🔻 Distruggete, distruggete quel libro! È di Gian Butturini 🔺DAL GRUPPO G9

Grazie Gian, A 50 anni di distanza un tuo libro è condannato a morte. Hai colpito ancora, duro, ed è una bella notizia. Per il tuo impegno fai ancora paura...

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Gian Butturini: la foto della donna che fa discutere e divide (immagine autorizzata)

di Mario Baldoli – Grazie Gian, A 50 anni di distanza un tuo libro è condannato a morte. Hai colpito ancora, duro, ed è una bella notizia. Per il tuo impegno fai ancora paura.

L’Inghilterra avvia al macero il libro London by Gian Butturini, un’opera che i due figli, gli amici e tante altre realtà anche fuori d’Italia cercano di salvare (si legga l’intervento di Claudio Bragaglio su “BresciaNews”).

La forza del dittico sotto accusa è un’immagine che rimanda alla tragedia greca, alle Troiane di Euripide: una donna nera, disfatta dagli anni, umiliata, ridotta a vendere biglietti del metro, è la scimmia che le si vede a fianco nella gabbia.

Gian Butturini: la foto della donna che fa discutere e divide (immagine autorizzata)
Gian Butturini: l’altra foto che fa discutere e divide (immagine autorizzata)

Una foto di lotta sullo sfruttamento dei più deboli.

In Inghilterra una giovane ha visto il libro e scritto a “The Guardian” che le due foto esposte alla mostra Bristol Photo Festival sono razziste. Sono state tolte e il libro si avvia al macero.

Senza tornare troppo indietro nel tempo, fu bruciato nel ‘76 Ultimo tango a Parigi di Bertolucci, riabilitato nell’’87, restaurato su una copia di Wim Wenders. Ora considerato al 44° posto tra i primi 100 film d’amore.

Butturini è stato uno dei maggiori fotoreporter italiani quello che ha più girato il mondo e combattuto la lotta per le giustizia e la verità: con Basaglia: Tu interni…io libero: in Cile: Cile Venceremos, dove la risposta dei poveri alla dittatura è contrapposta alle foto che immortalano l’incontro tra Wojtyla e Pinochet a Santiago, foto esposte alla Biennale di Venezia del ‘74.

Butturini ha risalito poi il Brasile fotografando i meninos da rua. In Europa porta il ricordo della Germani est: C’era una volta il muro in collaborazione con Rolf Schumann. A Cuba ha conosciuto Fidel Castro: Cuba, 26 luglio. Ha fotografato la guerra degli inglesi contro l’Irlanda (nell’occasione fu arrestato dai paracadutisti inglesi); ha seguito il Fonte Polisario in Marocco, mai foto di mera testimonianza, ma foto di lotta, come Il sogno del Chapas, quando fu membro nel 1998 della Commissione internazionale per i diritti umani degli indios. Con Il mondo degli ultimi ha vinto il primo premio al festival internazionale di San Sebastian. Ha descritto il rinascimento di Londra, le minigonne, gli hippy.

Butturini in Brasile (immagine autorizzata)

In Germania ha colto la più bella foto di Angela Davis, l’attivista del movimento afroamericano.

Le foto incriminate a Bristol furono scattate e pubblicate nel Bienno rosso (1968-69), ma una studente di antropologia (antropologia!) ne ha fatto un caso di razzismo, l’ha scritto a “The Guardian”. Martin Parr il direttore del Bristol Photo Festival si è dimesso. Alla lettera che gli ha inviato il gallerista Massimo Minini ha risposto che non poteva fare altro, data la situazione che si era creata.

Ci sono passi indietro da fare: l’ignoranza di quella studente che non sa né cerca di contestualizzare, la superficialità del giornale che ha pubblicata la lettera senza controllare la notizia (bastava battere su Internet Gian Butturini per capire qualcosa), la viltà di Martin Parr che non ha osato affrontare il problema e ha fatto un’autentica abiura, ha dato del cretino a se stesso sperando così di restare nel barnum delle mostre.

Ho chiesto il perché di tanta stupidità a un’amica che insegna all’Università di York. La risposta è immediata: Non poteva fare altro. Non sai che potenza sta dietro a un’accusa di razzismo, antisemitismo, antifemminismo ecc. In Inghilterra e negli Stati Uniti – un po’ meno nell’ambito scientifico – tutto è appiattito sul Politically correct. A Bristol è stata buttata in acqua la statua di un tale accusato di essere stato mercante di schiavi, ogni testimonianza storica è a rischio, il monumento a Churchill, l’eroe nazionale, è stato imbrattato con la scritta di razzista. Resta da togliere mezzo Shakespeare cominciando da Otello. Qualunque frase può essere interpretata non Politically correct.

