Valsabbina, il Comitato dei piccoli azionisti chiede l’assemblea

Bizioli: “Non ci rispondono da settimane, ma non si nascondano dietro alla burocrazia: gli azionisti risparmiatori voglio sapere quali sono le strategie della banca”

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L'ultima assemblea dei piccoli azionisti di Banca Valsabbina - 2 dicembre - www.bsnews.it
L'ultima assemblea dei piccoli azionisti di Banca Valsabbina - 2 dicembre - www.bsnews.it

A febbraio le azioni di Banca Valsabbina hanno perso ancora un euro di valore, passando da 7 a 6 euro. E se l’istituto di credito tace, numerosi piccoli risparmiatori della Valsabbia – ma non solo – chiedono nuovamente un’assemblea per discutere delle prospettive dell’istituto di credito.

Un coro che nelle scorse settimane il Comitato Soci Banca Valsabbina – gruppo spontaneo di azionisti nato attorno alla convinzione che sia necessaria maggiore trasparenza – ha tradotto nella richiesta ufficiale di convocazione dell’Assemblea dei soci per poter “affrontare, in modo serio e costruttivo prima della discussione sul bilancio di esercizio 2016, le politiche di sviluppo e di crescita economica e societaria della banca”.

“Spiace dover rilevare”, sottolinea a nome del Comitato il commercialista Aurelio Bizioli, “che gli organi direzionali di Valsabbina ritengono di non dover neppure rispondere alla richiesta, probabilmente forti di regole statutarie che blindano le assemblee imponendo la richiesta di migliaia di firme autenticate per la convocazione. A nostro parere l’uso del formalismo giuridico non è una dimostrazione di forza ma, viceversa, una dimostrazione di debolezza che peggiora i rapporti fra banca e soci, facendo venir meno proprio il significato di banca popolare e di partecipazione dei soci”.

Parole a cui faranno seguito ben presto nuove azioni. Il Comitato, infatti, promette battaglia su tutti i fronti. La prossima mossa sarà quella della consultazione del libro soci. Ma la battaglia – promettono i piccoli azionisti – proseguirà fino all’assemblea per il rinnovo del consiglio di amministrazione. “Se la banca è dei soci è un diritto dei soci riunirsi nella sede idonea per determinare progetti e programmi. Prima o poi quel momento deve arrivare”, conclude Bizioli, “noi e tutti gli azionisti risparmiatori delusi dai comportamenti della Banca saremo presenti all’appuntamento”.

Nel frattempo sui vertici della banca incombe la questione delle indagini in relazione al crac Carife.

L’ANDAMENTO DELLE AZIONI A FEBBRAIO

Anche il mese di febbraio si è chiuso negativamente per gli azionisti risparmiatori di Banca Valsabbina che, dopo un timido segnale di ripresa nel mese di dicembre con il prezzo dell’azione a 7 euro, registrano un valore in riduzione a 6,00 euro nell’ultima seduta del 24/02/2017. “Si deve inoltre rilevare – si legge nella nota del comitato – che più del 50% degli scambi azionari del 2017 vedono protagonista la banca stessa con un riacquisto diretto dei titoli in vendita evidentemente finalizzato al tentativo di mantenere stabile il prezzo. In questi otto mesi di quotazione sul mercato HI-MTF sono state scambiate 1 milione e 146 mila azioni ad una quotazione media di 5,81 euro; 392 mila sono però le azioni acquistate direttamente dalla banca. Certo non aiuta a risolvere il problema – attacca ancora il comunicato – la quotazione su un mercato azionario di difficile interpretazione nelle sue dinamiche di formazione del prezzo e con scarsa presenza di altri titoli azionari quotati (solo cinque società di cui due ferme al 2013 ed una a luglio 2016)”.

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18 COMMENTI

  1. Bene , spero vivamente che il comitato raccolga tante adesioni per riuscire ad imprimere una svolta nella gestione della BCV . Personalmente mi impegnerò nel sollecitare gli azionisti a sostenere massicciamente il comitato

  2. Stiamo scivolando di nuovo verso il basso, oggi siamo a 5,90. Che cosa si aspetta ad intervenire ? O almeno a spiegare con quali prospettive si pensa di recuperare la fiducia dei soci, che faticano a credere in un recupero a 9 – 10 euro. CdA, se ci sei, batti un colpo.

