Pd in rivolta per il Piano cave, i circoli della Franciacorta: da cambiare radicalmente

"Come circoli territoriali del Partito Democratico riteniamo queste scelte fortemente penalizzanti e auspichiamo che nella fase di valutazione delle osservazioni la Provincia cambi radicalmente questo piano cave"

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Sede della Provincia di Brescia e della prefettura.
Sede della Provincia di Brescia e della prefettura.

“Come circoli territoriali del Partito Democratico riteniamo queste scelte fortemente penalizzanti e auspichiamo che nella fase di valutazione delle osservazioni la Provincia cambi radicalmente questo piano cave“. A dirlo, in una nota, sono i circoli Pd della Franciacorta, che commentano così il nuovo piano cave provinciale in corso di definizione.

Nel Partito democratico, dunque, cresce il fronte dei “ribelli”. Dopo il voto della direzione provinciale, che aveva chiesto di ridurre i volumi, contro il piano si sono già espressi i circoli della zona Brescia Est, i circoli della Bassa Orientale, l’assessore al Bilancio di Palazzo Loggia Fabio Capra e il responsabile provinciale Ambiente Angelo Bergomi.

IL COMUNICATO INTEGRALE DEI CIRCOLI PD DELLA FRANCIACORTA

Come circoli del Partito Democratico della Zona Sebino-Franciacorta riteniamo doveroso prendere posizione sul nuovo Piano Cave della Provincia di Brescia (settore sabbia e ghiaia), depositato in data 11/02/2021.

Il Piano in questione è uno degli strumenti più significativi che possono segnare in meglio o in peggio la gestione urbanistica di un intero territorio provinciale per via delle politiche ambientali che esso sottende.

Abbiamo analizzato nel dettaglio il piano e riteniamo ingiustificato il fabbisogno previsto:

51 milioni di metri cubi in 10 anni quando nei precedenti 14 anni (dal 2005 al 2018) sono stati estratti solo 35 milioni di mc, ci portano a dire che siano altre le reali esigenze provinciali, soprattutto alla luce del continuo trend di decrescita del comparto edilizio.

Deludenti sono anche le scelte in materia di economia circolare: nella proposta di piano è oggettivamente troppo limitata la volumetria che si pensa di ricavare dal recupero di rifiuti inerti e da fonti alternative, nonostante le norme nazionali e le direttive europee più recenti spingano a incentivare il recupero di tali tipologie di rifiuti. Ricordiamo, infatti, che sono decine gli impianti di recupero autorizzati dalla Provincia negli ultimi anni, quasi tutti in ambiti estrattivi.

 

Nella nostra zona il piano prevede la concentrazione di imponenti volumetrie su pochi ambiti estrattivi già di per sé problematici. Il caso più eclatante è l’ATEg09, meglio conosciuto come cava Bonfadina in territorio comunale di Rovato-Cazzago S.M.. Su tale bacino, a poche decine di metri da vitigni docg e a 950 metri da una discarica (!), il piano prevede l’estrazione di ulteriori 1.690.000 mc che raddoppiano la volumetria attuale. Non solo: sono previsti ulteriori 2.240.000 mc di riserva. Queste volumetrie determinerebbero la permanenza dell’attività estrattiva in questa zona per almeno i prossimi 40 anni, in un sito dove sono stati approvati anche impianti di betonaggio, asfalti (con la relativa chimica) e trattamento rifiuti. In territorio di Paderno F.C., nel bacino ATEg10, sono concesse volumetrie che prolungano l’attività estrattiva di un bacino aperto da decenni e per cui verrebbe pertanto rinviato almeno di un altro decennio il recupero ambientale.

Come circoli territoriali del Partito Democratico riteniamo queste scelte fortemente penalizzanti e auspichiamo che nella fase di valutazione delle osservazioni la Provincia cambi radicalmente questo piano cave. La sfida per uno sviluppo sostenibile passa dal riconoscere che previsioni volumetriche realistiche non possono basarsi su dati statistici completamente superati e assolutamente non rappresentativi della reale situazione del bresciano. La Provincia di Mantova,  ad esempio, lo ha fatto approvando un piano provinciale in proporzione molto più contenuto, ottenendo il consenso della giunta regionale. Il rischio è che a Brescia si approvi invece un piano cave eccessivo, sbilanciato su pochi grandi operatori con molti bacini che assumono dimensioni tali da pregiudicare in via definitiva alcune porzioni di territorio provinciale.

La zona della Franciacorta in particolare non se lo può permettere, a meno che si ritenga che i principi di tutela e salvaguardia del territorio sanciti nel Piano Territoriale Regionale d’Area della Franciacorta votato in consiglio regionale siano solo una grande presa in giro.

Noi non lo pensiamo. Questo piano cave è una occasione imperdibile per dimostrare che la politica provinciale crede davvero nei principi dell’economia circolare, siglando un patto di sostenibilità anche con il mondo delle imprese.

I circoli del Partito Democratico del Sebino-Franciacorta

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Ultimo aggiornamento il 2 Aprile 2021 16:05

 

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