🔻 Il Vantiniano: un Monumentale archivio della memoria 🔺DAL GRUPPO G9

Il sistema cimiteriale è un patrimonio collettivo complesso, fatto di organismi urbani, di architetture e di opere d’arte. Luogo di culto della memoria, dove si associano i valori laici e quelli religiosi, nel quale si identificano comunità e singoli, ed è un tangibile documento della storia civica della città, una sorta di album della larga famiglia cittadina da valorizzare e conservare...

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Cimitero Vantiniano, Portale di ingresso, foto di Gloria Berardi

di Gloria Berardi – Il sistema cimiteriale è un patrimonio collettivo complesso, fatto di organismi urbani, di architetture e di opere d’arte. Luogo di culto della memoria, dove si associano i valori laici e quelli religiosi, nel quale si identificano comunità e singoli, ed è un tangibile documento della storia civica della città, una sorta di album della larga famiglia cittadina da valorizzare e conservare .

Negli anni passati, per molti bresciani, fare una visita al Vantiniano di via Milano era un rituale che avveniva non solo a novembre. Era un momento per creare un legame con i propri cari con i quali non era più possibile condividere l’ esistenza terrena. Così quel luogo diventava un percorso per una continua ricerca dell’eternità, spazio dell’accoglienza e del rispetto dell’individualità anche dopo la morte.

Cimitero Vantiniano, l’obelisco centrale, foto di Gloria Berardi

Nel 1806 Brescia fu tra le prime città a recepire il napoleonico Editto di Saint Cloud (1804), in tema di sepolture. Per il nuovo cimitero, il comitato cittadino identificò un’area nella zona al di fuori di porta San Giovanni, completandola poi con l’acquisto di una serie di altri terreni nel 1808. Il sito fa parte di uno dei percorsi storici della nascente moderna città industriale e si colloca ad ovest del centro storico, lungo via Milano, dove si innalzeranno in seguito le molte ciminiere delle nascenti industrie manifatturiere. Questo parco urbano esprime infatti un nuovo concetto di verde della città industriale, oltre ad avere l’importante funzione di contribuire alla conservazione dell’equilibrio ambientale e sanitario.

Entrando dal maestoso portale d’accesso, con ai lati due palazzine, i caselli daziari di porta Milano, progettate dall’architetto Luigi Donegani, appare il dritto viale di cipressi secolari, sempreverdi obelischi che accompagnano sia i vivi sia i defunti in un percorso di elevazione spirituale. Percorrendo il viale si entra in un luogo di meditazione e di silenzio ascetico, il passo si rallenta e lo sguardo punta verso il grande faro, collocato al centro del recinto cimiteriale. Costeggiano il viale due estesi giardini, dove imponenti e antichi cedri del Libano circondano sculture ed architetture memoriali: una parte di mondo dove trovare tranquillità e occasioni di riflessione.

Cimitero Vantiniano, il quadrilatero centrale, foto di Gloria Berardi

Nel luogo si nota il contrasto fra il verde scuro delle quinte arboree ed il candore dei marmi dei cippi funerari finemente lavorati, quasi fossero cammei, in perfetto equilibrio di proporzioni tra masse e decori.

Alla fine del viale si presenta un’ emiciclo composto da sessantasei cenotafi che ricordano vari personaggi più o meno noti della storia di Brescia, come poeti, letterati, imprenditori o militari. Nel centro del diametro del semicerchio è la chiesa di San Michele, un candido tempio dal protiro tetrastilo e dalla cupola elegantemente ricoperta da “squame” litiche.

Cimitero Vantiniano, chiesa di san Michele, foto di Gloria Berardi

La forma circolare dell’architettura ricorda l’originaria basilica della Anastasis («Resurrezione») di Gerusalemme, che conteneva i resti della grotta identificata come luogo di sepoltura di Cristo, oggi inserita nella grande Basilica del Santo Sepolcro.

La porta dell’edificio è orientata verso nord, verso la notte, il buio e le tenebre. L’ingresso del protiro è sorvegliato da due grandi leoni marmorei, apparentemente sonnolenti. Sono un chiaro simbolo di fortezza che, posto all’ingresso delle chiese, simboleggiava la forza che sta a guardia dello spazio sacro: questo simbolo, che incute timore in chi si accosta, è un monito contro ogni profanazione, ma in genere esprime forza coraggiosa di corpo e di spirito.