  3. Quelli che contestano sbagliano tutto. Sul Corriere della Sera di ieri c’era un bell’articolo: Valsabbina, banca in espansione a misura di famiglia e impresa.
    Veramente interessante e prodigo di valutazioni positive sulla banca.
    Peccato che si trattasse di una comunicazione pubblicitaria a cura del venditore di pubblicità del giornale.

  4. Il valore delle azioni ha ripreso a scendere, ma a quanto devono arrivare perché gli amministratori della banca si degnino di parlare con i soci?

  5. Scendono perchè le persone che le hanno comprate a Dicembre 2016 al prezzo di 4,60€ hanno avuto una plusvalenza (cioè un guadagno) e quindi ora si portano a “casa” il rendimento.

    Pensate se aveste investito 20.000 euro a dicembre a 4,60.
    Quando sono arrivate a 7, il controvalore era diventato 30.429. Quindi un guadagno di +10.429 in un solo mese.

    I piccoli risparmiatori, che hanno paura e non vorrebbero la discesa, sono cosi i primi a sostenerla in quanto alimentano il mercato delle vendite.

    • Quando venne abbandonata la quotazione minima a 18 euro, non credo che la banca volesse agevolare il gioco degli speculatori, ma questo sembra invece se non l’unico il più evidente risultato del mercato Hi-mtf. Tanto varrebbe allora trasformare la cooperativa in spa, almeno si potrebbe sperare nella fine di questa agonia.

      • Agonia forse non è la parola esatta perchè, come ripeto da sempre, una cosa è il valore (11 euro quello oggi stimato per la BCV) altro è il prezzo di mercato che è fatto appunto da chi vi opera, in primis come noto gli speculatori e i trader. Il problema soprattutto è quello della evidente incapacità o incompetenza di amministratori e management nel gestire prima durante e dopo la quotazione sul mercato Hi-mtf. Quindi, gravi problemi di analisi, pianificazione e controllo strategico: quanto basta altrove per far saltare poltrone, poltroncine e strapuntini. Ed invece…si galleggia.

        • Parli di incapacità, incompetenza e gravi problemi di analisi,pianificazione e controllo strategico..

          La scelta del nuovo mercato era una scelta obbligata e ogni settimana (come riportato sulla pagine della banca) vengono inserite in acquisto numerose azioni con il proprio fondo interno. Quindi la banca vorrebbe sostenere il prezzo ma, finchè ci sono i soci che inseriscono prezzi a -20% del valore, è obbligata la discesa.

          Per farla salire basterebbe anche solo 1 azioni scambiata a +20% del prezzo attuale, ma ovviamente il continuo lamento italico sovrasta l’intelletto.

  6. Se la scelta del mercato HI-MTF era obbligatoria mi spieghi dove è stato scritto questo obbligo.
    Vero che la banca dopo anni in cui ha sostenuto che il prezzo delle azioni non sarebbe stato diminuito non è riuscita a reggere le richieste di vendita.
    Ma questo è successo proprio perchè per anni si sono proposte le azioni come titolo di risparmio e non di rischio.
    Il mercato HI-MTF è così trasparente che ci sono quotate solo due banche e che non si vedono gli ordini complessivi di acquisto e vendita.

  7. Dopo aver letto questo ponderoso saggio, e non essere comunque riuscito a leggervi l’obbligo di utilizzare proprio il mercato Hi-mtf che tanto male ci sta facendo, continuo a chiedermi, visto che di obbligo si continua a parlare, come mai solo due banche in tutta Italia lo utilizzano per la negoziazione delle proprie azioni: forse che tutte le altre banche non quotate in borsa sarebbero fuori legge, visto che se ne fregano di questo obbligo ? Non sarebbe più onesto ammettere che una scelta alternativa non solo era possibile ma forse avrebbe potuto risultare anche meno devastante ?

