Come vivere sotto una “Spada di Damocle” | 🟢 BRESCIA VISTA DALLA PSICOLOGA

Volge al termine il mese di ottobre, un mese particolare perché dedicato ad un tema molto  delicato e che riguarda moltissime persone: il cancro...

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Doriana Galderisi, opinionista BsNews

“Quando la vita ti mette in ginocchio, fai finta di allacciarti le scarpe”
frase attribuita a Julia Roberts

di Doriana Galderisi* – Volge al termine il mese di ottobre, un mese particolare perché dedicato ad un tema molto  delicato e che riguarda moltissime persone: il cancro.

In questo periodo dell’anno molte sono le iniziative dedicate alla prevenzione dei tumori, di tutti i tumori ma, in particolare, di quello al seno, che colpisce tante donne e di qualunque età. Grande impegno viene profuso anche per diffondere il messaggio di speranza, ovvero che dal tunnel oncologico si può uscire.

Sul territorio nazionale, così come a Brescia, sono tante le iniziative organizzate da diverse associazioni, riguardanti la prevenzione e la cura del tumore, spesso in collaborazione con le istituzioni sanitarie e non solo.

Una tra le tante, la più imponente (affiancata tuttavia da altre e iniziative diffuse in tutta la città), è la «Race for the Cure», la maratona benefica per sostenere le donne operate al seno, per la prevenzione e la ricerca organizzata da  Susan G. Komen Italia e che ha fatto tappa a Brescia domenica 9 ottobre, preceduta da due giorni di “Villaggio della Salute” in città, a Campo Marte, dove sono stati offerti servizi di informazione sui tumori.

Le attività tuttavia (e per fortuna!) proseguono tutto l’anno, per esempio con i consueti screening programmati del Servizio Sanitario: pap test, mammografia per le donne, mentre per gli uomini a Brescia ogni novembre l’associazione Mo4mo organizza una serie di iniziative a sostegno della prevenzione oncologica e della salute mentale maschile.

Tutto ciò è fondamentale per aiutare i pazienti oncologici, e/o le persone guarite, ad affrontare la cosiddetta “Spada di Damocle”, ovvero la paura della recidiva, il terrore più grande che affligge le persone malate di tumore.

La Spada di Damocle è un’angoscia che in generale è legata alla paura dell’arrivo improvviso di una minaccia nelle proprie vite. Il periodo in cui ci troviamo fa da cassa di risonanza a tale angoscia, perché è caratterizzato da grande incertezza e da enormi preoccupazioni per i problemi che si profilano nella vita di tutti noi (pandemia, guerra, crisi geopolitica ed economica) e che portano con sé la paura del futuro, di perdere il lavoro, timore che riguarda anche per chi, pur lavorando, non riesce a condurre una vita economicamente dignitosa, il cosiddetto fenomeno del working poor, del lavoro povero.

In un siffatto momento sociale, la percezione che il benessere, la ricchezza, la felicità, in alcuni casi il potere e la salute, siano precari, è una sensazione molto diffusa e più o meno latente in ciascuno di noi.

Ecco che, allora, si usa l’espressione “Spada di Damocle” che si rifà alla nota vicenda ambientata nella Taormina del IV secolo A. C.

Alla lussuosa corte del tiranno Dionisio viveva il cortigiano Damocle, che era solito adulare il tiranno. Quest’ultimo un giorno, stanco di quelle lodi, offrì a Damocle la possibilità di scambiarsi i ruoli. L’uomo naturalmente accettò. Allora Dioniso fece disporre per Damocle una grande tavolata imbandita di ogni leccornia. Durante il pasto Damocle, alzando lo sguardo, notò che sopra la sua testa pendeva una spada affilata, retta solo da un lungo e sottile crine di cavallo. Damocle si spaventò moltissimo, non riuscì più a godere del lusso che aveva a disposizione e, sentendo incombente la pesante minaccia, implorò Dionisio di concludere lo scambio che tanto aveva desiderato.

La leggenda della Spada di Damocle ci insegna come potere, ricchezza e benessere siano condizioni precarie, così come precaria è la nostra vita, ora più che mai, ora che vengono meno sicurezze e il progresso raggiunto ci appare addirittura distopico, cioè capovolto.

Provare il timore che qualcosa irrompa nelle nostre vite e che minacci la nostra quotidianità è dunque un sentimento che si può presentare “normalmente” in ogni persona. Ma quando possiamo dire che questa paura deraglia in un vero e proprio problema, in una patologia?

Il timore che ci cada, come si suol dire, una tegola sulla testa, o che un fulmine a ciel sereno danneggi la nostra vita, diventa una condizione patologica quando acquista caratteri di intensità tali da togliere serenità alla vita di tutti giorni, modificando qualitativamente gli stili di vita.

E tutto questo è ben noto a chi ha vissuto o ancora vive una malattia oncologica. Chi ha avuto o ha a che fare con la terribile diagnosi di cancro sa bene come la paura che la malattia peggiori o non se ne vada, oppure che impedisca di tornare come prima, in altre parole che tolga la normalità, può diventare così forte da perdurare nonostante una diagnosi di guarigione o anche dopo tanti anni. Un esempio di ciò è visibile in molti “long survivals” (cioè nei lungo “sopravvissuti”) i quali, nonostante abbiano visto debellare il tumore ormai da tempo, cioè superati i 5 anni, continuano a nutrire l’angoscia della recidiva.

L’angoscia di una ricaduta nella malattia oncologica, ovvero la “sindrome della Spada di Damocle”, si può presentare attraverso una serie di sintomi, che tra loro a volte possono apparire anche contraddittori, come per esempio il sottoporsi ad esami continui per tenere sotto controllo ogni minimo segnale lanciato dal corpo o, al contrario, l’evitare o rinviare ogni approfondimento analitico per paura di ricevere nuovamente una notizia infausta.