Congiunte ai fianchi della chiesa, perpendicolarmente all’asse principale del complesso monumentale, vi sono le più antiche gallerie architravate, ricche di sculture, delle tombe delle famiglie di rango più elevato della città. Le gallerie sono interrotte a metà da edicole che permettono il passaggio al retrostante campo centrale: sono, queste, piccole strutture architettoniche che uniscono la tipologia dei tempietti o tesori dei santuari greci e quella delle aperture arcuate, dette a fornice, degli archi trionfali romani.

Vista dal cielo la forma del cimitero è un quadrato ai cui vertici sono incastonati dei piccoli edifici cupolati che ricordano padiglioni d’angolo delle terme imperiali. Tra questi vi è la cappella del Municipio o Rotondina Comunale, il primo pantheon del complesso monumentale: qui dal 1833 al 1904, vennero deposti venticinque protagonisti della vita politica e sociale di Brescia.

All’interno del campo, una parte delle gallerie sono impostate dal formale ritmo delle colonne doriche con motivo a lesene, per scandire gli spazi delle tombe individuali ad arcosolio. A sud lo spazio interno è definito da un portico classico a pianta semicircolare interrotto dal secondo e più grande Famedio o Pantheon comunale, denominato Sala nell’Emiciclo, in cui sono collocati cenotafi, monumenti e iscrizioni in memoria di cittadini illustri.

Nell’impianto planimetrico generale del cimitero, il Famedio risulta in asse con il monumento a tronco di piramide del beato Giuseppe Bossini (1843-1856), il faro-lanterna (1847-1864) e la citata cappella di San Michele (1816-1824).

La candida tomba monumento del Beato Bossini, è un parallelepipedo quadrangolare sormontato da una slanciata piramide. Il grande faro, poi, con i suoi sessanta metri d’altezza, collocato su un basamento circolare circondato da portici e sepolcri, è sormontato da una lanterna, allegoria della luce che vuole illuminare la via nell’aldilà, come sentinella solitaria che esplora ogni direzione, costante presenza nel profilo della città, per invitarci a non dimenticare coloro che hanno viaggiato attraversando la “frontiera”.

L’architettura del Vantini attrae per la visione memorabile di pulizia architettonica e per l’ordine matematico che la sostiene, conseguendo un perfetto equilibrio razionale degli spazi e suggerendo un profondo rispetto per la morte. Il cimitero bresciano anticipa molte altre analoghe realtà italiane, reinterpretando il tema della morte secondo il culto borghese della celebrazione individuale. Questo, allontanandosi in parte dalla tendenza egualitaria napoleonica, esprime una certa gerarchizzazione degli spazi e dei percorsi, che corrispose ad una netta distinzione per classi e censo nelle sepolture.

Attorno al corpo centrale progettato dal Vantini, il cimitero è stato poi, nel tempo, ampliato con altre gallerie rispettose dello stile originario e da incoerenti freddi colombari sotterranei .

Nel XX secolo, nel parco d’ingresso vennero aggiunti le tombe giardino, l’ossario militare, il grande mausoleo edificato negli anni venti del secolo scorso, a commemorazione dei caduti della prima guerra mondiale, il monumento ai Caduti di Piazza Loggia e ai Partigiani. Inoltre il cimitero ospita, fuori dal campo centrale, una zona dedicata ai defunti islamici e di altre confessioni e ai non credenti.

Negli ultimi decenni la cultura della sepoltura e del lutto è cambiata diventando sempre più un fatto da far gestire a ditte specializzate e trasformandosi, purtroppo, in un prodotto commerciale . Sono mutate le tipologie dei sepolcri, non più monumentali con ricche decorazioni , ma piccoli loculi che accolgono le ceneri, privi di ornamentali decorazioni e con fiori artificiali, “i sempre vivi”, che non hanno bisogno di cure.

L’uomo contemporaneo rifugge il recinto del dolore e della sofferenza e rimuovendo, esorcizzando la morte, che lo impaurisce, si illude di abolirla. Il cambiamento della cultura della morte si traduce anche in un cambiamento fisico dell’esperienza che abbiamo del cimitero, che in futuro, a quanto pare, dovrà essere concepito ed elaborato in una nuova prospettiva, coerente con la sensibilità dell’uomo postmoderno.

Cimitero Vantiniano, scultura funeraria, foto di Gloria Berardi

ARTICOLO A CURA DEL GRUPPO G9

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Ultimo aggiornamento il 20 Novembre 2020 09:55

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