🔻 Una corsa lunga 500 anni, dagli Spedali Civili alla crociera di San Luca | 🔺DAL GRUPPO G9

La Storia ci racconta che il presentarsi ciclicamente di infezioni ha avuto come seguito l’istituzione dei grandi ospedali nella città di Brescia...

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L'ospedale attuale, progetto di Angelo Bordoni, foto da Gruppo G9

di Gloria Berardi – Quest’ultima epidemia ha elevato gli Spedali Civili di Brescia a campo di battaglia per affrontare un nemico forte e invisibile. Ma la Storia ci racconta che il presentarsi ciclicamente di infezioni ha avuto come seguito l’istituzione dei grandi nella città di Brescia.

L’inizio fu dato dal dominio veneto che impose la costruzione di lazzaretti, come luoghi di confinamento e osservazione, e la disciplina delle quarantene, quaranta giorni uguali alla durata della purificazione religiosa.

Alla costruzione della struttura degli Spedali Civili, verso la fine dell’Ottocento, concorsero varie motivazioni: il vecchio ospedale cittadino di San Domenico, nel centro storico, era al limite del collasso soprattutto dopo due grosse infezioni, colera e febbre spagnola, inoltre si riteneva necessaria la trasformazione degli ospedali nell’articolazione in reparti seguendo i moderni modelli anglosassoni.

Ospedale di San Domenico, foto da gruppo G9

Quest’ultimi furono presi come esempi dopo il 1890, perché con la legge Crispi, ci fu una storica inversione di tendenza rispetto alla gestione ospedaliera delle opere pie: la legge decretò la fine dell’autonomia privatistica degli ospedali, riconducendoli, con il passaggio pubblico, nella sfera del controllo statale.

La normativa ospedaliera del periodo fascista fece alcune concessioni alle richieste corporative della classe medica, tra cui l’organizzazione e l’articolazione stessa dei reparti e delle nascenti specialità in base a gerarchie mediche.

In Italia due furono gli interventi esemplificativi delle trasformazioni edilizie ospedaliere del periodo tra le due guerre: il Policlinico di Milano- Niguarda e gli Spedali Civili di Brescia. Per la costruzione del nosocomio bresciano, negli anni ’30, fu scelto un sito a circa due chilometri a nord del centro storico, in una zona prevalentemente agricola, esterna alle zone urbanizzate, dove insisteva un piccolo insediamento lungo la via San Rocchino e vicino l’omonima chiesa. L’area individuata si collocava tra tale chiesa e il quattrocentesco lazzaretto di San Bartolomeo. La seicentesca chiesa, costruita all’esterno della città, era probabilmente non lontana da quel lazzaretto provvisorio: infatti, nella vicina zona di Costalunga, permane una via Lazzaretto.

Il cantiere della nuova struttura, avviato nel 1938, continuò i lavori, anche se lentamente, nel periodo bellico.

Intanto il vecchio ospedale del centro storico, sito nell’ex Convento di San Domenico, non riusciva più a contenere i malati di una città dal crescente sviluppo industriale ed edilizio. Il piano terra sui cortili era diventato inadeguato, sia per le condizioni generali di pessima abitabilità, dovuta ad una scarsa aeroilluminazione, sia per carenza dei servizi igienico sanitari.

Il complesso conventuale di San Domenico, chiuso e indemaniato nel 1797 dal governo napoleonico, e l’adiacente ospedale femminile di Santa Maria della Pietà (1523), erano diventati nel1848, dopo una epidemia di colera (1836) e la conseguente crisi economica del 1846-47, un unico nosocomio.

Il trasferimento dal vicino Ospedale di San Luca, struttura con evidenti carenze igienico sanitarie, fu possibile anche grazie ad una consistente donazione privata.  L’ospedale occupava una vasta area a sud di via Moretto spingendosi fino alle mura cittadine, che si stendevano lungo la odierna via Vittorio Emanuele. L’area aveva già vocazione ospedaliera perché nel 1523 venne costruita una struttura che doveva essere destinata alla degenza separata degli infettivi della vicina Crociera di San Luca. L’edificio fu edificato sui terreni risultati in parte dalle demolizioni delle mura viscontee, accanto al corso del torrente Garza. Nel 1546 nell’Ospedale della Pietà denominato delle Donne furono trasferite pazienti donne del citato complesso di San Luca.

Piazzetta San Luca, foto da gruppo G9

Quest’ultimo era stato uno dei più antichi e grandi nosocomi d’Italia. La sua costruzione fu una scelta del governo della Serenissima, dopo che, nell‘agosto del 1427, nel territorio di Salò si era manifestato un morbo epidemico, che minacciava di estendersi nella città. L’unificazione in una sola struttura di tutte le funzioni, fino a quel momento svolte da numerose piccole istituzioni sparse, fu motivata dalla volontà di ospitare in un solo edificio i tanti sfrattati, poveri e ammalati che avevano trovato fino a quel momento asilo nei pochi ospedali aperti.

I lavori iniziarono il 24 maggio 1447, e il sito dell’edificio, accanto alla chiesa di S.Luca, inglobò area e case di proprietà degli Umiliati di Gambara e del monastero di San Luca di Quinzano d’Oglio. La zona scelta era ricca di acque ed era compresa tra due strade pubbliche a sud ed a nord (attuali via Moretto e corso Zanardelli) e di adeguati accessi per l’assistenza dei sofferenti ed indigenti. Il disegno iniziale prevedeva l’impianto di una struttura a pianta cruciforme, da cui il popolare toponimo di “Crociera di San Luca”. Inizialmente non fu completato il braccio est e nel 1704, ad ovest della lunga sala dell’infermeria, venne aggiunta perpendicolarmente una nuova struttura. Il progetto dell’ospedale fu uno dei primi esempi di ospedali d’Italia, un modello copiato per la sua funzionalità da analoghe strutture contemporanee, come la Ca’ Granda a Milano (eretta dal 1456 in poi) con forma di croce perfetta inscritta entro un quadrato. La Crociera di San Luca fu l’archetipo anche degli attuali Spedali Civili, entrambi modelli di funzionalità per le loro epoche di fondazione, un bene cittadino della comunità locale, da sempre profondamente radicato nella tradizione assistenziale del territorio.

Spedali Civili 1946, foto da gruppo G9

Articolo a cura del gruppo Gruppo 2009 / G9. Ulteriori informazioni sul sito www.gruppo2009.it

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Ultimo aggiornamento il 2 Agosto 2020 20:35

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