🔻 Lady Mary Wortley Montagu: passa anche da Brescia la sua colta energia | 🔺DAL GRUPPO G9

Il nome di Lady Mary Pierrepoint, più nota con il cognome del marito, Wortley Montagu, è legato alla nostra città; nel 1746, infatti, è trattenuta con l’inganno per ben due mesi in piazza del Foro, nella dimora di famiglia del conte Ugolino Palazzi, suo interessato cavaliere servente, sotto la gentile ma occhiuta sorveglianza della madre dello spiantato aristocratico bresciano, Giulia Fenaroli

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Lady Mary Wortley Montagu, immagine da gruppo G9

di CLAUDIA SPEZIALI* Il nome di Lady Mary Pierrepoint, più nota con il cognome del marito, Wortley Montagu, è legato alla nostra città; nel 1746, infatti, è trattenuta con l’inganno per ben due mesi in piazza del Foro, nella dimora di famiglia del conte Ugolino Palazzi, suo interessato cavaliere servente, sotto la gentile ma occhiuta sorveglianza della madre dello spiantato aristocratico bresciano, Giulia Fenaroli.                                                                                  Mary Pierrepoint, primogenita del Duca di Kingston-upon-Hull e di Mary Fielding, contessa di Dembigh, nasce nel 1689; orfana di madre a quattro anni e trascurata dal padre, fino ai sedici anni si dedica allo studio di latino, greco, italiano e francese, per darsi poi alla vita mondana. Nel 1712, contro il volere paterno, sposa in segreto Edward Wortley Montagu e trascorre i primi anni di matrimonio in isolamento nella tenuta di campagna del marito.

Nel Settecento la gioventù aristocratica inglese di solito completa la propria formazione culturale con il Grand Tour, che ha come meta privilegiata e saliente proprio l’Italia; le donne però sono escluse da quest’esperienza, a meno di viaggiare al seguito di un uomo. Anche Lady Mary inizia a viaggiare con il marito, nominato ambasciatore a Istanbul nel 1716, ma in seguito viaggerà da sola. Nella città turca la nobildonna resta fino al rientro in Inghilterra, nel 1718. Usi e costumi dell’impero ottomano e minuziose descrizioni geografiche dei luoghi attraversati durante i viaggi di trasferimento da e per Londra costituiscono i temi principali delle Turkish Embassy Letters, fonte di ispirazione per molte scrittrici viaggiatrici di epoche successive e per gli orientalisti e prima opera laica di una donna sull’Oriente musulmano.

Durante la sua permanenza nell’Impero ottomano, Lady Mary è testimone della pratica dell’inoculazione contro il vaiolo nota come variolazione, da lei definita “innesto” in molte sue lettere, consistente nell’introduzione di virus vivi, presi dal pus raccolto dalle pustole del vaiolo in casi lievi della malattia, in una scarificazione della cute di individui sani, per promuovere l’immunità verso la malattia. Il fratello di Lady Montagu era morto di vaiolo nel 1713 e lei stessa ne era stata deturpata nel 1715, perciò, ansiosa di proteggere i figli, fa inoculare nel marzo 1718 il figlio di quasi cinque anni e nel 1721, tornata in Inghilterra, la figlia, in occasione di una epidemia di vaiolo. Sfidando le convenzioni sociali la nobildonna promuove la variolazione in Inghilterra, ma incontra una tenace resistenza dei medici, poco fiduciosi in una pratica appartenente alla tradizione popolare di un Paese orientale, per di più proposta da una donna. Lady Mary, tuttavia, riesce a convincere le autorità inglesi a far inoculare nel 1720 i prigionieri del carcere londinese di Newgate, dal proprio medico di famiglia, Charles Maitland, che innesta intanto anche i figli del futuro re Giorgio II. Il celebre clinico londinese Richard Mead nel 1721 inocula il pus vaioloso in sette condannati a morte. Tre anni dopo, la tecnica raggiunge l’America e ancora nel 1725 è applicata a Mosca alla corte di Caterina di Russia. Intanto in Germania il re di Prussia, Federico Guglielmo I, chiama Maitland a inoculare il giovane principe Federico, futuro Federico II, unitamente ai fanciulli delle nobili famiglie di corte. In Austria si pre-immunizzano i figli di Maria Teresa. Voltaire loderà Lady Mary per avere tentato di introdurre in Occidente la variolazione e, alla fine del Settecento, Edward Jenner, proprio a partire da questa pratica, svilupperà il metodo della vaccinazione.