  8. Concordo con Arturo, dopo otto mesi di quotazione sul mercato di proprietà di HI-MTF SIM SPA, e cioè di un servizio privato dove nessuno poteva obbligare la banca a quotarsi, i risultati sono evidenti.
    Su questo mercato sono quotate 5 banche, due ferme al 2013, una al 2016 e solo unì’altra, oltre a Valsabbiana, attiva nel 2017. Ma si tratta di uno dei proprietari del sistema.
    Nel frattempo le azioni di Valsabbina sono ridiscese.
    Già che parliamo di MIFID, sono quelle direttive che richiedono che chi vende titoli finanziari accerti la reale conoscenza ed attitudine al rischio di chi sottoscrive l’acquisto?

  9. Ma tu ce li vedi i poveri cristi nelle filiali che, prima di raccogliere gli ordini titoli, si affannano sui testi di diritto bancario per verificare attentamente il profilo di rischio dei clienti? Suvvia …

    • Passaggio importante. La “profilatura dei clienti” è uno dei capisaldi della direttiva MIFID: si tratta di un obbligo di informazione e trasparenza al quale ogni cliente che operi sui mercati mobiliari non già può, ma deve essere sottoposto dagli operatori di banche ed intermediari finanziari abilitati. La compilazione dei questionari “di profilazione” è (o meglio sarebbe…) un momento importante per far capire prima ai clienti cosa significhino i parametri cardine che sono: rischio, redditività e liquidabilità (orizzonte temporale) degli investimenti che metteranno in atto. Nella realtà succedono spesso due cose. Prima: durante la compilazione del questionario i clienti possono essere “guidati” oppure peggio ancora “manipolati” dall’operatore che hanno difronte e portati ad una scelta ben lontana da quella che vorrebbero in realtà. Seconda: le operazioni si fanno comunque e a prescindere. Se anche il cliente sceglie e sottoscrive un profilo a basso rischio, ma gli si “vuol vendere” per esempio delle obbligazioni subordinate (tipo Banca Etruria, per capirci…) basta tirare fuori da un cassetto e far firmare un modulo di esecuzione comunque dell’operazione “pur non rispondente in termini di adeguatezza” e così la responsabilità cade sul cliente ignaro. Entrambe le situazioni sono quanto io penso, e dico da tempo, si dovrebbero semplicemente accertare anche nel caso della BCV e dei suoi operatori di Filiale nei rapporti con gli acquirenti delle azioni. Operazioni da verificare una per una tra venditore e compratore: niente di più e niente di meno. Soprattutto niente di straordinario ma che costituisce prove provate della corretezza o meno delle prassi operative previste dalla legge e dalla normativa vigente.

  10. La sollecitazione che pone è molto seria: quanti pensionati risparmiatori hanno effettivamente compreso le spiegazioni che dovrebbero essere state fornite quando hanno investito la maggior parte (se non tutti) dei loro risparmi in azioni della banca da funzionari della banca stessa?

    • Ok.. ma quanti pensionati e risparmiatori che vogliono investire tipo 20.000€ al giorno d’oggi, appena sentono i tassi che girano, non accettano di prendere cosi poco?
      Forse perchè sempre abituati a prendere cedole alte come in passato?
      Questi sono i primi che poi accettano di fare cose più rischiose..

      Dai ne.. non diamo sempre la colpa agli altri, che la testa per decidere l’abbiamo noi clienti..

      • Il problema è esattamente quanti sanno cosa stanno facendo ed acquistando in termini di rischio. E l’informazione corretta e trasparente (almeno questa: basso = rischio basso rendimento certo, alto rischio = alto rendimento possibile) deve darla chi opera a contatto con gli investitori. Purtroppo molti promettono cose non vere, cose che si sa di non poter mantenere, e quasi mai tenendo conto che, anche con piccoli capitali, la diversificazione, doverosa e sempre possibile, va rigorosamente perseguita. La testa per decidere viene dopo…le informazioni che si ricevono.

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