Elezioni in Loggia, cosa cambia negli schieramenti dopo il voto delle politiche

Nel centrodestra la Lega deve fare i conti con il nuovo peso di Fdi. Mentre nel centrosinistra si attendono le decisioni del terzo polo, con una rosa di possibili candidati che si è automaticamente ridotta

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Brescia Piazza della Loggia, foto da ufficio stampa Mille Miglia

Il voto delle politiche, come atteso, ha cambiato parzialmente le carte in tavola per le elezioni comunali del prossimo anno in Loggia. Nel centrodestra, infatti, la Lega deve fare i conti con il nuovo peso di Fdi. Mentre nel centrosinistra si attendono le decisioni del terzo polo, con una rosa di possibili candidati che si è automaticamente ridotta.

NEL CENTRODESTRA

Nel centrodestra la candidatura a sindaco di Fabio Rolfi non è mai stata ufficializzata, ma fino a ieri era una certezza. Il successo di Fratelli d’Italia e il crollo della Lega ha cambiato parzialmente la situazione. Il partito di Meloni, infatti, potrebbe “pretendere” il candidato per la Loggia, ma fino ad oggi non sono emersi nomi di peso pari a quello di Rolfi e comunque – arrivati a questo punto – sarebbe un affronto all’alleato, che già si è molto esposto. Al momento, dunque, appare più facile pensare che Fdi possa puntare sul candidato dell’alleanza alle elezioni di gennaio per la presidenza del Broletto.

NEL CENTROSINISTRA

Nel centrosinistra esteso – che in città, alle politiche, non è indietreggiato – rimane da capire il perimetro dell’alleanza. Non è ancora scontato, infatti, che Azione e Fratelli d’Italia decidano di correre da subito con il Pd. E nel centrodestra c’è chi spinge per un accordo con il partito di Guindani e Galperti. Per quanto riguarda il candidato sindaco, rimane la rosa di tre nomi indicata mesi fa dal sindaco. In pole ci sarebbe Laura Castelletti (seguita in ordine dai dem Valter Muchetti e Federico Manzoni, che rischiano però di elidersi a vicenda). Ma restano da superare i presunti veti dei renziani (Azione, che ha eletto in Parlamento Fabrizio Benzoni, sarebbe ovviamente sul fronte del Sì) e da chiarire quale metodo – escluse le primarie – potrebbe portare alla sua indicazione. Del Bono e il Pd, certo, possono “imporre” il nome agli alleati, ma in quel caso difficilmente potrebbero pretendere anche il vicesindaco. Per quanto riguarda, invece, gli esterni alla giunta, l’ipotesi di Alfredo Bazoli è decaduta ufficialmente con la sua elezione in Parlamento. Mentre rimane sul piatto il nome dell’ex presidente nazionale delle Acli Roberto Rossini.

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