Ensemble alle prese col contrabbasso di Francesco Siragusa del Teatro alla Scala

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Dopo il successo dei primi due concerti del 2014, l’Ensemble del Teatro Grande torna domenica 16 marzo  alle ore 11.00 nel Salone delle Scenografie del Teatro Grande con un concerto dedicato al contrabbasso che riprende un percorso sullo strumento già iniziato lo scorso anno nel concerto che ha visto la partecipazione del celebre contrabbassista Giuseppe Ettorre.

Per l’appuntamento di domenica prossima, vedremo impegnati i giovani ma già affermati violinisti Laura Marzadori e Daniele Richiedei, Sandro Laffranchini primo violoncello del Teatro alla Scala di Milano e il violista bresciano Luca Ranieri, prima viola dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI. Al contrabbasso Francesco Siragusa, vincitore dei più prestigiosi concorsi internazionali di esecuzione musicale per contrabbasso e primo contrabbasso solista dell’Orchestra del Teatro alla Scala e della Filarmonica della Scala.

Il concerto prevede l’esecuzione del brano di Bottesini Fantasia sulla “Lucia di Lammermoor” di Donizetti, della Sonata a quattro n.5 per due violini, violoncello e contrabbasso di Rossini e del Gran quintetto per quartetto d’archi e contrabbasso di Bottesini.

Si può dire che Bottesini sia per i contrabbassisti l’equivalente di Paganini per i violinisti o di Liszt per i pianisti e le due composizioni incluse nel programma presentano due aspetti complementari della personalità dell’autore: il lato spettacolare dello strumentista d’eccezione e la maestria del compositore. Al primo versante appartiene la funambolica Fantasia sulla “Lucia di Lammermoor” di Donizetti composta originariamente per contrabbasso e pianoforte, ma che domenica 16 marzo verrà proposta – in prima esecuzione assoluta – in una versione con accompagnamento di quartetto d’archi realizzata da Demetrio Costantino – già contrabbassista dell’Orchestra del Teatro alla Scala – musicista purtroppo recentemente scomparso. Il Gran Quintetto op. 1 è invece una finissima partitura di musica da camera e appartiene ai lavori cameristici più preziosi dell’Ottocento italiano. Anche Rossini ebbe simpatia per il più grave degli strumenti ad arco e lo incluse nell’organico delle sue giovanili e freschissime Sonate a quattro, composte intorno al 1804, quando l’autore era solo un ragazzino di dodici anni.

I biglietti per il concerto del 16 marzo sono in vendita alla Biglietteria del Teatro Grande e sui siti teatrogrande.it e vivaticket.it (orari di apertura della Biglietteria del Teatro Grande: dal martedì al venerdì dalle 13.30 alle 19.00 e il sabato dalle 15.30 alle 19.00. Nel giorno dell’evento la Biglietteria sarà aperta dalle ore 10.00 fino all’inizio del concerto).

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  1. Sono due straordinari e celebri contrabbassisti con caratteristiche molto diverse. Onore al teatro grande per averli invitati entrambi!

  2. Con l’onere al Teatro Grande, forse si voleva dire alla Fondazione, andrei un po’ cauto. Soprattutto qiando si parla di "stagione" e di "eventi": un fritto misto senza capo nè coda, un’accozzaglia di generi indecifrabili, nessuna regìa strutturata e quella milanesizzazione che dobbiamo sorbirci e digerire come se non avessimo avuto, noi bresciani, un passato glorioso di cui vantarci. Aspettiamo con ansia, noi vecchi dala memoria ancora buona, una svolta e un ridimensionamento del potere di qualcuno che ci fa…ballare da troppi anni.

  3. Non capisco cosa stradivarius voglia dire…forse la globalizzazione non fa esprimere correttamente in italiano la persona in questione…comunque il concerto di stamattina e’stato strepitoso con un Siragusa fantastico…e nel gruppo c’erano 3 bresciani( se non erro) e si e’eseguita musica padana….cosa vuole di piu’ stradivarus?

  4. C’era una volta la Società dei Concerti (musica da camera): non c’è più. C’era una volta la Società S.Cecilia (musica sinfonica per orchestra): non c’è più. C’era una volta il Festival Pianistico Internazionale che si fregiava d’essere intitolato ad uno dei più grandi pianisti del Novecento, Arturo Benedetti Michelangeli: ne sopravvive una versione in miniatura con prevalenza di artisti assolutamente di secondo o terzo piano al punto che quest’anno può pure traslocare al Sociale in qualche serata. Persino la brevissima Stagione lirica da ottobre a dicembre sopravvive, defilata, solo grazie a carrozzoni itineranti come L’Aslico. Diciamo serenamente che a Brescia è finita da tempo. E fa sorridere che la Fondazione del Teatro Grande perseveri nell’autocelebrazion e del nulla cioè, lo ripeto, per un accozzaglia senza regìa artistica di eventi e stili musicali e non musicali nonchè di balli e balletti, il tutto denominato "stagione". Non è "quanto" si manda sul quel palcoscenico dove sentimmo Del Monaco e la Callas, Kogan e Milstein, Rostropovich e Fournier, oppure Arrau, Gilels, Firkusny, Cziffra, Magaloffe Weissenberg, ma è "cosa" si manda sul quel palcoscenico. Andate a Verona, lo ripeto, e sentirete ancora "il meglio" (escludete l’Arena) come fu un tempo per noi bresciani. In questo siamo defunti e ci arrabattiamo come ad esempio con quell’Ensamble che porta il nome del teatro cittadino, ma cambia formazione ad ogni concerto: meglio chiamarlo Ensamble Arlecchino, così almeno ci resta un po’ di dignità (del passato ovviamente).

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