Frana di Tavernola, possibile stop all’uso di esplosivo nella cava

La vicenda della frana di Tavernola Bergamasca, sul lago d'Iseo, che lo scorso anno ha creato non poche preoccupazioni per la popolazione della sponda bergamasca e di quella bresciana del bacino, non è ancora conclusa e si arricchisce di nuovi capitoli

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L'immagine del fumo postata da un utente del gruppo Facebook NO AL CEMENTIFICIO INCENERITORE DEL LAGO D' ISEO
Tavernola, immagine d'archivio (postata da un utente del gruppo Facebook NO AL CEMENTIFICIO INCENERITORE DEL LAGO D' ISEO)

La vicenda della frana di Tavernola Bergamasca, sul lago d’Iseo, che lo scorso anno ha creato non poche preoccupazioni per la popolazione della sponda bergamasca e di quella bresciana del bacino, non è ancora conclusa e si arricchisce di nuovi capitoli.

L’ultimo, dopo la decisione di bloccare l’attività estrattiva del cementificio di Tavernola, riguarda un incontro tra amministratori locali e consulenti incaricati da Regione Lombardia, per fare il punto sulla situazione del monte Saresano. Uno studio – si legge in una nota di Regione Lombardia – ha consentito di analizzare la zona di rischio e dato l’opportunità di definire i primi interventi da adottare in questa fase attraverso l’ausilio di tiranti; gli uffici dell’assessorato all’Ambiente stanno valutando di sospendere in via precauzionale l’uso dell’esplosivo per le attività di cava. Si dovrà quindi valutare la prosecuzione delle attività minerarie con altri metodi da sottoporre a verifiche e monitoraggio. Tra i fattori predisponenti e di possibile innesco dei fenomeni di instabilità figurano la condizione geologica e strutturale dell’area, la presenza di una paleofrana, l’evento sismico del febbraio 2021, l’attività di lavorazione della miniera, il possibile ruolo della circolazione carsica profonda ed eventi di ricarica meteorica (precipitazioni).

E’ atteso, fa sapere la Regione, l’avvio della progettazione degli interventi di stabilizzazione, per i quali sono stati reperiti i primi finanziamenti necessari stanziati da Regione Lombardia, lo scorso 3 novembre, pari a 1,5 milioni di euro; i tempi di realizzazione prevedono di arrivare alla progettazione esecutiva entro il 30 novembre 2022, stimando di attuare in 12-18 mesi le opere di stabilizzazione.

“La direzione generale Territorio e Protezione civile – ha detto l’assessore Foroni – si è da subito resa disponibile ad effettuare un coordinamento tecnico tra tutti gli enti coinvolti mettendo a disposizione risorse finanziarie come contributo alle Amministrazioni interessate per i necessari supporti tecnici. Lo scopo è salvaguardare, in primis, l’incolumità degli abitanti. La situazione è, in ogni caso, sotto controllo”.

“Regione Lombardia – ha concluso Foroni – ha sempre fatto la propria parte attraverso lo stanziamento di ingenti risorse economiche per la gestione dell’emergenza, tra cui 1,5 milioni per la progettazione della messa in sicurezza del versante. Una volta pronto il progetto esecutivo, ci rapporteremo con lo Stato Centrale per ottenere un finanziamento idoneo per consentire la realizzazione delle opere per la messa in sicurezza. Non lasceremo soli i territori interessati. Siamo pronti, inoltre, a rafforzare il sistema di Protezione civile del Bresciano e della Bergamasca per implementare il presidio sul territorio su entrambe le sponde del Lago di Iseo”.

Anche Legambiente vuol dire la sua sul caso: “Sembra essere sempre più evidente, da quanto sarebbe emerso dagli studi dell’Università di Firenze, che le mine esplose per estrarre la materia prima per alimentare il cementificio dì Tavernola possono essere una delle concause della minacciata frana del Monte Saresano. Ora bisogna prendere atto che l’attività del cementificio di Tavernola deve essere gradualmente chiusa. Se il recupero della marna è pericoloso per l’attività franosa del monte Saresano anche le emissioni in atmosfera delle polveri derivanti dalla combustione di carbone del forno sono da tempo causa di malattie polmonari. Inoltre sulla strada panoramica sp 469 la circolazione quotidiana di oltre 200 mezzi pesanti rende pericoloso il tratto costiero e poco attrattivo il turismo che pure potrebbe contare su un territorio molto competitivo per bellezza naturalistica e contenuti storici culturali.”


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