In morte di Emanuele Severino | di Elio Marniga

Io il suo pensiero non l’ho mai capito; troppo difficile per me. Non so se è capitato anche ad altri ma a me, quando ho cercato di capirlo, mi è andato in tilt il cervello

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Elio Marniga, opinionista BsNews.it

di Elio Marniga – Io il suo pensiero non l’ho mai capito; troppo difficile per me. Non so se è capitato anche ad altri ma a me, quando ho cercato di capirlo, mi è andato in tilt il cervello.

Assicuro che ho messo tanta buona volontà per capirlo. Ne parlavano in tanti; ne dicevano solo bene ed io ero curioso di sapere il suo sapere, cominciando da quel “Ritornare a Parmenide” che gli chiuse le aule della Cattolica per farlo accomodare a Venezia. Tutto partiva dal “tramonto del senso dell’essere” ed io mi persi subito negli “inusitati” suoi pensieri: l’essere, il non essere; l’essere quando è ma non quando non è perché allora è non è… Insomma io a quelle altezze siderali, a quelle profondità abissali, mi ci perdevo come un goffo ippopotamo che tenta un valzer. Forse non l’ho capito perché io continuavo a guardare e vedere quei ciottoli del Mella che non sono mai bagnati due volte dalla stessa acqua.

Poiché non l’ho capito, io non lo conosco; ma so che egli appartenne, appartiene, a quella categoria di uomini che hanno formato il nostro mondo, la cosiddetta civiltà occidentale la quale, per colpa o per merito di quel primo che ha abbandonato la poesia per adottare la ragione, ha originato una società diversa (migliore? peggiore?) da quella degli altri mondi terrestri. E’ una categoria, quella, a cui pochi sono appartenuti, anche se molti, moltissimi, dicono di appartenervi; ma questi moltissimi non sono che masticatori di bolo.

Certamente lo conoscono bene coloro che, diciassette anni fa, per iniziativa dell’Assessorato alla Cultura della Giunta Corsini, tracciarono ad onor suo “Il sentiero del giorno”; e ancor più lo conoscono e lo apprezzano i tanti amici che hanno formato l’associazione a suo nome. Essi l’hanno capito; essi lo conoscono. Essi dovranno farcelo conoscere.

Io no! Non ho capito cosa egli abbia immesso o estratto in quel lemma, semplice e misterioso: “essere”: Non ho capito, ma sono contento che egli abbia riconosciuto che anch’io sono “eterno”. Ma forse ho capito male.

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  1. Leggo ora parole autorevoli: “…e chi vuole inibire un pensiero alto perché non ci arriva sta bestemmiando.” Ecco, io, che sono uno che non ci è arrivato, non voglio inibire nulla a nessuno e rifuggo da ogni bestemmia, religiosa o laica che sia; solo desidero, voglio, spero che chi c’è arrivato mi spieghi, con parole sue, con passi corti e lenti perché io possa seguirlo, come il pensiero di Severino possa condurmi da “l’essere è, il non essere non è” fino alla “Gioia”.

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