Nel 1739 Lady Mary lascia il marito, per seguire il padovano Francesco Algarotti e va a vivere all’estero, mantenendo una cordiale e affettuosa corrispondenza con il consorte, benché i due non si rivedano più. Fino al 1745 la nobildonna si divide tra Italia, Svizzera e Francia; nel 1746, dopo l’epilogo deludente della relazione con il letterato padovano, si trasferisce nuovamente in Italia e ritorna in Inghilterra solamente dopo la morte del marito. Le sue numerose lettere alla figlia risalgono a questo periodo di soggiorno all’estero. Nel 1746 segue il conte bresciano Ugolino Palazzi, nobile squattrinato e violento, che non si fa scrupolo di spillarle denaro a tutto spiano, con ogni mezzo, compreso il furto, e che le impedisce di organizzarsi una vita autonoma. La nobildonna inglese soggiorna dieci anni a Brescia e in luoghi e ville della provincia, essendo sempre trattenuta da Palazzi con pretesti vari da recarsi a Venezia, come desidererebbe, e riesce a trasferirsi nella città lagunare solo nel 1756. Non è facile valutare la sua influenza sul tessuto intellettuale bresciano, tuttavia, non sfuggono al cardinal Angelo Maria Querini e alla sua cerchia né la modernità, né il valore della sua riflessione, tanto che decidono di riservarle un’intera sezione della nascente biblioteca cittadina. Si tratta di una decisione che non ha seguito poiché non esistono ancora in quel momento volumi editi dell’autrice, benché Querini stenti a crederlo. La fama come autrice arride a Lady Mary solo dopo la morte, poiché  prima la sua vasta e varia produzione era circolata in forma prevalentemente manoscritta e solo all’interno dell’élite intellettuale di cui lei stessa era parte, e arriva proprio con la pubblicazione, senza il benestare della famiglia,  nel 1763 dei tre volumi delle Turkish Embassy Letters.         

Lady Mary riesce periodicamente a interrompere la sua forzata reclusione con soggiorni in quello che lei, nelle lettere alla figlia, definisce “straordinario punto della Terra”, tra il lago d’Iseo, le terme di Lovere e i monti circostanti, tanto da essere definita la «scopritrice» del lago d’Iseo come meta di villeggiatura. La nobildonna si reca per la prima volta a Lovere nella primavera del 1749 su consiglio del medico, dopo essere stata colpita dalle fortissime febbri malariche diffusesi nella campagna bresciana, vi fa ritorno per lunghe villeggiature negli anni successivi e vi acquista perfino una casa.

Questa donna brillante, colta, protofemminista, scrittrice e grande viaggiatrice si lascia sostanzialmente plagiare da un giovane uomo senza scrupoli fino a che, anche su sollecitazione di Francesco Algarotti, Ugolino Palazzi, insieme ai suoi tre fratelli maschi, non è bandito dalla Serenissima per la condotta violenta e i ripetuti reati, nel 1760. Lady Mary parte da Venezia nel settembre 1761 e raggiunge Londra nel gennaio successivo; a metà giugno 1762 le si manifesta un cancro al seno, che ne causa la morte il 21 agosto 1762. Pare che le sue ultime parole siano state: «È stato tutto molto interessante». Il giorno successivo è sepolta nella cappella Grosvenor, vicina a Grosvenor Square, e dopo la sua morte le è eretto nella cattedrale di Lichfield un cenotafio, come  riconoscimento per aver introdotto l’inoculazione contro il vaiolo in Inghilterra.

*L’AUTRICE DELL’ARTICOLO: CLAUDIA SPEZIALI


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