San Felice. I consulenti del PM hanno riscontrato che l’acquedotto è disastrato

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(a.c.) Prosegue con l’audizione dei consulenti di parte civile e quelli del Pubblico Ministero il processo che vede come imputata la società Garda Uno nelle persone di Mario Bocchio, Franco Richetti e Mario Giacomelli, nella famosa vicenda dell’epidemia che si verificò a San Felice nell’estate del 2009. In particolare colpiscono le parole dei tecnici che mettono in luce le gravi responsabilità della società che gestiva l’acquedotto, prof. Paola Borella, ing. Andrea Capodaglio, prof. Caludio Cermelli.

Sentiti ieri in aula, i tecnici hanno ribadito le accuse: «Ci siamo davvero stupiti del fatto che Garda Uno non avesse compiuto una valutazione complessiva di tutto l’acquedotto, che non avesse preso in considerazione i rischi per la salute pubblica. Siamo rimasti stupefatti quando abbiamo verificato l’assenza di un dosatore automatico di cloro a monte del depuratore dell’acquedotto. Si tratta di uno strumento banale che permette di regolare il rilascio di cloro in base alla richiesta di acqua e che, soprattutto nella stagione estiva, quando il fabbisogno aumenta esponenzialmente, può risultare decisivo». Ancora: «Diverse le perdite che abbiamo trovato lungo tutta la rete. In questo caso a preoccupare non è il rilascio al suolo dell’acqua, piuttosto le possibili infiltrazioni. Tragico infine lo stato dell’impianto di filtrazione. Che il contagio sia stato veicolato dall’acqua – ha concluso il consulente – è dimostrato dal fatto che una volta chiuso l’impianto la situazione è andata verso la normalità». Stando a quanto riportato dal Giornale di Brescia invece i consulenti di Garda Uno ribadiscono che i controlli fossero in capo all’Asl, la quale prima del giugno 2009 non aveva mai segnalato alcuna anomalia. L’epidemia? Una influenza intestinale diffusasi nell’aria.

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