Bigio a testa in giù, l’opposizione attacca il presidente del Consiglio comunale

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L'immagine artistica del Bigio a testa in giù pubblicata da Cammarata

Le politiche, a quanto pare, in questi giorni partono soltanto da Facebook. Nel Bresciano, infatti, non si sono ancora chiusi il caso del post sulle Sardine pubblicato dalla pagina ufficiale del Comune (su cui il centrodestra ha annunciato un esposto) e quello del post che inneggiava a piazza Vittoria Fascista di un consigliere di quartiere (da cui la stessa Lega ha preso le distanze). Ma già è scoppiata una nuova querelle politica.

A scatenarla è stato il messaggio pubblicato dal presidente del Consiglio . “Se conosco bene la nostra città e le sue istituzioni, penso di poter dire che dopo le esternazioni del sig. Lupo & c. i sostenitori del ritorno del “” in piazza Vittoria possono mettersi il cuore in pace: se lo scordano per i prossimi 50 anni”. Un commento corredato da un’immagine forte: l’opera di un’artista in cui il (il colosso creato da Arturo Dazzi per simboleggiare l’uomo fascista, poi rimosso da piazza Vittoria con l’avvento della democrazia) era appeso a testa in giù, legato per le gambe.

Ma la provocazione ha mandato su tutte le furie le minoranze. Non solo la destra che, se pure a mezza voce, aveva difeso il post di Giuseppe Lupo e che ancora – in alcuni casi – fatica a prendere le distanze dal fascismo. Ma anche la Lega e Forza Italia, i cui esponenti si stanno lanciando in queste ore in commenti social molto duri nei confronti di Cammarata, accusandolo di essere venuto meno al proprio ruolo di garanzia e di aver pubblicato un’immagine che non propugnerebbe valori democratici. Il Carroccio – secondo indiscrezioni – nelle prossime ore potrebbe anche tenere una conferenza stampa sull’argomento e chiedere le dimisssioni del presidente del consiglio comunale.

Ma a stretto giro, sempre a mezzo social, è arrivata la replica di Cammarata, che ha lasciato il post, ma tolto l’immagine. “La fotografia – ha scritto l’esponente del sui social – l’ho scattata nei mesi scorsi in un laboratorio d’arte della città. Capisco che possa non piacere, che sia fortemente provocatoria. L’ho pubblicata anche per questo, a supporto di quanto ho scritto: chi conosce la città ne conosce anche le ferite aperte, i sentimenti profondi, nobili e meno nobili. Se uno si permette di inneggiare alla Piazza Vittoria fascista – incalza – deve sapere che quella piazza non tornerà mai più e che la reazione che provoca è un irrigidimento delle posizioni, non certo l’apertura di un dialogo per superare le divisioni prodotte dalla storia”.

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3 Commenti

  1. Cammarata ha mandato un messaggio brutale, violento, di MORTE, è un personaggio pubblico e per di più docente, SE NE DEVE ANDARE

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