al giorno, questo individuo dalle dubbie competenze (“Chi sa fa, chi non sa insegna”) gode indebitamente di tre mesi di vacanza nel periodo estivo, che trascorre tra mare, montagna e, ogni tanto, qualche libro. Da tempo ho smesso di combattere battaglie perse in partenza e, dato che è impossibile vincere certi nemici, non resta che schierarsi dalla loro parte o, in questo caso, dargli ragione. Quindi sì, ho circa tre mesi da passare in qualche modo, e non nascondo che a volte qualcosa da fare bisogna pure inventarselo di sana pianta.

Dato che da qualche tempo parlo male di , mi rendo improvvisamente conto che per aver una panoramica completa ed esprimere un giudizio più accurato, dovrei conoscere meglio la tratta che percorro quotidianamente. Decido perciò di recarmi da Treviglio a Milano, completando quel viaggio che solitamente interrompo per motivi di lavoro a Treviglio. Con la scusa di passare a trovare un’amica e pronto ad affrontare il caldo torrido, mi travesto da studente universitario milanese e aspetto il treno. Dopotutto a circa un’ora di distanza da casa c’è una delle più belle città italiane, simbolo del progresso e della moda, e non posso certo dire di conoscerla bene. La prima sensazione che ho è di incredibile e inaspettata rilassatezza: nessuna ansia, nessuna fretta, anche se il treno dovesse essere in ritardo non ci sono studenti che mi aspettano e il Duomo non è intenzionato a spostarsi.  Invece il treno arriva puntualissimo, è mattina inoltrata e la gente non è tantissima; le cabine sono semi vuote e posso scegliere il posto che preferisco; questa signora pare tranquilla, mi siedo accanto a lei. Non siamo nemmeno partiti e già mi sto appisolando, ma non ho paura di non svegliarmi visto che Milano Centrale è l’ultima fermata. Che bello viaggiare così. In stazione tutto è perfettamente chiaro e organizzato, anche il più convinto dei disorientati riuscirebbe a trovare la bussola. Il biglietto della Metro milanese di recente è stato aumentato di 50 centesimi, non è un bella notizia, ma ha il vantaggio di poter essere utilizzato su qualsiasi metropolitana nell’arco di 90 minuti. Un cambiamento sensato, quindi, non posso lamentarmi più di tanto. Il Duomo ha sempre la sua incantevole bellezza, io con il mio riso freddo prendo posto su una panchina in zona e derido turisti orientali che stanno per pagare uno sproposito una pizza Margherita verosimilmente surgelata. Dopo il pranzo da re incontro la mia amica che mi porta in giro per la città, Università cattolica, Cimitero Monumentale e il nuovo quartiere residenziale di City Life. Sembra di essere in mondi diversi invece è sempre la stessa città; una sensazione simile ma più forte l’avevo avuta solo a Londra, una torre di Babele linguistica e culturale di proporzioni inimmaginabili. La nostra resistenza al caldo e alla fatica è alquanto limitata, spesso ci scappa qualche pausa di troppo e il pomeriggio avanza inesorabile. A questo punto un aperitivo è d’obbligo, per me un posto vale l’altro, ma fortunatamente ho chi sa consigliarmi al meglio. Spritz, qualcosa da stuzzicare, ottimo rapporto qualità-prezzo, posso dirmi soddisfatto. Saluto la mia amica che torna alla frenetica vita milanese e ritorno in stazione. Un’intera giornata senza pensare al possibile ritardo del treno, non mi sembra vero. Anche in serata arriva in orario, forse questa è davvero la mia giornata, e mi riporta a Treviglio con un meraviglioso tramonto a fare da sfondo. Le carrozze ora sono piene, qualcuno oggi ha lavorato e pare che qualche treno precedente sia stato cancellato, quindi sono tutti qua, ma ci bado poco. Salvo una breve sosta a Lambrate puntiamo spediti verso Treviglio, raggiunta con il ritardo di due minuti rispetto all’orario previsto. Scendo, riprendo la macchina e torno a casa, con la sensazione di aver trascorso un fantastico giorno di vacanza.

E’ vero che le cose più belle sono quelle rare, e che si gode meglio degli eventi imprevisti rispetto a ciò che si è organizzato in ogni minimo dettaglio. E’ anche vero che lo stato d’animo con cui si affrontano certi viaggi fa la differenza, quando si è rilassati tutto fila per il verso giusto. In ogni caso non sarebbe certo un dispiacere affrontare la quotidianità del treno con meno apprensione, percepire la puntualità come una regola e non come un privilegio, ammirare l’organizzazione e la pianificazione. C’è sempre tempo per migliorare, ma sarebbe un peccato sprecarlo, non si può ogni volta consolarsi a Milano.

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