Come nel romanzo La grande macchia di Philip Roth: un ottimo professore con 20 anni di carriera alle spalle, chiede alla classe se due studenti che mai si sono presentati a lezione, sono due spettri. Casualmente sono ragazzi neri, e siccome spettri è una parola usata, raramente, per indicare i neri, il professore è accusato di razzismo, si trova contro gli stessi colleghi (hanno il coraggio di Parr) e decide di dimettersi. E’ l’estasi dell’ipocrisia, scrive Roth che amava soprattutto uno dei suoi ultimi romanzi Everyman., che ora si dovrebbe titolare Everybody.

Negli Stati Uniti si abbattono le statue di Colombo, e cosa credi che sia il Me too? Cortei di donne senza prove, testimonianze, denunce, perizie, rivolte a chissà quale tempo passato. Poi risulta che una (solo una?) pagava un gigolò. Chi abusa del potere è un delinquente, ma quelle donne volevano fare carriera. Non a caso Catherine Deneuve ha ironizzato su questi piagnistei. Oggi le più varie minoranze si impongono. La lotta dei neri è un giusto movimento per la parità, ma ora è una religione talebana. In un mio libro ho trovato correzioni che non mi erano state neppure segnalate: Black sheep (nel senso di pecora nera della famiglia) non si usa perché implica il nero come negativo. Craftsmen va sostituito con craftspersons. Manpower (nel senso di forza-lavoro) va cambiato in womenpower e menpower. Black balling (fare opposizione con voto segreto contrario) non si può usare perché implica il nero come negativo.

Butturini al macero è ignoranza e perversione. Sull’immensa ignoranza scolastica del mondo anglosassone, dove si può uscire dalle scuole superiori quasi non sapendo né leggere né scrivere, mentre l’Università costa 9.000 sterline all’anno e i suoi professori correggono gli errori di ortografia, si legga Gaia Servadio (che ha vissuto in Inghilterra 50 anni e sposato due inglesi), C’è del marcio in Inghilterra, Salani 2011: il governo Blair ha creato almeno 22 enti inutili, per altro difficili da accedere senza conoscenze internet, con l’idea di assorbire la disoccupazione, tutti con acronimi incomprensibili. Col CCA il governo può dichiarare lo stato di emergenza in qualunque momento, infatti le guerre in Medio Oriente non sono passate attraverso il Parlamento. Il censimento indetto all’epoca aveva 22 pagine, con multa per chi non rispondeva. Servadio scrive anche di una maestra che non procede nel programma finchè l’ultimo studente non ha capito e, per non creare differenze, è giusto che gli altri 30 aspettino. Il Paese dove c’è il massimo della disuguaglianza c’è l’uguaglianza dell’ignoranza. Dove c’era la libertà di stampa c’è ora il pensiero unico.

Torno a Gian: da leggere il suo ultimo libro, la sintesi della sua vita di fotoreporter in Incontrando l’umanità, Essebiemme, s.d., in esso raccoglie in 186 foto la sua vita, E Daiquiri, Teti 1989, una sorta di romanzo-autobiografia che il Gruppo2009 ha chiesto anni fa di ripubblicare.

Come Ken Loach, Gian amava il pane ma anche le rose, Quindi lo troviamo a Roma con Fellini, sottobraccio a Mastroianni, col poeta Tonino Guerra, a Praga a documentare La città dell’oro.

Il poeta Tonino Guerra, foto Gian Butturini (immagine autorizzata)

Questa è la forza di Gian, un comunista anarchico.

Quando l’onda dell’intolleranza e dell’ignoranza avrà il suo riflusso, forse attraverso una nuova repressione come fu quella contro il Potere nero, si salverà ciò che l’odio ha lasciato della letteratura, la storia, l’arte, la musica, l’intelligenza.

Antonio Padellaro ha ricordato su “Il Fatto” (26 luglio 2020) il libro di Robert Hughues, La cultura del piagnisteo, e la sua sarcastica definizione politically correct del capitano Achab: è il portatore di un atteggiamento scorretto verso le balene.

Una società che non accetta punti di vista differenti è malata hanno scritto in una lettera 150 studiosi: di destra come Fukuyama e di sinistra come Chomski, pubblicata da HarperCollins (leggibile in internet).

I figli di Gian, Marta e Tiziano prevedono che il macero del libro sarà un boomerang rivolto contro chi l’ha voluto, anche perché già molte realtà anche fuori d’Italia si sono mosse a portare la loro solidarietà a Butturini.

Gian Butturini con la figlia Marta (foto autorizzata)

Poi c’è chi propone mostre della sua opera a Brescia, i giornali e la Rai ne hanno parlato, ma io credo che l’Italia non basti, è attraverso “The Guardian” che si deve rispondere e si deve portare una mostra della sua opera (escluse le foto incriminate evidentemente) al Barbican di Londra, dove in passato Gian ha esposto. E’ una questione di democrazia.

I libri di Gian Butturini si acquistano all’indirizzo [email protected]

Articolo a cura del gruppo Gruppo 2009 / G9. Ulteriori informazioni sul sito www.gruppo2009.it

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