Tutto ciò è acuito dal fatto che i sintomi da Long Covid, ovvero tutta quella sintomatologia che perdura anche dopo aver superato la malattia da Covid-19, sono in buona parte simili a quelli di un organismo sottoposto a chemioterapia. Chi ha fatto questa terapia, infatti, così come chi ha contratto il Covid-19 in maniera aggressiva, si sente debole, stanco, con problemi di sonno, di attenzione, di memoria, di concentrazione (il cosiddetto effetto ‘chemo brain’, cervello chemio).

Tuttavia seppur con sintomi somiglianti, le due patologie sono ben diverse!

Per entrambe le malattie seguire un percorso psicologico di sostegno è fortemente consigliato. Lo sa bene l’Associazione Oncologica Bresciana che, per il mese di novembre, ha in calendario, alla casa di Ail Brescia (Associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma) intitolata ad Emilia Lucchini (in via Oberdan) gli “aperitivi con la psicologia”, ovvero momenti informali per pazienti e familiari, per parlare del ritorno alla vita dopo la cura (vita che deve riprendere in tutte le sue espressioni: lavoro, vita di coppia, sessualità, genitorialità, la socialità… ).

Queste occasioni professionali specialistiche sono di grande aiuto, perché, condividendo preoccupazioni, esperienze e convinzioni si riacquista pian piano sia un senso di identità sia la percezione dello scorrere della vita.

Ma come affrontare al meglio la “sindrome della Spada di Damocle”, ovvero la paura della recidiva?

Vi sono una serie di indicazioni utili per riprendere in mano le redini della propria vita.

Eccone alcune:

1- Circondarsi di sostegno familiare e affettivo.

Le persone che stanno a fianco dei pazienti oncologici devono, da un lato, dare il proprio sostegno, garantire la presenza e la solidarietà, ma anche, dall’altro, rispettare i silenzi o la censura del tema malattia. Se ne può parlare solo se è la persona direttamente interessata dal problema a volerlo. Questo perché nella “sindrome della Spada di Damocle” vi è la cosiddetta ‘ansia anticipatoria’, che porta a vivere come incombenti problemi che potrebbero manifestarsi in futuro ma che potrebbero anche non presentarsi. Quindi è proprio il caso di, come dice il proverbio, “non svegliare il can che dorme!”

2- Usare gentilezza e premura ma non eccedere con l’umorismo o l’atteggiamento scherzoso.

È importante che la persona che sta lottando contro la malattia sia circondata da atteggiamenti rispettosi e delicati, e l’eccesso di umorismo, a volte, può risultare non positivo. Lo scherzo e la battuta possono essere positivi nei casi dei piccoli pazienti oncologici ma, nel caso degli adulti, questo atteggiamento può invece essere colto come inadeguato e frutto di banalizzazione, non comprensione o, addirittura come mancanza di rispetto. Ricordiamo che la persona malata è in una posizione di grande vulnerabilità non solo fisica ma anche psicologica e una delle dinamiche più destabilizzante è la perdita di possibilità di controllo della direzione del proprio esistere, aspetto, quest’ultimo, da tenere ben presente nel rapporto con il malato.

3- Aiutare le altre persone che hanno vissuto, o stanno vivendo, una situazione simile.

Per chi ha un tumore, o lo ha avuto, mettere la propria esperienza al servizio degli altri ammalati è spesso un balsamo potente per gestire le proprie paure. Gli studi sull’altruismo e sul volontariato concordano nell’evidenziare come chi aiuta gli altri ricava una percezione di maggior benessere.

4- Fare leva sui progressi della scienza e sui dati sempre più confortanti.

La ricerca sui tumori prosegue senza sosta e progredisce, in termini di conoscenza approfondita sia del tumore stesso sia delle terapie e delle cure preventive. Secondo i dati pubblicati dall’Associazione Italiana Oncologia Medica e dall’Associazione Italiana dei Registri Tumori, in Italia la sopravvivenza al tumore è notevolmente aumentata per entrambi i sessi, così come la qualità della vita dei pazienti post tumorali  risulta migliorata.

A questo punto vale proprio la pena di citare Woody Allen che sostiene che, al giorno d’oggi “Le parole più belle che uno possa desiderare di sentire non sono più: ‘Ti amo’, ma: ‘Non si preoccupi, è benigno!”.

Ma se così non fosse, è opportuno ricordare le parole di Oswald Theodore Avery che ci ricordano che “ogni volta che cadi, raccogli qualcosa”.

Grazie come sempre per l’attenzione, ci ritroviamo tra 15 giorni.

CHI E’ DORIANA GALDERISI?

Doriana Galderisi è padovana d’origine e bresciana d’adozione: lavora nel campo della psicologia da più di 27 anni con uno studio in via Foscolo, a Brescia. Esperta in: Psicologia e Psicopatologia del Comportamento Sessuale Tipico e Atipico, Psicologia Criminale Investigativa Forense, Psicologia Giuridica, Psicologia Scolastica, Psicologia dell’Età Evolutiva, Neuropsicologia. Esperta in psicologia dello sport iscritta nell’elenco degli psicologi dello Sport di Giunti Psychometrics e del Centro Mental Training. E’ inoltre autorizzata dall’ASL di Brescia per certificazioni DSA (Disturbi specifici di Apprendimento). E’ iscritta all’Albo dei CTU, all’Albo dei Periti presso il Tribunale Ordinario di Brescia e all’Albo Esperti in Sessuologia Tipica e Atipica Centro “il Ponte” Giunti-Firenze.

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