🔴 Pescatori in rivolta per le nuove norme: trota e coregone rischiano di sparire dai piatti bresciani

Le nuove norme rischiano di mettere al tappeto il futuro della pesca nelle valli e il lavoro stesso di chi vive di pesca nei laghi sull'intero territorio nazionale, andando ad intaccare importanti settori economici per milioni di euro. Infatti, con questo quadro normativo, potrebbe diventare difficile per i ristoranti reperire il prodotto

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Pesca, foto generica da Pixabay

Sabato 13, dalle 9.30, il palazzo della Regione Lombardia di Milano (auditoriu, Gaber), ospiterà un convegno nazionale dal titolo “Specie alloctone e autoctone – il mondo della pesca si riunisce per una posizone nunitaria”. Un evento promosso dai pescatori in collaborazione con l’assessorato alla Caccia e alla Pescqa (guidato dal Bresciano Fabio Rolfi) che si dovrebbe concludere con un documento condiviso per chiedere a Roma di rivedere le nuove normative in materia. Che di fatto rischiano di far sparire trota e coregone dai fiumi, dai laghi e dai piatti dei ristoranti bresciani.

La protesta del mondo della pesca ricreativa nasce da un decreto ministeriale che prevede il divieto di immissione di alcune specie ittiche, da alcuni mese divenute improvvisamente alloctone. Tra queste – per fare un esempio – c’è la trota fario, specie presente da centinaia di anni nei torrenti di montagna delle valli e salvaguardata dai pescatori stessi nei tanti incubatoi ittici di valle. Ma il provvedimento prevede anche il divieto di immissione dell’amato coregone, pesce simbolo della pesca professionale del lago di Garda (dove vale circa il 70 per cento del pescato) e dell’Iseo e piatto della tradizione culinaria bresciana. Saranno bloccate, infatti, le attività degli incubatoi ittici regionali di Desenzano e Clusane e le immissioni per questa specie, che ogni anno provvedevano a ristabilire il giusto equilibrio del coregone nei nostri laghi.

Le nuove norme, insomma, rischiano di mettere al tappeto il futuro della pesca nelle valli e il lavoro stesso di chi vive di pesca nei laghi sull’intero territorio nazionale, andando ad intaccare importanti settori economici per milioni di euro. Infatti, con questo quadro normativo, potrebbe diventare difficile per i ristoranti reperire il prodotto (a causa delle normative relative ai prodotti alloctoni, ai limiti per gli allevamenti e all’offerta complessiva del settore).

“La scelta del Ministero – commenta Fabio Rolfi in una nota – E’ frutto di una visione ideologica della realtà, controproducente e anacronistica, oltre al fatto che con questi provvedimenti, si vanno ad intaccare importanti settori economici per milioni di euro”.

“A nome di tutte le associazioni del settore”, dichiara Germano Bana, portavoce di Pesca 4.0 e di U.P.BS. Unione Pescatori Bresciani, “vogliamo esprimere i nostri ringraziamenti alla Regione Lombardia per aver accolto il nostro invito a poter organizzazione questo convegno nazionale e aver offerto al mondo della pesca, al suo indotto e non solo, la possibilità di avere una sede dove poter esprimere ed esporre la posizione unitaria di tutte le associazioni nazionali, regionali e territoriali, sulla contrarietà alle normative ministeriali che riguardano pesci alloctoni e autoctoni, norme ritenute non coerenti con la realtà che mettono a rischio interi settori dell’economia nazionale. Siamo concordi – continua Bana – che si debba guardare ad un approccio alla pesca nuovo e che non si debbano trasformare i fiumi in laghetti di pesca sportiva, ma chiediamo altrettanto rispetto per tradizioni, socialità, economie e turismo e non da meno rispetto per pesci come la trota fario o il coregone, presenti nei nostri laghi e nelle nostre valli da centinaia e centinaia di anni e che non possono essere semplicemente cancellati dal loro ambiente con un semplice colpo di spugna”.


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