L’antologica dedicata a Franco Bettini | MOSTRAMI UNA MOSTRA/84

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Mostra Franco Bettini, foto BsNews.it (Enrica Recalcati)

La fotografia ha tutti i requisiti per fare parte delle arti figurative senza voler fare vacui giochi di parole di attributi di arte maggiore o minore. Quello che è necessario è mettersi nelle condizioni di imparare a saper vedere, a leggere un esito figurativo, a ricercare il valore formale…

 

Enrica Recalcati, opinionista di BsNews.it
La scrittrice , opinionista di BsNews.it

di Enrica Recalcati – Franco Bettini nasce a Gazoldo degli Ippoliti, in provincia di Mantova, il 6 gennaio del 1927 da una famiglia modesta, senza grandi possibilità economiche. Da ragazzino si svegliava presto e andava a vendere il latte per potersi pagare gli studi. Trasferitosi a Brescia, malgrado i disordini della guerra, nel 1952 si laurea in Medicina a Pavia.  Nel 1953, a soli ventisette anni, inizia la sua attività di medico condotto a Corticelle Pieve, subito amato dai suoi mutuati, tanto che per agevolarlo nelle visite fanno colletta e gli regalano una bici, affinché si possa spostare agevolmente da una frazione all’altra del paese.  Ed è proprio grazie a questi continui spostamenti fra le bellezze naturali della pianura circostante che si appassiona alla fotografia e sente di dover approfondire con lo studio e il confronto quello straordinario mezzo d’espressione che è la macchina fotografica.  Diviene così uno dei soci fondatori del neonato Cinefotoclub di Brescia. E’ grazie alla preziosa partecipazione di Franco Bettini all’attività del Cinefotoclub e allo stimolo alla crescita culturale dei suoi soci che questa associazione ha ottenuto, fin dalla sua nascita, prestigiosi riconoscimenti e una notorietà che ha travalicato l’ambito nazionale. L’entusiasmo di Bettini per la fotografia andava di pari passo con l’appassionata volontà di trasmettere ai fotografi più giovani le sue riflessioni, le sue ricerche e le convinzioni che andava maturando. Nel 1955 Franco sposa Mirella, una ragazza di Parma conosciuta casualmente a Mantova. Nel 1956 nasce il primo figlio Christian, poi arrivano Donatella e Alessandro.  Nel 1958 si specializza in Pediatria e Puericoltura a Parma, lo stesso anno partecipa a una delle prime importanti nel Ridotto del Teatro Grande di Brescia.

Da qui un succedersi di mostre e manifestazioni dove espone le sue opere, ottenendo numerosi premi.  Diviene medico condotto di Cortefranca e poi di Provaglio di Iseo, dove si trasferisce con la famiglia.  Aveva la “mania” della Rollei, storica macchina fotografica che ammirava nella vetrina del negoziante Alfonso, in via Cavalletto. Un giorno la comprò sostituendo la sua vecchia Condor Ferrania. Poi col tempo arrivarono anche le Hasselblad, le Leica e gli obiettivi della Leitz. Uomo coltissimo, rilegge i grandi classici, i Libri sapienziali, l’Antico e il Nuovo Testamento, Dante, Goethe, Leopardi e Ungaretti che divengono fonte inesauribile d’ispirazione. Nel 1968 proietta sue diapositive nella Collettiva alla Galleria della Loggetta e nel 1972, all’inaugurazione della Galleria Labus di Brescia, espone alcune sue opere pittoriche.  Un autore eclettico, capace di stupire e stupirsi, caratteristica rara anche nel mondo artistico, ma fondamentale per produrre arte che emozioni.  Il n.1 della rivista “Leica” del 1984 ha in copertina una fotografia di Bettini, raffigurante due cigni nelle Torbiere e nel 1985 la versione tedesca della stessa rivista pubblica “Genesi”, una fotografia che diede celebrità all’autore.  È considerato il “poeta delle Torbiere” per la sua grande capacità di raccontarle con cura e passione.  Sarà proprio una fotografia delle torbiere, “Autunno”, segnalata al prestigioso concorso internazionale “International Photo Technik”, che lo renderà noto in campo internazionale.

Da qui un percorso ricco di soddisfazioni e successi personali.  Negli anni Ottanta espone nel Comune natio, poi a Iseo, al Quadriportico di Brescia e nel 1986 a Mantova, nella sede della Casa del Mantegna, la mostra dal significativo titolo “Congedo”. Di mostre Bettini però ne farà altre, quasi tutte in ambito bresciano.  La sua grande passione, la forza fisica e intellettuale però si scontrano con una tremenda disgrazia: perde in un incidente stradale, nel marzo del 1991, la figlia Donatella e l’amatissima nipotina Silvia, di appena tre anni.  Morirà poco dopo, a Provaglio d’Iseo, il 17 aprile del 1991.

Bettini sapeva usare la tecnica con grande maestria. Raramente una sua fotografia è ciò che iconograficamente rappresenta: dietro la superficie figurativa si cumulano suggestioni, riferimenti culturali, livelli plurimi di lettura. Nelle fotografie di Bettini non si vede quello che lui si è trovato di fronte, ma quello che ha sentito e pensato fotografando. Noi, attraverso le sue fotografie, la sua percezione e la sua capacità di sintesi, riusciamo a cogliere ciò che da soli non saremmo stati in grado di vedere. La poetica fotografica di Bettini la ritroviamo anche nella pratica del cinema amatoriale. Bettini ha realizzato ben 45 filmati in 8 e 16 mm. L’analisi delle scelte stilistiche, tematiche ed estetiche hanno costituito anche l’oggetto di una tesi di laurea.  A Franco Bettini la Fondazione Dolci ha dedicato la ventiduesima mostra antologica annuale col relativo volume monografico, un’occasione culturale da non perdere.

LA SCHEDA

Palazzo Martinengo

Via Musei, 30 Brescia

dal 9 novembre al 1 dicembre 2019

aperto tutti i giorni

dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19

ingresso libero

[email protected]

www.martinodolci.it

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